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TENDENZA SLOW 
Lento è gusto

Abbasso il fast food. La nuova tavola è lenta e gustosa, fatta di prodotti tipici e assaporati senza fretta. Meglio se in compagnia

Stretti in una morsa soffocante tra riunioni di lavoro e appuntamenti personali, i nostri pasti assomigliano oggi più a "soste di rifornimento" che a piacevoli momenti conviviali. Si consumano spesso in fretta e da soli, senza amici o familiari. L'accelerazione nei ritmi di vita ha contagiato anche la tavola, condizionandone tempi e qualità. Soprattutto in Paesi come la Gran Bretagna e gli Usa, come ci ricorda Carl Honoré nel suo "... E vinse la tartaruga", quasi la metà della popolazione cena davanti alla tv, e quando si riuniscono per mangiare insieme, genitori e figli, lo fanno molto spesso in fast food dove il pasto medio dura undici minuti. Per l'esattezza, gli americani dedicano ai pasti meno tempo di chiunque altro (circa un'ora al giorno) e sono la popolazione che acquista la maggior quantità di cibi precotti; i britannici e i canadesi non vanno molto meglio.

Anche nell'Europa meridionale, dove la buona cucina è tuttora considerata un diritto inalienabile, nei giorni feriali la gente che lavora sta imparando a mangiare con la proverbiale fretta anglosassone. Ma c'è qualcuno che sta iniziando a prendere coscienza degli svantaggi di questo stile di vita, e che prova a scalare le marce anche in cucina e a tavola. Apripista è "Slow food", un movimento internazionale che già dal nome si pone in contrapposizione con la filosofia dell'hamburger. Il movimento, nato come "Arcigola" alla fine degli anni Ottanta per iniziativa di Carlo Petrini, in risposta all'invasione dei McDonald's, punta su tutto ciò che i fast food non offrono: prodotti freschi, nostrani, di stagione, biodiversità, ricette tipiche e regionali, pasti distensivi con amici e familiari.

Con il suo innovativo messaggio (mangiamo bene, sano e con calma), Slow food, che ha sede a Bra, ha attirato 78mila individui di oltre 50 Paesi (anche se è più forte nel continente europeo, conta già 8mila membri americani). In Italia ha salvato 130 leccornie in pericolo, tra cui le lenticchie abruzzesi, le patate liguri, il sedano nero di Trevi, l'albicocca del Vesuvio e l'asparago violetto di Albenga. Il movimento continua a sedurre nuove masse. Prova ne è il crescente pubblico del raduno annuale organizzato da Slow Food in autunno a Torino, il "Salone del gusto", vero e proprio paradiso degli amanti della buona tavola. Ma la diffusione del messaggio di Slow Food è testimoniato anche dalla rinascita dei tradizionali mercati all'aperto, sempre più frequentati anche nelle grandi città e talvolta a due passi dai grandi supermercati. I contadini hanno ricominciato a vendere frutta, verdura e formaggi direttamente al pubblico. I prezzi sono di solito anche inferiori a quelli della grande distribuzione, costretta a spendere cifre da capogiro per trasporto, magazzini, personale. E anche i supermercati si sono dovuti adeguare alle nuove leggi: sui loro scaffali trovano sempre più spazio i prodotti tipici e artigianali, rispetto a quelli industriali che privano i cibi di gran parte del loro sapore.

Anche guardando la tv si ci si accorge della nuova tendenza. Il successo di trasmissioni come "La prova del cuoco" (condotta da Antonella Clerici) provano che l'idea di dedicare più tempo alla cucina, di tornare a innamorarsi dei fornelli piace e trova seguito anche tra manager incallite che magari almeno il week end hanno voglia di cimentarsi con il partner nella preparazione di qualche buon manicaretto. Cucinare e mangiare insieme, in fondo, aiuta a rinsaldare i legami. E può cambiare il verso di una giornata che sembrava grigia.

16  luglio  2004

  Antonella Laudonia
  dalla rete
Cucina Ricette, eventi, diete
Slowfood Sostiene la cultura del cibo e del vino
Salone del gusto A Torino, 21-25 ottobre 2004

  sommario
Rallentare, ecco il nuovo must 
Lento è gusto 
Città Slow 
Al diavolo i soldi 
La laurea
Prenderà il via il prossimo autunno, la prima Università di Scienze gastronomiche . Due le prestigiose sedi: la reggia di Colorno (Parma) e l'Agenzia di Pollenzo (Cuneo). L'ateneo ospiterà studenti da tutto il mondo. Dall'Università uscirà dunque una nuova figura professionale: quella di un operatore in grado di guidare la produzione, di valorizzarla, di insegnare a degustare, di orientare il mercato, di comunicare e di promuovere i cibi, le bevande e la loro immagine.
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