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Per un futuro migliore Il volontariato può servire ad abbattere il muro dell'indifferenza. Parola di Maria Grazia Galasso
dal nostro inviato ad Alessandria
«I problemi e le difficoltà che i disabili devono affrontare quotidianamente sono tantissime. Siamo poco rispettati, subiamo episodi di inciviltà e ci sentono spesso emarginati. Ma affrontare la questione handicap in Italia non è facile». A parlare è Maria Grazia Galasso, 42 anni, di Alessandria, che, dopo un incidente stradale che vent'anni fa le ha cambiato la vita, ha deciso di impegnarsi nel mondo del volontariato con «l'intento di rimuovere la crosta di non conoscenza e di indifferenza che la gente nutre nei confronti dei portatori di handicap».
Sei riuscita ad abbattere il muro della diversità? La nostra società ha bisogno di scuotersi dal torpore che relega i disabili ai margini della convivenza civile. Non devono esistere cittadini di serie "A" e "B", c'è il dovere della giustizia distributiva. Le soluzioni per far cadere questa barriera, che separa i "sani" dai malati e dai disabili, non sono facili.
Tu cosa hai fatto per vincere l'indifferenza e l'emarginazione? Una volta "elaborato" il trauma dell'incidente, ho deciso di buttarmi nel volontariato per promuovere l'accoglienza e l'integrazione nella vita sociale dei portatori di handicap. Sono entrata così a far parte di Idea, un'associazione alessandrina a favore dei disabili e come prima cosa ho creato un gruppo sportivo per portatori di handicap. Ad Alessandria non esisteva ancora e i giovani disabili non erano a conoscenza della possibilità di praticare sport. È stato invece impossibile disporre di mezzi pubblici accessibili a tutti al posto di pulmini ad hoc per noi. Mi sono dovuta infatti scontrare con le famiglie stesse dei portatori di handicap. Solo ora i disabili iniziano a prendere coscienza della loro libertà e vogliono uscire di casa, muoversi e viaggiare.
Cosa ti aspetti da questo Anno europeo? Credo che servirà soprattutto a sensibilizzare l'opinione pubblica. Ma indire un anno europeo sul mondo della disabilità non è positivo, significa che i disabili rappresentano ancora un problema per la società.
Le istituzioni fanno abbastanza per voi? Nel nostro Paese le leggi a favore dei portatori di handicap sono veramente interessanti. I nodi problematici su cui lavorare però non mancano. Bisognerebbe puntare sulla ricerca scientifica, la prevenzione, la rieducazione funzionale, l'inserimento scolastico, l'integrazione economica, l'integrazione sociale e l'inserimento lavorativo. Senza sottovalutare anche la formazione professionale, l'accessibilità e la mobilità. Le leggi però non bastano.
Quali problemi ti sentiresti di segnalare? Un'assistenza medica qualificata si trova solo in paesi come Francia e America. In Piemonte, ad esempio, esiste una sola unità spinale, a Torino, con 20 miseri posti letto. Bassa anche la qualità della vita: cinema, bar, negozi e mezzi di trasporto pubblici ci sono quasi totalmente preclusi. Tra le altre cose non ci è permesso noleggiare un'auto, cosa invece possibile negli Stati Uniti. Difficile anche trovare un'abitazione senza barriere architettoniche. Bisogna poi fare salti mortali per vivere con la pensione d'invalidità e l'accompagnamento: senza la possibilità di lavorare saremo sempre più un peso per la società. Ma devono essere le istituzioni a darci una mano.
Come riuscire allora a condurre una vita normale? Lottando. Io devo molto alla mia famiglia, a mia madre e ai miei fratelli che mi hanno dato al forza di superare questa situazione e di diventare una persona autonoma e indipendente. I problemi però non mancano.
1
aprile
2003
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