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Tribeca Film Festival a Milano Dal 12 al 16 ottobre il capoluogo lombardo diventa un quartiere newyorchese grazie a De Niro e Prada
«Ci sono tre occasioni nella vita di un uomo in cui questo ha il diritto di ubriacarsi e ululare alla luna: quando si sposa, quando nasce suo figlio e quando porta a termine un lavoro che era stato pazzo a cominciare». Peter Scarlet prende a prestito questa battuta da "Il fiume rosso" di Howard Hawks per descrivere il suo primo anno da direttore artistico del Tribeca Film Festival.
Era il 2002, New York era ancora ferita dalla tragedia delle Torri Gemelle. La vita sociale e mondana stentava a riprendere i suoi tradizionali ritmi in tutta la città, ma soprattutto nessuno aveva il coraggio di avvicinarsi alla zona del crollo. Lower Manhattan stava morendo e con lei il quartiere Triangle Below Canal, la Tribeca scelta come residenza e luogo d'affari da parecchi artisti. Tra loro Robert De Niro che, per recuperare la zona e celebrare il mito di celluloide della Grande Mela, decise con Martin Scorsese, Jane Rosenthal e Craig Hatkoff di fondare un festival cinematografico. Tempo a disposizione: 120 giorni. Una pazzia. Soprattutto per chi, Scarlet, doveva metterlo in piedi da zero.
Alla chiusura, il 12 maggio 2002, il coraggioso Peter si prese una bella sbornia ululante, visto che era riuscito a stanare e portare nelle sale del Tribeca 150.000 persone in 5 giorni. Che divennero 325.000 nel 2003 e più di 400.000 nel 2004.
Ora il Tribeca Film Festival, diventato un solido appuntamento ricco di dibattiti, tavole rotonde, eventi speciali e concerti, salpa dall'Hudson River in direzione Milano, dove porta alcune delle sue scoperte più interessanti. Negli spazi della Fondazione Prada, storico partner del festival newyorchese ed editore del libro "Tribeca Talks", dal 12 al 16 ottobre si potrà fare quella che Scarlet definisce una "degustazione" gratuita di 7 film: tre documentari, tre di fiction e una sorpresa. Scelte opportunamente tra le più fresche delle oltre 250 opere di 42 Paesi presentate a NY, saranno anteprime europee e italiane, accompagnate da un fitto programma d’incontri con registi e interpreti.
Ci sarà "Arna's Children", documentario su 15 anni di vita di una troupe teatrale di bambini in un campo profughi della Cisgiordania, che guarda il conflitto arabo-israeliano da una prospettiva differente. Ma anche "The Beauty Academy of Kabul", che mostra quanto la rinascita femminile sotto il segno della bellezza esibita e non più seppellita sotto i burqa talebani, sia simbolo della lenta ripresa di un Paese. Molto diverse saranno, invece, le donne di "Lypstick & Dynamite, Piss & Vinegar: the First Ladies of Wrestling", ricostruzione di cinquant'anni di lotta libera professionale in America attraverso filmati d'epoca e interviste alle protagoniste.
Ultima presenza confermata quella del film dell'esordiente Tricia Brock. Già autrice della serie "Twin Peaks", racconta le vicende di Wesley, chitarrista con vizio del furto d'auto che, chiuso in una struttura correttiva per musicisti, conosce il pianista autistico Vernon. Con lui e gli altri compagni di detenzione fonderà la blues band che dà il titolo alla pellicola, "Killer Diller", definito "un tributo alla leggenda del blues Taj Mahal (!) che farà impazzire di gioia il pubblico dal Missouri a New York e in qualsiasi altra parte del mondo". Speriamo anche a Milano.
29
luglio
2004
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