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Il musical secondo Massimo Romeo Piparo «Per il momento è molto difficile competere con un palcoscenico come quello di Broadway. Forse noi ci arriveremo proprio con il musical "Nuovo Cinema Paradiso"»
Lei ha iniziato come attore poi è passato alla regia e ora dirige e produce musical. Come mai scelto proprio questo genere teatrale? È stata una passione fin dal primo momento in cui mi sono avvicinato al mondo del teatro, cioè quando, a circa 16 anni, ho iniziato a studiare recitazione e anche musica. E poi fin da ragazzino ho frequentato Londra dove questo genere era molto più avanti rispetto all’Italia, aveva già grandi allestimenti ed effetti scenici spettacolari mentre da noi esisteva solo l’operetta, lo spettacolo di varietà o le commedie musicali di Giannini e Garinei. Ed è paradossale visto che è proprio in Italia che nasce il teatro musicale: con l’opera lirica. E poi il musical è senz'altro il genere teatrale che può dare più soddisfazione a un regista, essendo uno spettacolo completo, dove c'è tutto! A proposito dei tempi in cui la scena era dominata essenzialmente dagli spettacoli di Garinei e Giovannini, come è cambiata la situazione? È cambiato molto, moltissimo. Soprattutto il pubblico che oggi è più preparato, più critico, ha visto molti spettacoli, sa scegliere cosa andare a vedere e sa anche distinguere fra un vero musical e uno spettacolo che di questo genere porta solo il nome. Perché purtroppo oggi si pensa che il musical sia un po’ come la gallina dalle uova d’oro e per questo motivo si propongono allestimenti che sono in realtà delle finzioni. Ma poiché andare a teatro per vedere un musical costa caro, anche perché l’impegno economico per la realizzazione di uno spettacolo degno di questo nome è davvero notevole ed è proprio dai soldi che vengono investiti che si può dedurre la serietà dei produttori, la gente ha imparato a distinguere gli spettacoli per i quali vale davvero la pena spendere soldi. E poi è cambiato molto anche il livello degli interpreti. Negli ultimi 10 anni in cui ho fatto provini ho notato che ormai non esistono quasi più cantanti che siano solo cantanti, ballerini che siano solo ballerini, ma tutti si presentano alle audizioni sapendo cantare, recitare e ballare, perché è questo richiede un musical. E all’estero, cioè rispetto al resto d’Europa, senza arrivare fino a Braodway, qual è la situazione rispetto a casa nostra? Sì, infatti, non è necessario arrivare fino a Braodway (con la quale, per altro, non possiamo ancora competere, soprattutto per quanto riguarda gli enormi costi di produzione) per capire quanto sia diverso il panorama italiano rispetto all’estero. In particolare quando parliamo di estero ci riferiamo alla Germania, il paese che più di tutti ha ereditato la tradizione del musical anglosassone e dove gli investimenti, praticamente tutti di privati, sono pari a quelli che in Italia, dove invece il teatro sopravvive grazie al denaro pubblico, si attuano per l’opera lirica. In Germania, poi, è stato creato un vero e proprio mercato stabile del musical per cui è la gente a spostarsi nelle città per vedere gli spettacoli. In Italia, invece, questo mercato non esiste ancora: sono le compagnie a doversi spostare e ad andare in giro per il Paese. Un fattore che contribuisce ad aumentare gli investimenti. Per il momento il pubblico che si sposta per vedere un musical rappresenta non più del 10%, anche perché qui da noi esistono i teatri di abbonamento delle piccole città che vogliono che siano gli spettacoli a girare e non il pubblico. Personalmente ho anche tentato un record: "La Febbre del Sabato Sera" è rimasta in scena per 6 settimane consecutive al Nazionale di Milano, e noi abbiamo brindato per questo incredibile successo quando in realtà sono solo 4 mesi, mentre all’estero lo spettacolo che va peggio, cioè quello che poi viene tolto dal cartellone, rimane almeno per 6 mesi. Comunque è innegabile che il musical è un genere di spettacolo che in questo periodo sembra avere molto successo… Certo, il musical conquista perché mantiene la promessa! È uno spettacolo entusiasmante che racconta una storia in modo molto coinvolgente, con grandi allestimenti scenici che colpiscono il pubblico. E sicuramente sta andando meglio rispetto alla situazione generale, però si continuano a usare parole come sopravvive, si difende, resiste e non si dice mai che il musical sta viaggiando a gonfie vele… Parlando del rapporto cinema-teatro: c’è qualcosa che il teatro deve al cinema o il cinema al teatro? Sicuramente il teatro deve moltissimo al cinema, cioè il successo di un film è in genere garanzia per un buon successo anche dello spettacolo che da quel film è stato tratto. Sto parlando ovviamente dell’Italia dove è sempre molto rischioso portare in scena uno spettacolo completamente nuovo. All’estero invece la situazione è completamente diversa: c’è sempre molta attenzione alla novità, anzi il pubblico esige la novità e così gli autori devono inventarsi e scrivere spettacoli sempre nuovi. Poi, se lo spettacolo avrà successo magari può anche diventare un film. E anche questo è paradossale perché, ripeto, il musical fa parte della nostra tradizione, visto che qui è nato il melodramma, quindi dovrebbe essere una nostra prerogativa la novità in questo genere, ma purtroppo non è così. Come nasce un musical? C’è qualcuno che ha un’idea e da questa poi si scrive il testo, poi le musiche e tutto il resto o è il frutto di una collaborazione? Assolutamente sì, è il frutto di una collaborazione. È fondamentale che il regista abbia alle spalle una grande equipe di veri professionisti e poi anche il buon regista non deve essere competente solo di teatro ma deve avere anche una grande preparazione e conoscenza musicale. Poi ci deve essere il coreografo, il disegnatore delle luci, i tecnici per l’allestimento delle scene. C’è davvero un grande lavoro di gruppo. Quali sono i suoi progetti futuri? Sicuramente cercare di affiancare ai grandi musical nati dall’adattamento di film di successo opere completamente originali. Mi sto dedicando al ruolo di autore: dopo aver scritto di mio pugno "Lady Day", lo spettacolo sulla vita di Billie Holiday, ora sto lavorando all’adattamento di "Nuovo Cinema Paradiso", un progetto molto importante che è stato sposato anche da Ennio Morricone che scriverà le musiche. Si tratta di un allestimento pensato per essere portato sulla scena di Broadway. Come è visto il musical italiano all’estero? Arriveremo anche a Broadway? Per il momento è molto difficile competere con un palcoscenico come quello di Broadway. Forse noi ci arriveremo proprio con il musical "Nuovo Cinema Paradiso", cioè stiamo puntando a portarlo proprio a Braodway. Dirigerò il mio adattaemento di "Evita" in Corea con una compagnia coreana… Ecco diciamo che sicuramente in Oriente il musical italiano è molto richiesto. Ha un sogno nel cassetto? Mah, sogno nel cassetto… Lavorare con Ennio Morricone alla scrittura del musical "Nuovo Cinema Paradiso", tratto dal film di Giuseppe Tornatore è un sogno che ho tanto… vediamo come andrà!
15
ottobre
2004
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