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Giù le mani dai nostri "gipponi" Il popolo dei fuoristrada insorge contro chi vorrebbe bloccare l'uso in città dei Suv
Non poteva mancare la voce dei pro-Suv. Tra i primi a schierarsi a loro favore c'è stato Salvatore Pistola, presidente della Land Rover Italia e dell'Unione nazionale rappresentanti autoveicoli esteri (Unrae), secondo cui la campagna anti-fuoristrada, che arriva dall'America, non può essere importata in Italia. Il motivo, ha spiegato, è che negli Usa un'auto nuova su due è un fuoristrada, mentre in Italia il rapporto è 5 a 100. E aggiunge: «Se parliamo di dimensioni e pesi, perché non criminalizzare le monovolume, le station wagon o le auto sportive?».
In difesa dei Suv si è pronunciato anche il Centro Studi Promotor, secondo cui l'impatto dei gipponi sull'inquinamento è minimo. Il direttore Gian Primo Quagliano la giudica: «Una misura con intento persecutorio verso chi ostenta ricchezza» e ricorda l'esito di due esperienze di superbolli, quella sulle auto diesel e quella sui fuoristrada. «La prima - dice - provocò un innalzamento delle vendite delle auto a benzina e la seconda strangolò il mercato delle jeep e di quelle auto a trazione integrale che avevano più di 5 marce». «Non è la prima volta che si tenta di mettere in castigo le auto a quattro ruote motrici, con motivazioni fragili se non inventate. C'è molta confusione perché i Suv sono auto come tutte le altre», dice Wanni Zarpellon, segretario della Federazione italiana fuoristrada (oltre 12mila iscritti). «Oltretutto - aggiunge - si tratta di auto di ultima generazione, con marmitte catalitiche».
Troppo allarmismo e confusione: questo, in sintesi, è il giudizio del sottosegretario all'Ambiente Roberto Tortoli (Fi) sulla questione Suv. «Temo che sia stato semplificato troppo il discorso relativamente al superbollo. Non vi è alcuna equazione matematica del tipo possesso di un gippone = più bollo. In realtà sia io che il ministro Matteoli abbiamo parlato di uno studio di fattibilità scientificamente approfondito, che il ministero dell'Ambiente sta conducendo sull'impatto ambientale da mezzi di trasporto nelle città, ai fini dell'eventuale introduzione di una tassazione differenziata per i mezzi più inquinanti. Poi, al termine dello studio, si vedrà quali sono i mezzi più inquinanti». Tortoli ricorda inoltre che l'Italia ha aderito al Protocollo di Kyoto, e che vi è una direttiva dell'Unione Europea che impone dei precisi limiti alle emissioni di polveri sottili e CO2, che una volta entrata in vigore prevedrà severe sanzioni per i trasgressori.
22
ottobre
2004
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