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Le città degli ufo Roswell, Area 51, Rachel e l'Extraterrestrial Highway
Vivono di mito, di leggende, di credenze e soprattutto di turismo. Sono le cittadine degli ufo, meta continua di pellegrinaggi e gite di fedelissimi, di famigliole in cerca di emozioni, di pseudo scienziati. La più famosa di tutte è Roswell, New Mexico, balzata agli onori della cronaca quando, nel luglio del 1947, dopo una nottata di tuoni e fulmini, un contadino trovò in uno dei suoi campi quelli che sembravano essere i resti di una navicella spaziale. Legò al trattore il misterioso oggetto, lo trascinò fino a casa dei suoi vicini e insieme cercarono di capire di che si trattava. Dopo un paio di giorni decisero che era il caso di avvertire le autorità locali del ritrovamento. Sul posto arrivò lo sceriffo, che sequestrò i resti della carlinga. Poco dopo, in un comunicato stampa, si fece sapere che il disco volante altro non era che un pallone usato per determinare la direzione e la velocità dei venti in alta quota. Il caso si chiuse così, senza troppo clamore. Fino al 1980, quando due ufologi americani, Stanton Friedman e William Moore, pubblicarono il libro "The Roswell incident", tradotto in italiano con il titolo "Accadde a Roswell". Un testo frutto di anni di ricerche, con oltre sessanta interviste a persone in qualche modo collegate allo strano caso del 1947. L'ipotesi sostenuta nel testo, ormai un cult, è che quelli ritrovati dal contadino altro non fossero che i resti di un disco volante, frutto di un esplosione. Il nucleo vero e proprio della navicella, però, sarebbe precipitato nella Piana di San Agustin (200 chilometri a ovest di Roswell), dove sarebbero stati rinvenuti dei cadaveri di umanoidi, forse l'equipaggio alieno. Sempre più ufologi si interessarono al caso e vennero avanzate e poi scartate diverse ipotesi: pallone meteorologico o pallone bomba giapponese, razzo, aereo sperimentale. Si diffuse la convinzione che non si trattava di nulla di terrestre. Tutt'oggi il mito persiste e a Roswell sorge un museo dedicato all'incidente e agli ufo, un museo che attrae ogni anno milioni di visitatori, che ha ispirato una serie tv, che ospita ricercatori e mostre itineranti.
Altro grande mito è lafamosissima Aera 51, nel deserto del Nevada, la zona militare che non esiste, che non compare su nessuna mappa, che è iper protetta, recintata per chilometri e utilizzata dal Pentagono per progetti militari segreti. Niente di strano: esperimenti che ai civili non è dato conoscere. Ma tutto quel che è vietato e top secret incuriosisce e alimenta la fantasia. A soffiare sulle ceneri ci si è messo qualche anno fa Bob Lazar, un ricercatore che lavorò all'interno dell'Area 51 per un anno circa e che sostiene di aver letto centinaia di documenti riservatissimi su ufo, autopsie su cadaveri alieni, comunicazioni con extraterrestri e intercettazioni. I turisti non rinunciano a gite sul posto, ma ahimè, la zona è difesa da ogni tipo di sguardo indiscreto e la leggenda vuole che chiunque si avvicini con un teleobiettivo in mano venga raggiunto nel giro di pochi secondi da qualche militare in divisa che, spuntato non si sa bene da dove, invita tutti ad allontanarsi immediatamente. Tre anni fa, però, una società americana, grazie a un satellite russo, riuscì a scattare delle fotografie, che poi mise in vendita sul web.
A 115 miglia a nordest di Las Vegas, sulla Extraterrestrial Highway (l'autostrada degli extraterrestri) sorge la cittadina di Rachel, famosa perché si trova a sole 27 miglia dall'Area 51. È stata ribattezzata la capitale mondiale degli ufo, perché meta di appassionati da tutto il globo, che si recano sul posto per partire all'esplorazione del deserto del Nevada, a caccia di tutti quei luoghi (e ce ne sono tanti) dove si dice che siano cadute delle astronavi. Il punto di ritrovo è il bar ristorante "Little A'Le'Inn", dove è possibile avere notizie fresche (forse sarebbe meglio parlare di soffiate) sull'Area 51, comprare le mappe con gli ultimi avvistamenti e le foto degli ufo scattate da altri appassionati, convinti di aver incontrato degli alieni in zona. La cittadina, anni fa, viveva della miniera locale, quando questa venne chiusa Rachel si svuotò e rimasero cento anime. Ora l'economia locale si basa, guarda caso, sul turismo.
13
febbraio
2004
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