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ADDIO A UMBERTO AGNELLI 
La scomparsa di Umberto Agnelli

La lunga attesa e poi la breve leadership in Fiat dopo la morte dell'Avvocato

Il "dottore" non c'è più. Umberto Agnelli se ne è andato nella notte tra il 27 e il 28 maggio quasi in punta di piedi, lontano dai clamori e con la sobrietà che lo ha sempre contraddistinto, stroncato da un tumore alla vigilia dei 70 anni. Involontariamente costretto a confrontarsi con la forza anche mediatica del fratello Gianni, "l'Avvocato", legato da un rapporto quasi d'amore-odio con la Fiat, Umberto Agnelli quando è stato chiamato da occuparsi dell'azienda di famiglia, ha saputo e voluto lottare per ridarle il ruolo che doveva e può avere nel panorama industriale italiano e mondiale.

Il fratello minore di Gianni Agnelli, Umberto è il settimo figlio di Virginia Bourbon del Monte e di Edoardo Agnelli, il primogenito del fondatore della Fiat che morirà ad appena 42 anni lasciando il piccolo di casa a un'infanzia ricca ma non certo felice, trascorsa per lo più nella villa di Cap Martin in Costa Azzurra, la madre giovane e lontana e il nonno in lotta per la ottenere la patria potestà dei nipoti. I biografi di casa Agnelli descrivono Umberto come un uomo chiuso e riservato quanto Gianni era estroverso e curioso. Ma nonostante la diversità caratteriale, il legame di Umberto con l'Avvocato fu profondo, venato di una sfumatura filiale. Nel 1957 Umberto sposa Antonella Bechi Piaggio che gli darà un figlio, Giovanni Alberto, ma il matrimonio naufraga. In seconde nozze, nel 1974, Umberto sposa Allegra Caracciolo, cugina della cognata Marella. Nasceranno Andrea nel 1976 e Anna nel 1977.

E se Jaki Elkann è l'erede designato di casa Fiat, Umberto Agnelli ne diventa, con la morte dell'Avvocato nel gennaio dell'anno scorso, il dominus vero. Lo stesso Gianni Agnelli indicò una prima volta il fratello come suo successore di fronte alla famiglia in occasione del cinquantesimo compleanno di Umberto, il 3 ottobre del 1984, ma la strada tracciata per l'erede si rivelò meno facile del previsto. L'emarginazione di Umberto in Fiat comincia infatti nel 1974 quando a Torino arriva Cesare Romiti. Da allora Umberto dovette progressivamente rassegnarsi a un ruolo di secondo piano, fino alla rinuncia agli incarichi operativi nel 1980 e all'estromissione definitiva nel '98. A ostacolarlo fu sempre l'opposizione di Enrico Cuccia, che volle Romiti quale successore dell'Avvocato in cambio di un maxiaumento di capitale. Fu allora che Umberto vide svanire definitivamente il sogno di diventare successore del fratello alla guida della più grande industria privata italiana.

Lascia così definitivamente la Fiat per dedicarsi a tempo pieno, come amministratore delegato e vicepresidente, di Ifi e Ifil, le due cassaforti di famiglia. Dietro la maschera di uomo timido e riservato, tipica dell'understatement torinese, ma anche sigillo dell'eleganza dinastica che accomuna tutta la famiglia, Umberto Agnelli ha mostrato negli anni le sue qualità di manager di successo, trasformando la sua Ifil da piccola partecipata in una holding diversificata, più volte chiamata a sostenere finanziariamente la casa madre da cui era stato escluso.

Un ritorno nei destini della casa torinese sembrava dietro l'angolo quando l'Avvocato scelse il nipote Giovanni Alberto, Giovannino per tutti, quale erede designato della Fiat. Le belle speranze del giovane, modesto, preparato, già molto stimato come presidente della Piaggio, sono state spezzate dalla malattia che lo ha stroncato a soli 36 anni il 13 dicembre del 1997. Un colpo al cuore per il padre Umberto, ma anche per Gianni che a sua volta perderà il suo primogenito, Edoardo, il 15 novembre del 2000, a 46 anni, in circostanze che hanno fatto pensare al suicidio. Per questo l'Avvocato rompe presto gli indugi chiamando, all'inizio del 1998, John Philip Elkann, Jaki per la famiglia, e gli amici nel cda della Fiat quale erede designato degli Agnelli. E sarà lui, il primogenito della figlia Margherita e del giornalista Alain Elkann, a rappresentare in futuro la famiglia nei vertici del gruppo. Ma dopo la morte di Gianni, è Umberto a diventare il capo della casata e il timoniere del gruppo Fiat. Dopo quasi vent'anni dal gran rifiuto di Cuccia, per un periodo troppo breve ma proficuo per le sorti della casa torinese.

28  maggio  2004

  Giorgia Camandona
  dalla rete
Gianni Agnelli La sua scomparsa il 24 gennaio 2003
News animate La famiglia, la Fiat, l'Avvocato
Fiat L'azienda torinese

  sommario
La scomparsa di Umberto Agnelli 
L'incognita sul futuro della Fiat 
Umberto e la sua Juventus 
Le reazioni, il cordoglio 
I Kennedy d’Italia
Con più di settanta tra figli, coniugi e nipoti, la famiglia Agnelli è stata più volte paragonata ai Kennedy, una dinastia ampia, ricca e fortunata ma colpita più volte da disgrazie e lutti improvvisi. Come già detto sia Gianni che Umberto hanno subito la perdita di un figlio. Alla sua morte il giovane Giovanni Alberto Agnelli era sposato da poco più di un anno con Avery Howe e aveva appena avuto una bambina, Virginia Asia. Edoardo, il figlio dell'Avvocato scomparsotre anni dopo, era laureato a Princeton in lettere moderne e aveva una passione per le questioni religiose e la filosofia orientale.
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