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DIETE MADE IN USA 
Mangiare poco
per vivere a lungo

La nuova dieta in voga negli Stati Uniti è la calorie restriction. Apporto calorico giornaliero ridotto ai minimi termini, ma questa volta la magrezza non è associata a modelli di bellezza da emulare...

Magri per aumentare le aspettative di vita e preservarsi dalle malattie. Il sogno è quello di raggiungere i 150 anni in salute riducendo all'osso l'apporto di calorie. Meno calorie si introducono, minor quantità d'energia si produce, c'è meno ossigeno da bruciare e una riduzione degli effetti dei radicali liberi. La nuova "moda" sarebbe la reazione della classe media all'obesità, piaga che affligge soprattutto i poveri (vedi box).

Finora sono un migliaio i seguaci. Brian Delaney è uno di questi, nonché il presidente della californiana Calorie Restriction Society, la cui storia è stata recentemente raccontata dal NewsWeek. Americano, 40 anni, 63 kg per 180 cm di altezza, è sotto regime ipocalorico da dieci anni e assume 1800 calorie giornaliere distribuite in due pasti, che diventano uno quando si concede una cena fuori casa. Confessa che a distanza di tanti anni avverte ancora un buco allo stomaco che supera pensando alle malattie che grazie alla sua dieta crede di evitare. Prima di mettersi a dieta, Delaney correva 20 miglia a settimana ma ha dovuto dimezzarle perché l'apporto calorico non era sufficiente a tenerlo in vita.

Impazzano fra i carbofobici i prodotti "low-carb" Parla l'esperta: Elisabetta Montagna, dietista

La restrizione calorica (RC) non si basa sulle teorie di qualche santone della linea ma su presunteprove scientifiche. Tutto inizia negli anni Trenta, quando il nutrizionista Clive McCay della Cornell University scopre che i ratti sottoalimentati vivono più a lungo e conservano un aspetto più giovane rispetto a quelli alimentati normalmente. Successivamente gli effetti della "dieta" sono sperimentati su moscerini, vermi intestinali e topi, con gli stessi risultati: riducendo di un terzo la quantità di cibo assunto e iniziando la restrizione calorica a partire dall'infanzia, la vita degli animali si allunga del 30%. Se il discorso fosse valido per uomini e donne (ma sarebbe comunque impensabile far partire la restrizione dalla tenera età), le aspettative di vita superebbero i 150 anni. Questa eventualità, in realtà, non è mai stata provata: tre istituti di ricerca stanno per avviare test sull'uomo ma dureranno solo un anno e non potranno certo stabilire se c'è nesso tra apporto calorico e longevità.

I sostenitori della calorie restriction sono comunque convinti che ciò che vale per gli animali valga anche per gli esseri umani. «Gli effetti della RC sono dovuti specificatamente alle calorie. Se i nutrienti essenziali sono presenti, le quantità relative di proteine, carboidrati e grassi non fanno differenza», dice Roy Walford, uno dei principali ricercatori nel campo. Con l'apporto calorico limitato si ha un rallentamento del metabolismo, specie dell'energia ricavata dal glucosio: diventa sempre più difficile bruciare il grasso, si verifica un calo della temperatura di un grado, si riduce l'impatto dei radicali liberi "colpevoli" dell'ossidazione e quindi dell'invecchiamento.

Tra gli affetti collaterali ci sarebbero invece una riduzione della densità ossea, la perdita della libido, depressione e irritabilità. Warren Taylor, 58enne segretario della Calorie Restriction Society assicura che non è così: «La maggior parte di quelli che, come me, seguono questo regime alimentare dicono di aver trovato una maggiore armonia interna, provano un senso di pace, di tranquillità, di equilibrio emotivo». A stomaco vuoto.

16  marzo  2004

  Alessandra Del Re
  dalla rete
Low carbing «Non è il burro che fa ingrassare ma il pane che ci metti»
Calorie restriction society «Meno calorie, più vita»
Roy Walford Ricercatore e divulgatore della RC

  sommario
Mangiare poco
per vivere a lungo
 
Il popolo dei carbofobici 
Parola all'esperta 
L'obesità è anche una questione di soldi
Lo sostiene il direttore del Center for Public Health Nutrition dell'università di Washington Adam Drewnowski, che in un articolo comparso sull'American Journal of Clinical Nutrition spiega come i cibi sani siano meno accessibili alle persone con un basso reddito, mentre quelli ricchi di grassi e zuccheri aggiunti, i prodotti fritti e con conservanti, cioè i più ipercalorici, costano meno. Frutta, verdura, cereali integrali, pesce e prodotti freschi sono più cari e non alla portata di tutti. Prodotti meno salutari spesso sono anche meno efficaci nel dare senso di sazietà rispetto a quelli ricchi di fibre, quindi non solo chi ha minori disponibilità economiche tende a preferirli ma ne mangia di più. Secondo l'esperto «Non si è poveri per scelta, mentre si diventa obesi principalmente perché si è poveri», e conclude suggerendo al governo di non limitarsi a promuovere una dieta sana, ma di prestare più attenzione al problema del costo dei prodotti più salutari.
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