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MILANO FILM FESTIVAL 
Milano, tempo di Film Festival

Una piazza che riapre. Al cinema, alla musica, agli incontri. Un fossato che si riempie di suoni e visioni. Una città che si ritrova allegra e insonne

Apre i battenti oggi, venerdì 10 settembre, la nona edizione del Milano Film Festival. Un Festival "diverso". Diverso perché si potrà vivere sia di giorno che di notte, attraverso proiezioni, rassegne e retrospettive ma anche incontri, concerti e tanta voglia di divertirsi: dieci giorni che nelle intenzioni degli organizzatori "terranno svegli". Diverso perché offrirà la possibilità ai registi esclusi dal concorso di presentare e far conoscere le proprie opere, ma anche perché permetterà al pubblico di incontrare autori, critici, scuole di cinema e i giurati stessi del Festival e parlare con loro. Diverso infine perché, accanto al tradizionale concorso, suddiviso nella sezione lungometraggi e cortometraggi, darà spazio ad altre forme narrative. Come il cinema di animazione, attraverso un ciclo di appuntamenti pensato per gli appassionati del genere. O, dopo il successo ottenuto lo scorso anno, la seconda edizione di "Tdk audiovisiva", rassegna che unisce musica, cinema, video e performance introducendo nella scena artistica milanese le più interessanti produzioni contemporanee italiane e internazionali.

Dal 10 al 19 settembre al Teatro Strehler si terranno le proiezioni dei film in concorso. Sei lungometraggi e 42 cortometraggi, selezionati tra le 1800 opere giunte da tutto il mondo per offrire una panoramica di straordinaria ricchezza su generi, tematiche, situazioni produttive e formati di ripresa. Sempre al teatro si svolgerà la rassegna "Incontri italiani": una selezione di film - in questo caso italiani - che affiancheranno i 5 selezionati per il concorso. Mentre la piazza antistante il teatro si accenderà di voci e di suoni, grazie all'appuntamento quotidiano serale delle 19 con i concerti di artisti emergenti. Anche gli incontri a tema si terranno davanti al teatro Strehler: a colazione o all'aperitivo, ritrovo con i registi, i giurati, i critici di cinema e gli artisti del festival.

La rassegna Tdk audiovisiva si svolgerà nel fossato della Loggia del Castello Sforzesco, che ospiterà anche il Salon des Refuses, spazio autogestito dai registi non finalisti. Appuntamenti serali in cui gli autori di cortometraggi italiani e stranieri presenteranno al pubblico i lavori esclusi dal concorso.

Infine la Fondazione Cineteca Italiana - Spazio Oberdan sarà la sede dell'omaggio speciale a Truffaut, con una retrospettiva a vent'anni dalla morte. Un omaggio che non sarà una riproposta dei suoi capolavori, quanto delle opere scelte dal regista francese, animatore della Nouvelle Vague, per "Le cercle cinémane", il cineforum che organizzò a Parigi nel 1948, a soli sedici anni, e che non riuscì mai a concludere. Cinque appuntamenti con: "The Magnificent Ambersons", di Orson Welles (1942), "The Citadel", di King Vidor (1938), "Entr'acte", di René Clair (1924), "Un chien andalou", di Luis Buñuel (1929) e "Le sang d'un poète", di Jean Cocteau (1930). Omaggio a un grande regista che era un appassionato di cinema e letteratura che amava ripetere: «Il vero orrore è quello di un mondo in cui è proibito leggere e conoscere, dunque amare e ricordare».

10  settembre  2004

  Sara Gambero
  dalla rete
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  sommario
Milano, tempo di Film Festival 
I "corti" in concorso 
Concorso Lungometraggi 
Tendenze digitali 
In principio era il corto 
Françoise Truffaut
Nato a Parigi nel 1932 e morto il 21 ottobre del 1984, a soli 52 anni, Françoise Truffaut è uno dei maestri indiscussi della Nouvelle Vague, la nuova ondata di giovani registi che verso l'inizio degli anni Sessanta in Francia rivoluzionò il modo di far cinema. Insieme a Godard, Rohmer, Chabrol, Resnais e i cineasti raggruppati attorno alla rivista "Cahiers du Cinema", si schierò contro il cinema di contenuto, a favore di un cinema di linguaggio. Truffaut nei suoi film esprime il suo grande amore per la vita, la letteratura e soprattutto le donne e i bambini. Di quest'ultimi, protagonisti di tanti suoi capolavori - da "I 400 colpi" a "Gli anni in tasca" - affermava sempre: «Meglio dei bambini maleducati e felici che beneducati e infelici». Delle donne che diresse, tutte bellissime e alle quali dedicò spesso intere sequenze che sono veri e propri atti d'amore, diceva invece: «Le gambe delle donne sono compassi che misurano il globo terrestre donandogli il suo equilibrio e la sua armonia».
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