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LA TV È DA BUTTARE? 
TV Buona

Non è vero che i programmi sono tutti da buttare

La tv è decadente, becera, "piagnona"? Ci pensano i comici di Zelig a farla sorridere. Anche se il problema resta. Loro, la banda di Gino e Michele, sono stati votati all'unanimità come uno dei migliori programmi della televisione, tanto che provano anche ad andare in prima serata. (li vedremo questa sera su Italia1).

Delle polemiche sulla mancanza di cultura e di spettacolo del piccolo schermo, soprattutto dei recenti scambi di opinioni tra Albertoni e Costanzo non ne parlano volentieri. «È molto difficile - spiega Angela Finocchiaro - fare un'analisi dell'andamento dei programmi oggi. Ma non nascondiamoci dietro a un dito, i problemi ci sono; sono reali. Personalmente ritengo che sia un fatto legato molto alla stanchezza. C'è inoltre una specie di paralisi per quello riguarda le idee, i cervelli fuggono e le ripercussioni sono pesanti anche sul lavoro. Siamo arrivati ad un involgarimento molto sottile: la maggior parte dei programmi non ha dei valori, e non crede che attraverso lo spettacolo si possa fare cultura».

Gino e Michele ci scherzano su, poi diventano seri e aggiungono: «Di solito noi guardiamo molto poco la televisione. E se l'accendiamo è per vederci un film o le partite di calcio. Tuttavia per quel che ci riguarda abbiamo sempre preferito la qualità cercando di fare quello che a nostro avviso era buono».

Luca Tiraboschi direttore di Italia1, abbassa i toni: «Non entriamo nelle polemiche, io personalmente ho sempre preferito la qualità. Credo che, alla fine, guardando la programmazione di Italia1, i fatti mi diano ragione». Ma la tv è davvero tutta cattiva? In fondo spulciando bene i programmi, ma proprio bene, scopriamo anche proposte interessanti.

Oltre a Zelig ci sono altri programmi in grado di portare sullo schermo quel minimo di decenza che è rimasta nel Bel Paese. "Per un pugno di libri", ad esempio, in onda su Raitre la domenica intorno alle 18.00. O trasmissioni assurte giustamente al ruolo di "cult" come "Striscia la notizia" (che a volte ha però il difetto di erigersi a moralizzatrice degli italici costumi) e "Le Iene".

Il presidente della Camera Pier Ferdinando Casini, dal canto suo, si schiera dalla parte della tv buona e buonista. «Guai a confondere - ha detto durante una tavola rotonda della Conferenza sulla famiglia organizzata dalla Regione Lazio - la tv bacchettona e oscurantista con quella di qualità. È vero - ha proseguito Casini - che il buono non fa notizia ma non è solo colpa della tv, anche perché la gente non vuole programmi catastrofici ma gioiosi. Prova ne siano le fiction come Padre Pio e Perlasca».

Lo stesso Francesco D'Assisi con Raul Bova ha riscosso un notevole successo. Ma allora dove sta la verità. Cos'è che vuole la gente? Il Grande Fratello o il Papa buono? Quello che è certo è che si sente molto la mancanza di programmi come "Novecento" di Alessandro Baricco, "Doc" condotto da Gegè Telesforo, o "Tarattà" condotto da Enrico Silvestrin, tanto per fare qualche esempio. Oppure "Mediamente" di Carlo Massarini. I nostalgici degli anni settanta rimpiangono perfino Nick Carter e Supergulp.

Dicono che ognuno ha quel che si merita, e forse è anche vero. Ma allora sarebbe giusto spiegare perché Roberto Benigni manda l'audience a 12 milioni di telespettatori mentre legge l'ultimo canto del Paradiso, dando in pasto al pubblico una delle cose più belle della nostra letteratura: Dante Aliighieri. Evidentemente il pubblico ha voglia di bella televisione ma in mancanza d'altro... s'accontenta.

21  gennaio  2003

  Claudia Di Meo
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W la cultura
Sono stati oltre dodici milioni i telespettatori che la sera del 23 dicembre 2002 sono rimasti incollati davanti alla tv per seguire su Raiuno lo show di Roberto Benigni (per l'esattezza 12 milioni e 687mila). "L'ultimo del Paradiso" è stato così il programma più visto della serata (con uno share del 45.48%). Il programma ha ottenuto punte superiori ai 14 milioni dalle 21,32 alle 21,40; il record con 14 milioni 491mila è stato registrato tra le 21,52 fino alle 23,02 proprio nella seconda parte, quando lo spettacolo di Benigni si è fatto più serio.
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