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Carissimo bicchiere 
Alemanno paladino del vino

Il ministro alle Politiche Agricole contro la Ue per il regolamento delle "etichette libere": «Faremo ricorso alla Corte di Giustizia»

In data 24 febbraio la Gazzetta ufficiale delle Comunità europee ha pubblicato il regolamento n.316/2004 che consente, seppur a determinate condizioni, l'uso internazionale di alcune etichette vinicole, tra le quali 17 menzioni tradizionali italiane. Confagricoltura, Coldiretti, Cia, i consorzi vinicoli (e non solo), hanno immediatamente espresso il loro disaccordo sulla questione, nel timore questa nuova regolamentazione apra ulteriormente le porte all'agropirateria che già minaccia i prodotti italiani. Anche Ciampi ha dichiarato espressamente la sua contrarietà: «Talune decisioni dell'Ue destano preoccupazione. Come è possibile liberalizzare decine di denominazione storiche di vini italiani, consentendo che anche produttori extracomunitari li utilizzino per i loro prodotti?».

Il ministro alle Politiche agricole italiane Giovanni Alemanno si è dichiarato preoccupato non tanto per il documento in sé, che se ben applicato non dovrebbe nuocere al vino made in Italy, ma piuttosto per il segnale politico. La Commissione, agendo in questo modo, si è dimostrata più propensa a rispondere a eventuali ricorsi da parte del Wto che a tutelare adeguatamente il sistema delle denominazioni. Nel corso di questa intervista Alemanno fa chiarezza sulla situazione attuale, spiegando in concreto come sta agendo l'Italia.

Ministro, il nuovo regolamento europeo sull'etichettatura dei vini ha raccolto molte critiche, e non solo quelle dei produttori. È stato definito "una follia" e un passo indietro per l'Unione Europea. Come si sta muovendo il Ministero delle Politiche agricole?
Abbiamo contrastato in ogni modo e in ogni sede l'adozione di questo provvedimento e continueremo a farlo: anzi, posso annunciare che contro il regolamento sull'etichettatura dei vini l'Italia, entro la fine di aprile, presenterà ricorso alla Corte di Giustizia. L'obiettivo prioritario della nostra azione politica resta infatti la tutela dei produttori italiani, che con ingegno e secolare dedizione hanno contribuito alla creazione dell'importante patrimonio delle denominazioni registrate. Fra l'altro, la recente adozione del nuovo regolamento ci sembra ancor più grave considerando che sullo stesso argomento è tuttora pendente il ricorso dell'Italia alla Corte di Giustizia europea, contro alcune previsioni del precedente regolamento (n. 753/2002) che già limitavano la protezione delle menzioni tradizionali italiane.

Il commissario europeo per l'agricoltura Fischler, tuttavia, ha dichiarato che in pratica la possibilità che qualunque Paese terzo possa usare una menzione tradizionale, come quella del "Brunello", è pari a zero. Insomma, i nostri marchi e le nostre produzioni sono davvero in pericolo o meno?
Dopo la revisione del regolamento restano ancora molte forme di difesa per i produttori: intanto non si possono usare tutte le denominazioni ma solo 17, e poi non potrà essere utilizzata ad esempio la dicitura "Brunello di Montalcino", ma solo quella di Brunello. Chi volesse farlo, poi, dovrebbe dimostrare che la menzione Brunello si utilizza nel suo Paese da almeno dieci anni e che essa vi gode di una "solida fama". Inoltre non si potrà scrivere Brunello in italiano, ma si dovrà usare la lingua del Paese d'origine del vino. La facoltà di usare la denominazione, poi, non viene concessa automaticamente, ma è sottoposta all'esame di una commissione nella quale siederanno anche i rappresentanti dei governi nazionali, quindi i nostri rappresentanti, che saranno lì per evitare ogni abuso. Posso assicurare che l'Italia vigilerà con estrema attenzione per far in modo che la Commissione gestisca al meglio questo regolamento, utilizzando tutti gli strumenti di difesa che esso pure prevede. Tuttavia, al di là dei paletti che pure ci sono, manteniamo un giudizio assolutamente critico nei confronti della decisione assunta dalla Commissione, che certo ha inflitto un duro colpo al patrimonio delle menzioni tradizionali riservate alle nostre più prestigiose denominazioni d'origine.

Tempo fa Lei aveva annunciato "Stiamo studiando a livello privatistico la difesa di queste denominazioni depositandole come marchi da copyright". Ci sono state delle evoluzioni a tal proposito?
Si, il Ministero ha già iniziato a lavorare in questa direzione. Proprio in questi giorni infatti stiamo sollecitando tutti i Consorzi di tutela a procedere con urgenza alla registrazione delle denominazioni che, venendo depositate come marchi da copyright, potranno essere maggiormente tutelate. Il Governo italiano intende dunque continuare a combattere la sua battaglia a sostegno della vitivinicoltura nazionale, per promuovere la grande qualità dei vini italiani e per difendere la loro tipicità. Siamo convinti che questa decisione non abbia fatto che rafforzare nell'opinione pubblica la convinzione che l'Europa si muova con scarsa coerenza quando si tratta di difendere la qualità. Da una parte infatti interviene sulla politica agricola comunitaria eliminando, in nome della qualità, il vecchio sistema di premi legato alle quantità prodotte, ma dall'altra non sembra proteggere adeguatamente proprio quel sistema di denominazioni che da sempre è garanzia di qualità e sicurezza. In questo senso condividiamo appieno le preoccupazioni espresse di recente dal presidente Ciampi per le posizioni assunte dalla Commissione in campo agricolo: come lui, infatti, pensiamo che con certe decisioni si corre il pericolo di generare pesanti disaffezioni nei confronti dell'Unione Europea. Non solo: così, ne sono convinto, si rischia di favorire l'industria del falso "Made in Italy", che già oggi, non rispettando i principi internazionali sulla concorrenza sleale, già fattura la metà di tutta l'industria alimentare italiana danneggiando il nostro sistema economico e produttivo e la stessa immagine del nostro Paese all'estero.



26  marzo  2004

  Alessandra Del Re
  dalla rete
Ministero Politiche agricole Settore Vitivinicolo
Vinitaly Verona, 1-5 aprile 2004
Europa eu Commissione europea

  sommario
Dalla botte alle stelle 
Alemanno paladino del vino 
Vini cari? Colpa dei ristoratori 
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a giocare al rialzo
 
Pirati del gusto
Le esportazioni italiane nel 2003 hanno segnato una pesante battuta d'arresto con un calo del 17% su base annua e una flessione del 2% in termini di incassi. Secondo una indagine di
Nomisma solo negli Stati Uniti il mercato dei vini di imitazione del made in Italy è quasi uguale a quello delle nostre esportazioni. Ma gli Usa non restano gli unici: sono numerosi i Paesi dove è possibile spacciare vini locali come italiani. A essere più imitati sono il Chianti, il Lambrusco, il Marsala e la Grappa. L'Italia è il secondo Paese produttore di vino in Europa e può contare su un patrimonio di 427 vini Docg, Doc e Igt, che rappresentano il 60% della produzione nazionale di vino che genera un fatturato complessivo di circa 8,5 miliardi di euro e un valore delle esportazioni superiore ai 2,5 miliardi di euro, la principale voce dell'export agroalimentare nazionale.
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