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PRIVACY, QUESTA SCONOSCIUTA 
La Signora della cronaca rosa

La privacy secondo Silvana Giacobini: tutto è lecito (e, dunque, pubblicabile) fino a che non si arriva a toccare la sfera privata. A quel punto non c'è scoop che tenga, la notizia rimane nel cassetto

Da dieci anni è alla direzione di "Chi", uno dei settimanali di evasione e attualità più apprezzati dal pubblico, per molti Silvana Gacobini è la "Signora del gossip". Le abbiamo chiesto di raccontarsi, nella doppia veste di giornalista ed esperta di cronaca rosa, ma anche di personaggio pubblico. Insomma, di vip.

Nella sua scheda biografica redatta da Mediaset c'è scritto: "impone ai suoi collaboratori la verità assoluta in qualunque servizio". Come si pone rispetto alla questione della privacy?
Il principio è molto chiaro: ai miei collaboratori chiedo il rispetto della realtà dei fatti. Non ci deve essere creatività in questo mestiere. È importante, per esempio, che siano riportate fedelmente le parole del personaggio intervistato, anche nel caso in cui questo neghi qualcosa che si sa per certo essere vero.

Dando per scontati i paletti imposti dalla legge, cosa rientra secondo lei nella sfera privata, quindi inviolabile, di un personaggio pubblico?
Prima di tutto la salute. In questo senso potrei portare a esempio un fatto significativo: ero a conoscenza della grave malattia che aveva colpito Marcello Mastroianni prima che la notizia divenisse di pubblico dominio. Non ho mai pubblicato niente a riguardo. Per rispetto della persona e del momento drammatico che stava vivendo.

Un discorso a parte meritano le foto...
La legge è molto chiara: non si possono pubblicare foto di personaggi pubblici ripresi in luogo privato. In una puntata di "Porta a Porta" il professor Rodotà ha aggiunto un ulteriore tassello spiegando che, per esempio, il balcone rientra tra i luoghi "off-limits", pur se visibili dalla strada. Aveva ragione, quindi, Michelle Hunziker a lamentarsi per un servizio in cui compariva sul balcone della sua casa mentre svolgeva le faccende domestiche. L'altro divieto, sacrosanto, riguarda la pubblicazione di foto che ritraggono minori.

"Signora del gossip" ma anche personaggio pubblico. Le è mai capitato di veder violata la sua privacy?
Rispondo con una battuta: non sono tanto famosa da avere questo genere di problemi.

Il pettegolezzo piace agli italiani. La carta stampata, il web, i palinsesti televisivi dedicano molto spazio al gossip. Perché farsi i fatti degli altri, soprattutto se "vip", è un passatempo nazionale?
Credo sia importante distinguere la cronaca dal pettegolezzo tout-court. "Chi" è un settimanale di cronaca rosa, noi facciamo notizie, riportiamo fatti acclarati non quelli appresi per sentito dire. La differenza è tutta qui: non c'è voglia di far male o di colpire un personaggio piuttosto che un altro.

Spesso si dice: rinunciare alla propria sfera privata è il prezzo da pagare per avere (e mantenere) il successo. Lei non è di questo avviso?
Assolutamente no. Sono convinta che mantenere riservato il proprio privato sia una scelta precisa e ponderata.

E gli scoop?
Sono una risorsa di chi fa questo mestiere. Non cambia la sostanza però: devono avvenire in un luogo pubblico. Se si tratta di una notizia e soprattutto se è pubblicabile, bene. Altrimenti non me ne importerebbe nulla. A maggior ragione nel caso in cui possa recare un danno alla persona in questione.

9  marzo  2004

  Barbara Del Pio
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Chi è
Silvana Giacobini esordisce come annunciatrice Rai alla fine degli Anni Sessanta, ma coltiva un sogno: diventare giornalista. E per realizzarlo si trasferisce a Milano. Fa il suo ingresso in Rusconi nel 1970 e in poco tempo raggiunge i vertici dirigendo Eva Express per quattro anni e Gioia per venti. Nel 1994 si sposta in Mondadori dove realizza un progetto editoriale da lei inventato e studiato: Chi. È autrice di due romanzi di successo: "La signora della città" (Mondadori, 1994) e "Un bacio nel buio" (Mondadori, 1999). A dicembre la Giacobini ha presentato "I fiori sul parabrezza", una raccolta di poesie.
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