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Papà spermatozoo In Italia la nuova legge metterebbe fuori gioco la fecodazione eterologa. All'estero si cerca di arginare la cronica carenza di donatori di sperma, aggravata dalla perdita dell'anonimato
Il 48% per cento degli italiani nemmeno sa cosa sia la fecondazione eterologa, cioè quella compiuta con il seme di una persona estranea alla coppia che potrebbe essere vietata dalla legge ancora in discussione. L'indagine è stata compiuta dalla Swg di Trieste su un campione di 100 persone tra i 18 e i 64 anni. Alla domanda ''Sai che cos'è la fecondazione eterologa?'' il 52% ha dato la risposta esatta, il 24% ha risposto "quella fatta con il seme del marito morto", il 10% "un trattamento effettuato negli ospedali stranieri", il 14% ha replicato semplicemente ''non so''. E mentre in Italia, se la nuova legge fosse approvata (vedi la scheda), le banche del seme non avrebbero più motivo di esistere, all'estero si cerca in tutti i modi di arginare la cronica carenza di donatori di sperma.
Ad aggravare la carestia di spermatozoi, la perdita dell'anonimato dei "papà" in provetta. Il diritto dei figli a conoscere il loro background genetico è più importante del diritto alla privacy dei donatori: è quanto prevede un disegno di legge sulla fecondità presentato dal governo britannico. Attualmente, in Gran Bretagna, il migliaio circa di bambini che ogni anno nascono tramite l'inseminazione artificiale crescono senza conoscere le loro origini. Se approvata dal Parlamento inglese la legge entrerà in vigore il 1 aprile 2005; si applicherebbere soltanto alle donazioni effettuate dopo quella data e darebbe il permesso di risalire al genitore biologico dopo il compimento del diciottesimo anno d'età.
La scelta ha provocato la protesta dei medici che praticano la fecondazione assistita, secondo i quali si ridurrà ulteriormente il già scarso numero di donatori. Molte cliniche britanniche, infatti, stanno già importando sperma dalla Danimarca, perché i potenziali donatori temono di poter essere identificati in futuro. La fine dell'anonimato è sostenuta anche dalla Human Fertilisation and Embryology Authority (Hfea), la commissione etica britannica, che sottolinea come norme per tutelare il diritto dei figli ad avere informazioni sui donatori sono già state introdotte in paesi come la Svizzera, la Svezia, l'Austria e l'Olanda senza che si registrasse un significativo declino nella disponibilità di liquido seminale. D'altro canto, per controbilanciare l'effetto-privacy, il governo britannico ha promesso una campagna informativa sull'importanza di donare sperma, ovuli o embrioni.
Una vacanza in Australia in cambio di liquido seminale: è così che ha pensato di risolvere il problema un centro di medicina riproduttiva di Albury. L'offerta, apparsa su un giornale universitario, era rivolta a uomini di qualsiasi nazionalità dai 18 ai 40 anni. Anche in questo caso, la decisione di rivolgersi a volontari d'oltrefrontiera è derivata dall'approvazione da parte del Parlamento australiano di una legge che priva del diritto all'anonimato i donatori a favore del diritto dei bambini a conoscere la propria identità genetica. La proposta includeva il volo di andata e ritorno in classe economica, gli alberghi e le spese per due settimane di soggiorno. I candidati dovevano essere in perfette condizioni fisiche, accettare di sottoporsi a un'analisi del sangue e del seme, nonché di partecipare a un paio di sessioni di psicoterapia. L'iniziativa ha riscosso un successo sorprendente: «abbiamo ricevuto e-mail perfino dall'Ucraina - ha detto la direttrice del centro - e adesso ci ritroviamo con un numero di potenziali donatori che va decisamente al di là delle nostre attese». Una vacanza in Australia, pare, val bene il sacrificio della privacy.
30
gennaio
2004
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