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GUERRA ALL'IRAQ 
Bush: «Guerra lunga e difficile». Le reazioni

Prime ore di guerra. Da Sofia a Tokio, tra i sostenitori dell'intervento, e da Stoccolma a Pechino, tra chi lo condanna

Fallito il tentativo di una guerra lampo, Bush ha dovuto ammettere, nel suo ultimo intervento in televisione, che «la guerra potrebbe essere più lunga e difficile del previsto». Gli ha fatto eco il ministro britannico della difesa Geoff Hoon che ha ribadito gli stessi concetti in un suo intervento ai Comuni. Dunque cambio di prospettive, se si fa salva l'ipotesi dell'ultima ora che prevede per le 18 odierne l'inizio dell'attacco massiccio che dovrebbe, nell'arco di 72 ore, travolgere le difese irachene e sconfiggere il raìs.

Questo imprevisto momento di stasi nelle operazioni militari ha dato visibilità alle reazioni internazionali all'attacco anglo-americano in Iraq, che riscuote nel mondo più condanne che appoggi. Queste le reazioni, nelle più importanti capitali, all'annuncio fatto stamane alle 4.15 dal presidente degli Stati Uniti George W. Bush dell'inizio della “campagna per liberare l'Iraq”.

PARIGI: il presidente Jacques Chirac si dice convinto che la guerra «sarà carica di conseguenze per il futuro». Al contempo auspica che le operazioni siano «le più rapide possibile e facciano meno vittime possibile».
PECHINO: la Cina chiede «la fine immediata delle operazioni militari contro l'Iraq». Dichiara pure che si tratta di una «violazione dello Statuto delle Nazioni Unite e delle norme di base che regolano la vita della comunità internazionale».
MOSCA: in attesa del discorso che il presidente Vladimir Putin deve fare oggi alla nazione sull'Iraq, il governo russo esprime «rammarico» per il ricorso alle armi.
BRUXELLES (UE): «Le relazioni transatlantiche - dice il presidente di turno dell'Ue, il ministro degli esteri greco Ghiorgos Papandreou - stanno attraversando una crisi importante». Per il presidente dell'Europarlamento Pat Cox «ci troviamo in una fase nuova e pericolosa». Il commissario Ue alle relazioni esterne Chris Patten parla di «situazione drammatica».
CITTÀ DEL VATICANO: per il cardinale Roberto Tucci l'attacco Usa «è una sconfitta della ragione e del Vangelo», mentre il cardinale Pio Laghi, già inviato dal Papa dal presidente Bush per dissuaderlo dalla guerra, riferisce di essere «angosciato dal fatto che da un lato Saddam citi Allah e dall'altro si dica 'Dio benedica l'America».
BERLINO: il cancelliere Gerhard Schroeder dichiara che «la guerra è sempre la sconfitta della politica». Per il ministro degli esteri Joschka Fischer «è la peggiore delle soluzioni».
MADRID: il ministro degli Esteri Ana Palacio puntualizza che la Spagna «non è in guerra, bensì partecipa a un'operazione contro un governo che ha disatteso obblighi internazionali».
SOFIA: «Saddam - dice il ministro degli esteri bulgaro - ha costretto la comunità internazionale all'uso della forza».
BUDAPEST: secondo il governo ungherese «per disarmare Saddam non c'era ormai altra scelta che il ricorso alla forza».
HELSINKI: il governo della Finlandia condanna come «deplorevole è l'azione bellica senza un mandato Onu».
BRUXELLES: per il premier belga Guy Verrhofstadt «la guerra è un prezzo troppo alto da pagare per disarmare Baghdad».
L'AIA: l'Olanda conferma «il sostegno politico all'azione intrapresa contro Saddam Hussein» ma precisa che «non prenderà parte militarmente all'attacco».
OSLO: «La guerra - osserva il premier norvegese Kjell Magne Bondevik - è sempre un male, e noi possiamo solo sperare che sia breve».
STOCCOLMA: «L'attacco all'Iraq - stima il premier svedese Goran Persson - è contro il diritto internazionale».
GINEVRA: la Svizzera esprime rammarico per l'attacco statunitense «non autorizzato dall'Onu» e dichiara la propria neutralità.
IL CAIRO: la Lega Araba annuncia che chiederà la convocazione del Consiglio di Sicurezza dell'Onu per sollecitare «passi per l'arresto della guerra».
RAMALLAH: l'Autorità nazionale palestinese (Anp) «condanna in maniera totale» l'attacco contro l'Iraq.
TEHERAN: per il ministro degli esteri iraniano Kamal Kharrazi «le operazioni americane in Iraq sono ingiustificabili e illegittime» e «possono avere conseguenze imprevedibili».
ISLAMABAD: «Non c'è alcuna giustificazione per questa guerra», considera il ministro degli esteri pachistano Khurshid Muhammud Kasuri.
NEW DELHI: il governo indiano condanna l'attacco Usa, che «manca di giustificazioni» ed era «evitabile».
GIAKARTA: l'Indonesia «condanna con fermezza l'attacco unilaterale deciso dagli Stati Uniti» e «chiede che il Consiglio di sicurezza dell'ONU si riunisca per bloccare il conflitto».
KUALA LUMPUR: «L'attacco Usa entrerà nella storia come una pagina oscura» osserva il premier malaysiano Abdullah Badawi.
TOKYO: il premier giapponese Junichiro Koizumi rinnova il «pieno appoggio» all'attacco Usa, che spera «si risolva in breve tempo e con il minor numero di vittime possibile».
SEUL: il presidente sudcoreano Roh Moo Hyun dichiara «il suo appoggio all'intervento militare».

20  marzo  2003

  News2000

  sommario
E adesso l'America guarda alla Siria 
Ultimissime dal fronte 
Bagdad, 20 Marzo, ore 5.35: l'attacco 
Bush: «Guerra lunga e difficile». Le reazioni 
Bush: «Vinceremo», Saddam: «Bush è un criminale». 
Il quadro militare 
La storia 
Guerra: le foto 
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