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L'uomo di casa Un ruolo nuovo: il casalingo
«Finora era la donna che si sacrificava perché l'uomo potesse fare carriera. Deve sorgere la figura dell'uomo casalingo. Dopo tutto sappiamo che i migliori cuochi, parrucchieri, sarti, sono uomini. Guardate quanti talenti hanno da poter sviluppare in casa! Facciamo un cambio: le donne sviluppino i loro talenti all'esterno e gli uomini prendano il loro posto fra le mura domestiche». Harumi Setouchi, scrittrice e monaca buddista.
La sovrana della cucina, la regina dei fornelli, la stiratrice, la "lavatrice" (colei che lava, non l'elettrodomestico)... insomma la mamma, la moglie, la donna. Ma è sempre lei a occuparsi dei lavori di casa? Nella maggior parte dei casi sì, ma non sempre.
Nel XXI Secolo l'uomo può anche essere casalingo. Senza sentirsi "donnicciola" o frustrato. C'è chi si districa tra pentole da sgrassare, arrosti da curare e camicie da stirare meglio della propria mamma o della moglie. In America lo chiamano "trophy husband", letteralmente "marito trofeo". L'uomo che decide di occuparsi della casa mentre la donna si vota alla carriera. Una nuova famiglia che negli Usa, secondo un'indagine condotta lo scorso settembre dalla rivista finanziaria Fortune è in continuo aumento.
In Italia la neonata categoria dei "re della casa" si è riunita nell'Associazione Uomini Casalinghi, un movimento nato 15 anni fa grazie al filosofo Antonio D'Andrea, a cui oggi è a capo il presidente Fiorenzo Bresciani di Pietrasanta (Lucca). I sostenitori sono circa 40mila.
Si legge nella sezione "finalità" del sito: «Abbandonare il modello di maschio guerriero, carico di responsabilità e schiacciato dalla razionalità, e riscoprire la cura di sé, del proprio corpo e delle relazioni sociali dedicandosi alle attività casalinghe. Il modello di maschio che promuoviamo è quello del bravo casalingo, che si dedica alle attività domestiche e a qualche lavoretto che gli consenta di coltivare i suoi interessi; un maschio che abbandoni l'idea del guerriero e coltivi la sfera della cura, dei sentimenti, delle relazioni sociali». L'A.u.c. tra le altre cose promuove corsi e incontri per imparare i trucchi di un mestiere che per millenni è stato solo prerogativa femminile.
7
febbraio
2003
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