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AEROSOL ART 
Graffiti, arte o vandalismo?

Un recente sondaggio Eurispes ha rivelato che al 76% dei giovani
piacciono le opere dei writers

Da quando esistono i graffiti, esiste il quesito: sono arte o vandalismo? La "scuole di pensiero" si dividono, e se dalla parte di chi li criminalizza è facile annoverare amministrazioni comunali, proprietari di case e negozi che spesso si trovano muri e saracinesche imbrattate da tag (alias, firme), dalla parte dei pro-murales ci sono molti ragazzi. Lo ha rivelato un'indagine condotta da Eurispes e Telefono Azzurro su un campione di 5.710 giovani tra i 12 e i 19 anni.

Comuni in lottaIntervista a EronMiss Van et poupée

Stando ai risultati del sondaggio, al 76% degli interpellati i graffiti piacciono. Il 44% li considera una forma d'arte, mentre una percentuale nettamente minore, il 21,7%, li ritiene atti vandalici. Il 24,1% pensa siano un modo di esprimere le proprie opinioni, il 7,8% li preferisce ai manifesti pubblicitari, mentre solo lo 0,8% li ritiene un gesto d'espressione politica. Le ragazze sono più propense a considerarli una forma di espressione (28% contro 20,7% dei maschi). I maschi sono anche più inclini a esprimere pareri negativi, considerando i graffiti atti di vandalismo (16,3% contro il 12,6% delle adolescenti) e a pensare che imbruttiscono la città (7,8%, contro il 6,8% delle ragazze). In generale entrambi i sessi considerano più lecito disegnare sui muri che sui treni, ma sono le femmine le più severe nel condannare un graffito realizzato su un edificio o un monumento.

Della minoranza che lo condanna invece, il 14,4% ritiene che il writing non sia altro che un atto vandalico compiuto da delinquenti, mentre il 7,3% pensa che scritte e disegni imbruttiscano la città. Al contrario, interrogati sui luoghi in cui ritengono sia lecito dipingere, il 61% dei ragazzi sceglie i muri, riconoscendo ai graffiti una funzione di abbellimento di zone urbane che altrimenti risulterebbero grigie e anonime.

La pratica è maggiormente condannata invece quando si toccano monumenti e beni pubblici. Ed è proprio per la tutela di questi beni che molti comuni italiani si sono mossi per cercare di arginare il fenomeno dell'imbrattamento. L'ultima novità è il disegno di legge del senatore e vice sindaco di Milano De Corato, che prevede pene e sanzioni per chi deturpa beni pubblici e privati, ma nel panorama italiano si levano anche voci contro corrente: non mancano i comuni che hanno aperto le porte ai graffitari, organizzando manifestazioni e cedendo loro spazi per realizzare i loro disegni, che in alcuni casi non possono non essere considerati opere d'arte vere e proprie.

Tra indagini, sondaggi e provvedimenti più o meno drastici non manca la voce di chi sta al di là della barricata, e ha in mano le bombolette. «Penso che il fascino dell'aerosol art e del writing sia dato proprio dal fatto che è praticato illegalmente e in luoghi più o meno impensabili - racconta Eron, uno degli esponenti di spicco dell'aerosol art italiana - Il fatto che oggi vi siano persone che scrivono su monumenti o vetrine di privati non lo condivido, ma è un fenomeno che esiste - spiega - Forse è l'evoluzione del writing, o forse più che la nuova generazione di writer è la degenerazione del writer».

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19  ottobre  2004

  Alessandra Del Re
  dalla rete
Graffiti.com La guerra dei murales in rete
Liberté d'expression La soluzione parigina
La grotta di Altamira Graffiti senza tempo

  sommario
Graffiti, arte o vandalismo? 
I graffiti raccontati
da chi li fa: Eron
 
Comuni d'Italia e writing 
Le bambole di Miss Van 
Pulire Milano
La scorsa primavera il comune di Milano ha stipulato con l'Amsa (l'aziena milanese di servizi ambientali) una convenzione per ripulire gli edifici imbrattati. Lo stesso sindaco Albertini aveva dichiarato di aver trovato «la formula giusta, efficace ed economica, per arginare il fenomeno». L'Amsa offre il servizio di pulitura al costo di 1,5 euro al metro quadro. Peccato che, dopo l'entusiasmo iniziale (secondo il presidente Amsa Bencini allo start «decine di amministratori dei condomini» avrevano telefonato per approfittare dell'occasione), come ammesso dallo stesso comune, dopo qualche mese solo 80 dei 40mila edifici che necessitano dell'intervento hanno chiesto di usufruire della convenzione.
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