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Giusta, forte, giovane Europa Ma dei vantaggi dell'allargamento non parla nessuno. Colpa dei governi: non hanno fatto abbastanza sforzi per spiegarli all'opinione pubblica, dice il commissario europeo all'allargamento
«Quando l'Italia entrò in un mercato europeo competitivo ed aperto, i nostri soci temevano la concorrenza che avremmo potuto esercitare nei loro confronti grazie ai minori costi di manodopera o sociali. Non vincemmo noi, a scapito degli altri, vincemmo tutti» ha ricordato pochi giorni fa Ciampi.
«Un'Europa chiusa sarebbe una più mediocre, più povera e più debole vecchia Europa. Un'Europa più aperta sarebbe una più giusta, più ricca, più forte e giovane Europa, se preparata a gestire saggiamente l'immigrazione» ha detto Kofi Annan.
Quello dell'immigrazione sembra infatti essere la più grave preoccupazione, prima ancora della concorrenza e dello spostamento delle attività industriali, favorite da un costo del lavoro più basso. Per Prodi la sfida sarà quella di riuscire ad approfittare della situazione per non rimanere commercialmente stritolati tra Cina e Usa.
«L'Italia perderà una parte dei fondi di coesione, saranno escluse Basilicata e Sardegna ma il Paese avrà comunque da guadagnare dall'allargamento perché verranno incrementati i flussi commerciali per i nuovi Paesi» disse Giuliano Amato all'epoca presidente della Convenzione europea. E ancora: «Se l'allargamento non ci fosse le economie sarebbero sicuramente più deboli e al nostro fianco avremmo forze politiche più nazionalistiche che porterebbero ostacoli a liberalizzare le relazioni commerciali. I fenomeni migratori clandestini sarebbero molto più consistenti e la migrazione clandestina tende ad allargare l'economia sommersa».
La tanto temuta invasione di lavoratori poi potrebbe non verificarsi affatto. I 10 Paesi entranti hanno ricordato alla Commissione Ue che, anzi, con la caduta del muro di Berlino un milione di polacchi tornarono in patria e che un fenomeno analogo si verificò in Spagna e Portogallo dopo l'adesione all'Ue nel 1986. Stando a un rapporto pubblicato il 26 febbraio dalla Commissione europea nei primi anni 5 anni «gli immigranti non saranno più di 1,1 milione di unità», sui 30 milioni di lavoratori totali che entreranno con l'allargamento. Una cifra piuttosto contenuta rispetto alle previsioni dei 15, soprattutto se si pensa che saranno in massima parte contratti temporanei.
D'altro canto l'Europa dell'Est rappresenta nel settore nucleare una frontiera ricca di sviluppi. Si parla di un business da 16 miliardi di euro per mettere le centrali in sicurezza: anche le imprese italiane parteciparanno dopo il via libera del Parlamento dato la scorsa primavera.
Di grande importanza per l'Italia sarà poi l'allargamento verso i Balcani - Romania, Bulgaria e Turchia – ricordato più volte da Prodi. Secondo il presidente della Commissione europea lo spostamento dell'asse porterà l'Italia ad avere una posizione strategica nel Mediterraneo. «Dovrà certamente allargarsi verso i Balcani, perché solo l'Europa può comprendere questa parte di territorio per alleviare le tensioni».
«Non dobbiamo preoccuparci – ha spiegato Prodi - perché la dimensione dell'Europa è talmente grande che il costo di questo allargamento è pressoché trascurabile. Tutti i Balcani arrivano all'1% del Pil europeo. E se anche, quindi si dovesse arrivare a dare il 5% a questo attuale 1% è un sacrificio sopportabile per chi vuole la pace».
2
aprile
2004
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