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IL DECRETO ANTI-PIRATERIA 
Internet, dopo l'anarchia
il pugno di ferro

Il 12 marzo è stato approvato il decreto anti-pirateria del ministro Giuliano Urbani. Sarà attivo per 60 giorni prima di diventare legge. È c'è già chi li definisce i giorni più oscuri di internet in Italia

Internet: dalla completa anarchia alla legge marziale. È accaduto esattamente questo il 12 marzo 2004 grazie al decreto che Giuliano Urbani, ministro dei Beni e le Attività culturali, ha portato in Consiglio dei ministri che lo ha approvato. Si è dichiarato d'accordo con il provvedimento anche il ministro per l'Innovazione e le tecnologie Lucio Stanca. Per la precisione il decreto entra in vigore dal momento della sua pubblicazione sulla "Gazzetta ufficiale", entro 15 giorni dall'approvazione in Consiglio, dunque entro il 27 marzo. Il decreto prevede interventi finanziari urgenti a sostegno dell'attività cinematografica. E non solo: introduce norme che vietano l'utilizzo dei programmi di file sharing per condividere telematicamente opere cinematografiche protette dal diritto d'autore. A essere penalizzati, oltre agli utenti della rete, sono soprattutto gli internet service provider equiparati al ruolo di controllori.

Chiunque scarichi un film coperto da copyright rischia fino a 1500 euro per la pirateria cinematografica a uso personale e multe da 15mila euro e da 6 mesi a 3 anni di carcere per la pirateria a scopo di lucro. Queste le pene previste da decreto Urbani sul rifinanziamento del cinema e contro la pirateria cinematografica illustrate dallo stesso ministro al termine del Consiglio dei Ministri. Sul tema della pirateria, ha ricordato Urbani, nei giorni scorsi è stata approvata una direttiva europea analoga al decreto. «Nello spirito e nelle indicazioni - ha sostenuto il Ministro - sono testi gemelli. Noi così abbiamo anticipato le norme europee».

Ma c'è chi in un clima da caccia alle streghe non è affatto d'accordo con questa interpretazione. A partire dall'Aiip, l'associazione degli internet provider italiani il cui presidente Paolo Nuti ha attaccato gli autori del decreto. Secondo il senatore Fiorello Cortiana (e secondo molti altri esperti e professionisti della rete) il decreto Urbani va nella direzione opposta all'Europa. Gli emendamenti della direttiva europea Enforcement, che regolamenta le misure e le procedure necessarie ad assicurare il rafforzamento dei diritti di proprietà intellettuale, hanno una filosofia molto diversa soprattutto rispetto a internet. La direttiva europea che porta il nome della parlamentare Ue Jannelly Fourtou (che fra l'altro è moglie di un noto esponente delle major) prende infatti in considerazione la buona fede dei singoli utenti della rete e condanna (con sanzioni amministrative, non certo con il carcere) soltanto chi commette violazione del diritto d'autore "su scala commerciale per trarre vantaggio economico o commerciale diretto o indiretto".

La direttiva europea, frutto di equilibrismi politici e di numerosi emendamenti al testo originale da parte di maggioranza e opposizione, sostiene infatti che "vengono esclusi atti [di violazione] commessi da consumatori che agiscano in buona fede". Gli articoli della direttiva relativi alle sanzioni dovranno essere recepiti da tutti gli Stati della Ue, ma il testo dice anche che l'applicazione potrà avvenire "senza pregiudizio alla possibilità per gli Stati Membri di applicare queste misure anche rispettando altri atti". Certo gli Stati Membri "provvederanno alle misure, alle procedure e ai rimedi necessari ad assicurare tale rafforzamento" in piena libertà, ma la differenza è sostanziale e più di un commentatore ha dichiarato che ora siamo un Paese fuori legge.

Quanto all'Italia, nei 60 giorni successivi all'entrata in vigore del decreto, sapremo se la bomba a orologeria di Giuliano Urbani diventerà legge definitivamente. E il dibattito è già iniziato. Una vera e propria guerra fra le major, le associazioni dei provider, le compagnie telefoniche che offrono servizi a banda larga e gli utenti della rete. Soprattutto i giovani.

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19  marzo  2004

  Daniele Passanante
  dalla rete
BeniCulturali.it Il dicastero retto dal ministro Giuliano Urbani
Puntoit.org Gli interventi degli esperti della rete e le polemiche sul decreto
Key4biz.it La denuncia: poca trasparenza, legge contro internet

  sommario
Internet, dopo l'anarchia
il pugno di ferro
 
Urbani: «Il Far West è finito» 
Cortiana: internauti unitevi 
Stanca: «La Rete non è una zona franca» 
Nuti: «Quel decreto è un pasticcio» 
I dati del fenomeno pirateria 
Dopo Napster
Il re è morto, viva il re. Napster è stato chiuso dagli attacchi delle major, ma i suoi eredi sono vivi e funzionano. Anche se fuori legge WinMx, Kazaa, EMule, EDonkey, continuano a permettere alla comunità più grande del mondo di condividere musica, file audio, immagini, filmati, contenuti digitali multimediali. Ma se l'era del free internet è in crisi, sembrano funzionare gli esperimenti di Apple come iTunes: a costi più bassi di un cd è possibile scaricare legalmente musica con buona pace degli autori e dei loro diritti.
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