|
Welfare all'italiana La "missione" del sottosegretario Sestini: pochi soldi e centinaia di associazioni per aiutare i disabili
Abbiamo chiesto al sottosegretario al Welfare, Grazia Sestini, quali sono le iniziative che il governo intende portare avanti nei prossimi mesi. Quali i principali provvedimenti in cantiere? L'obbiettivo è utilizzare questo anno per apportare alcune piccole modifiche legislative. Alcune le abbiamo fatte in Finanziaria, togliendo alle persone affette dalla sindrome di Down l'obbligo della revisione annuale, vorremmo estendere questa esenzione a tutte le disabilità genetiche. Vorremmo quindi estendere ai genitori dei bambini che sono in chemioterapia e in radioterapia le stesse agevolazioni che hanno i genitori di bimbi disabili. Qualche perplessità l'abbiamo sulla estensione ai familiari di portatori di handicap gravi delle stessa agevolazoni che la legge prevede per i portatori di handicap: in sostanza la possibilità di andare in pensione 5 anni prima. Su questo ho molte perplessità. Perché scaricare ancora una volta sulle pensioni un problema che non è pensionistico? E poi non credo che andare in pensione prima risolva il problema: probabilmente no, perché il problemi dell'uno si sommeranno ai problemi dell'altro. L'idea è invece di impegnare queste risorse per costruire uin sistema di servizi che sia più rispondente ai bisogni. C'è poi il ddl del ministro Stanca sulla accessibilità dei siti internet. Il provvedimento è stato presentato, ma non formalizzato.
E le barriere architettorniche? Ancora tutto fermo? Al più presto bisognerà anche verificare l'applicazione della legge suelle barriere architettoniche. È vero che negli ultimi due anni non è stata rifinanziata da Regioni e Comuni, ma credo che sia anche loro interesse verificare nei due anni precedenti se e come sono stati impiegati questi soldi. Questa è una partita importante: la mia impressione è che siano stati spesi dei soldi per costruire spesso cose inutilizzate.
Ci parli della forte adesione al bando del suo Ministero centrato sulle necessità di informazione e comunicazione del mondo dei disabili... Abbiamo fatto un bando cofinanziato dalla Ue e dal governo italiano rivolto a pubbliche amministrazioni e associazioni per un totale di 1 milione e 600mila euro. Lo dico con soddisfazione e con rammarico. Con rammarico perché non riusciremo a finananzarli tutti e con soddisfazione perché ci sono giunti la bellezza di 1.800 progetti. Esiste in Italia una disponibilità inaspettata da parte di tutti: dai piccoli comuni di montagna, che si sono messi insieme per elaborare un progetto sulla mobilità, alle grandi associazioni. C'è una grande attenzione su questi temi e una grande capacità progettuale, un desiderio di innovazione soprattutto nel campo della comunicazione.
Abbiamo qualcosa da imparare da altri paesi europei? Sì, c'è qualche paese che sul discorso delle barriere può essere più all'avanguardia di noi. Ma bisogna distinguere tra essere all'avanguardia tecnicamente e culturalmente. Mi spiego: la Germania è un paese che ha investito molto nella integrazione con i disabili, ma la Germania ha ancora le scuole speciali, non favorisce l'integrazione come abbiamo fatto noi. Personalmente preferisco avere un marciapide di più e i bimbi disabili alla scuola di tutti. Oppure 40 mila disabili inseriti al lavoro con la legge 68. Nei paesi nordici vige al mentalità diffusa del Welfare State, da noi abbimo fatto la scelta di far servire i servizi dalle associazioni stesse e dalle associazioni dei disabili. Nella formula delle nostre cooperative sociali il disabile è co-protagonista, socio della cooperativa. La sua partecipazione al mondo del lavoro è una partecipazione attiva e da protagonista.
1
aprile
2003
|
|