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Rivoluzione verde La campagna piace sempre di più per lo stile di vita e di impresa. Il nuovo sogno è aprire un agriturismo
Andare a vivere in campagna è un sogno sempre più condiviso da chi è stanco della vita frenetica di città, dello smog, del parcheggio che non si trova mai, dei prezzi troppo alti delle case, dei grandi centri commerciali, del vicino che sbircia appena si aprono le tende.
Nell'ultimo anno gli abitanti dei piccoli comuni sono aumentati mentre sono diminuiti quelli delle città (con più di 250mila abitanti) secondo i dati della Coldiretti presentati in occasione della manifestazione "Voler bene all'Italia". A pensare che in campagna la qualità della vita sia migliore sono spesso anche i giovani. Un'indagine della rivista Campus evidenzia che per 7 ragazzi su 10 il lavoro dei sogni è in provinciae non è un caso che il numero dei laureati in Agraria sia raddoppiato negli ultimi 2 anni.
Il 2003 per gli agriturismo è stato un anno boom e non solo per le presenze, che in estate hanno sfiorato 1 milione e 400 mila unità e un fatturato di 450 milioni di euro (800 milioni di euro la previsione per il 2004). L'agricoltura fa tendenza anche nell'impresa. Quasi 107 mila gli under 35 che hanno deciso di mettersi alla guida di un'azienda agricola. Trentacinquemila le nuove imprese iscritte l'anno scorso al registro delle Camere di commercio. I giovani sono la componente piùdinamica del settore: utilizzano superfici più ampie, hanno un fatturato più elevato (75% della media), più occupati (50%) e maggior propensione per il biologico (3,7% contro il 2,1%). L'inconveniente è che incontrano maggiori difficoltà nell'acquisto della terra, tanto che solo nel 54% dei casi è in proprietà, rispetto al 74% della media nazionale.
«Gli attuali interventi previsti dalla programmazione per lo sviluppo rurale sono spesso deficitari in termini di efficacia e qualità» ha detto Giacomo Ballari, delegato nazionale dei giovani della Coldiretti. «Occorre un pacchetto giovani, che integrando le varie misure di intervento permetta loro di insediarsi, investire per svilupparsi, valorizzare la qualità e commercializzarla, impegnarsi per la tutela dell'ambiente e del paesaggio, accedere al credito, alla formazione e al tutoraggio qualificato».
Sistemare il casale dei nonni, tenere le galline e fare marmellate insomma non basta. Le norme da rispettare sono tante e purtroppo talvolta, in buona fede o meno, sono ignorate. L'estate scorsa i carabinieri hanno rilevato irregolarità nel 62,5% delle 48 aziende agrituristiche controllate su tutto il territorio nazionale (in totale, oggi, sono poco più di 1700). Esubero di posti letto, inosservanza delle norme igienico sanitarie, mancanza di agibilità di strutture sportive e ricreative e l'applicazione di prezzi diversi da quelli comunicati sono state le irregolarità più frequenti.
Ma la qualità del servizio non è al momento in discussione. A far la differenza non sono solo i cibi genuini e i piatti tipici ma anche l'accoglienza e il rapporto familiare, in netta contrapposizione all'offerta del tradizionale comparto alberghiero. A vantaggio della qualità sono da riferire invece i ripetuti controlli e una crescente attenzione da parte del settore turistico. A maggio si terrà infatti la "Borsa italiana del turismo di campagna", giunta alla terza edizione, mentre presto sarà ufficializzata la nascita di un osservatorio nazionale cui spetterà il compito di monitorare il comparto.
20
aprile
2004
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