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E adesso l'America guarda alla Siria Asilo agli iracheni, armi chimiche e terrorismo: Washington e Damasco ai ferri corti. Intanto gli alleati entrano a Tikrit e in Italia è polemica sull'impiego di militari italiani per il dopoguerra
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BAGDAD 14 apr. - Una nuova grana coinvolge la diplomazia internazionale e rischia di portare ai ferri corti i rapporti fra Stati Uniti e Siria. Il segretario di Stato, Colin Powell, ha annunciato senza troppi giri di parole che nei confronti della Siria potrebbero essere presto adottate misure economiche e diplomatiche. Washington non accetta il comportamento di Damasco sia per quel che riguarda i rifugiati politici, sia per la possibile esistenza di armi chimiche sul territorio siriano che per il potenziale sostegno al terrorismo internazionale. Anche la Gran Bretagna ha invitato senza mezze misure la Siria alla collaborazione, mentre la Francia ha esortato a un abbassamento dei toni, ritenendo fuori luogo certe tensioni.
Sul fronte iracheno oggi le truppe alleate sono entrate nel centro di Tikrit, la città di Saddam, incontando solo alcune isolate sacche di resistenza. Gli americani dovrebbero avere presto il controllo pieno del territorio. Cade dunque l'ultima roccaforte del regime. Nel frattempo prosegue la caccia al dittatore iracheno: il Pentagono non ha ancora perso le speranza di poterlo acciuffare, vivo o morto. Sempre dal pentagono arriva il bollettino aggiornato delle vittime Usa dall'inizio della guerra a oggi: 117 in tutto.
Starebbero poi cessando gli allarmisimi relativi ai pozzi in fiamme: le truppe alleate fanno sapere di avere il pieno controllo di tutti i giacimenti petroliferi. Di questo uno soltanto sarebbe ancora in fiamme e l'incendio dovrebbe venire presto domato. Ma le polemiche non si limitano soltanto allo scenario internazionale.
Oggi anche in Italia non è mancata una certa tensione relativamente alla partecipazione dei militari italiani al dopoguerra iracheno. La partecipazione dei carabinieri al contingente multinazionale per gli aiuti umanitari in Iraq sembra molto vicina. Il ministro degli Esteri, Frattini, ha reso noto che circa 1500 uomini potrebbero essere presto mandati in Iraq. E il governo ha annunciato per martedì il dibattito parlamentare sulla questione. Una giornata che si presenta incandescente visto che la missione non sarà sotto l'egida dell'Onu e dunque maggioranza e opposizione si troveranno in completo disaccordo. Al momento restano da definire anche i compiti dei militari italiani. Si tratterà in ogni caso di mansioni di ordine pubblico e sicurezza. Oltre ai carabinieri potrebbero essere utilizzati uomini delle forze speciali. (News2000)
14
aprile
2003
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