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Fermento vittoriano Film, mostre, libri: la cultura nel segno della "Victorian age"
Dilagante e contagiosa. La passione per la "Victorian age" è un filo conduttore così tentacolare da diventare fenomeno di costume. Filtra dai temi di mostre di successo, dai soggetti di film che fanno il pieno al botteghino e dal mondo dell'editoria, che risponde con romanzi ambientati in quell'affascinante Ottocento inglese ricco di opulenza e di mistero.
Il richiamo è partito dal mondo dell'arte. Una vasta retrospettiva dedicata a quell'epoca è partita qualche mese fa a Londra e ora è approdata a New York: si tratta della mostra "Exposed - the Victorian nude", al Brooklin Museum fino al 5 gennaio 2003. Lunghe file per i newyorkesi che vogliono vedere i 150 lavori esposti tra dipinti e sculture di sensuali nudi vittoriani, che dal 1830 in poi sono diventati i temi dominanti dell'arte inglese.
Al revival vittoriano nelle sale dei musei fa eco quello celebrato nel mondo del cinema. Tratto dal romanzo di Antonia Byatt, il film "Possession" con Gwyneth Paltrow e Aaron Eckart (regia di Neil LaBute) ha fatto il pieno nelle sale americane e da quando è arrivato in Italia trascina il pubblico anche da noi. La magia del film è racchiusa nel romanticismo dell'era vittoriana, raccontata attraverso gli amori proibiti e clandestini di due poeti , Randolph Henry Ash e Christabel LaMotte, oggetto di studio di due ricercatori contemporanei (il professore americano Roland Michell e la studiosa Maud Bailey), che finiscono per innamorarsi a loro volta. Come ha scritto il New York Times, è l'idea dei due amori paralleli - uno ai tempi della regina Vittoria e uno ambientato oggi - a spiegare il successo della pellicola.
Sempre sull'onda del revival si spiega il successo di un romanzo che porta indietro nel tempo, al 1874: "The Crimson Petal and the White" di Michel Faber. Ambientato nella Londra vittoriana, il libro di 833 pagine è subito balzato ai vertici delle classifiche dei bestseller. Racconta la vita e i peccati di una prostituta disinibita decisa a scalare la società inglese: in Italia lo pubblicherà Einaudi nel 2003. Un altro successo legato al vittorianesimo è quello di "Quando cadono gli angeli" della scrittrice inglese Tracy Chevalier (editore, Neri Pozza), ispirata per il suo ultimo lavoro al cimitero vittoriano "Highgate Cemetery" e dall'atteggiamento che avevano all'epoca nei confronti della morte. Anche il giornalista inglese Matthew Sweet scrivendo "Inventing the victorians" ha cercato di spazzar via lo stereotipo sui vittoriani conservatori e repressi. Meglio forse ricordarli come fa la Chevalier, "avventurosi e fantastici amanti".
17
dicembre
2002
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Bush-Vittoria |
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Già il nome della regina, Vittoria, sembrava fatale al suo grandioso destino. Alcuni attenti osservatori si sono spinti a individuare degli accostamenti tra il suo regno e l'America di oggi di George W. Bush. Un quarto della popolazione del mondo era governata dalla regina nell'ambito dell'impero britannico che arrivava fino all'Africa, all'India e all'estremo Oriente. Gli inglesi, forti della maggior potenza militare esistente, sentivano il "dovere" di civilizzare il mondo, atteggiamento che in parte li avvicinerebbe agli americani. Lo sfarzo, l'opulenza, il bello, il senso di grandeur dei britannici di allora corrispondono proprio alle certezze che mancano e a cui si aspira oggi, soprattutto dopo i tragici attentati dell'11 settembre. |
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