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TVB o TVC, TV Buona o TV Cattiva? Le polemiche non si placano e resta l'inquietante interrogativo di fondo
La partita l'ha iniziata il Financial Times con le sue bordate. Un articolo lungo e denso da parte dell'autorevole giornale inglese, a firma di Tobias Jones, per sostenere un concetto semplice semplice: "La televisione italiana fa schifo". I soliti inglesi che non perdono occasione per sparare a zero sul Bel Paese, si penserà. Ma la faccenda non può essere liquidata così. Né, tantomeno, alzando patriottiche mura di cinta a difesa dell'indifendibile.
Perché la questione è meno frivola di quel che sembra e, una volta tanto, gli inglesi (che farebbero comunque meglio a guardare in casa loro) non l'hanno sparata troppo grossa. Tanto che sul fuoco delle polemiche non ha mancato di soffiare il consigliere d'amministrazione Rai di area leghista, Ettore Albertoni che, in un'intervista rilasciata al "Corriere della sera", ha spiegato di come la tv di Stato voglia cambiar pelle dirigendosi nella direzione di una televisione intelligente e colta. Tanto per gradire, porte chiuse a Maurizio Costanzo che ha la colpa di aver rivendicato la genesi della televisione "urlata". E poi attenzione: presto potrebbero saltare le prime teste, quelle responsabili della tv spazzatura. E, tanto per non fare nomi, come esempio massimo, Albertoni ha citato Alda D'Eusanio e il suo discutibile "Al posto tuo".
Ma è questa l'unica erbaccia da estirpare? Se da mamma Rai a sorella Mediaset ormai vanno di moda soltanto balli e balletti, veline e sculettine, baracconi e spintoni, grida e urla, pianti e lacrime, dilettanti che s'improvvisano professionisti e viceversa, visi noti che a conti fatti sono noti solo per il loro presenzialismo e ai quali nessuno saprebbe abbinare un'attitudine o, quel che è peggio, una professione, insomma se la televisione è sempre più terra di nessuno (o di troppi, per non dire tutti) la colpa di chi è? E davvero nel baillame dell'italico tubo catodico è tutto marcio e tutto da buttare? Oppure qualcosa va salvato? E magari va salvato anche il peggio perché alla fine l'intrattenimento dev'essere frivolo e leggero? Ma fino a che punto quel che è frivolo è autorizzato a essere volgare? E i cosidetti valori? I concetti di programma educativo o diseducativo hanno ancora ragione d'essere? E questo incredibile appiattimento verso il basso è solo colpa dell'offerta o anche della domanda?
Le risposte dovrebbero darle sociologi e massmediologi, ma non in diretta tv perché poi di fronte a una telecamera sarebbero capaci di scannarsi anche loro. Noi, nelle pagine che seguono, abbiamo solo cercato di stilare una mappa di quel che ci piace e quel che non ci piace. Giudizi soggettivi che non vogliono essere verdetti, ma che fungono da spunto di riflessione. E voi che ne pensate?
21
gennaio
2003
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