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OGM 
Leggere per sapere

Le etichette parlano chiaro, per ora. Ma in futuro?

Chi non fa la spesa alle 19.20, di corsa, mentre le serrande del supermercato sotto casa si abbassano e una volta giunti alla cassa tocca uscire dal retro, può permettersi il lusso di scegliere consapevolmente cosa mettere nel carrello. E in pancia. In tempi di ogm (organismi geneticamente modificati), leggere le etichette può diventare una buona abitudine. L'Unione Europea ha infatti emesso regolamenti ben precisi sulle procedure di autorizzazione di cibi e mangimi di origine transgenica, sulla loro etichettatura obbligatoria e sul sistema di tracciabilità degli ogm lungo tutta la catena alimentare. Il che ha dato origine a una vera e propria battaglia commerciale.

Gli Stati Uniti sospettano che l'obbligo di imprimere sulle confezioni diciture chiare e complete sia una forma mascherata di protezionismo e chiedono il pieno accesso al mercato europeo per i loro prodotti. Ma l'Ue è stata irremovibile: la trasparenza è imprescindibile. L'obbligo di etichettatura non si applica soltanto quando la presenza di materiale transgenico è accidentale e inferiore allo 0,9%, per gli ogm autorizzati nell'Ue, e allo 0,5% per quelli non autorizzati ma che siano già stati valutati positivamente da parte delle istanze scientifiche dell'Unione. In precedenza la soglia di tolleranza per gli ogm autorizzati era dell'1%, cosa che ha fatto storcere il naso ad Australia e Nord America, Canada compreso.

«Con gli Stati Uniti abbiamo aperta da tempo una battaglia che ci divide sulle etichette e sulla sicurezza alimentare in genere - ha spiegato il presidente della Commissione Europea, Romano Prodi - perché noi siamo per la massima tutela del consumatore e quindi per la precauzione, mentre loro sono per la ricerca continua. Tutto questo, comunque, credo non potrà impedire che in futuro anche nel territorio dell'Unione possano essere sperimentate coltivazioni geneticamente modificate».

Prodi ha comunque ribadito che l'Ue deve necessariamente prepararsi ad aprire i battenti ai prodotti di massa provenienti da Paesi con grandi estensioni di terreno e con manodopera a basso costo, ma prima «sarebbe auspicabile - ha precisato - essere pronti a combattere la concorrenza rispondendo con prodotti di qualità, a denominazione di origine controllata». Il futuro sembra dunque questo: un mercato aperto a 360°, ma con regole ben precise; cibi provenienti da coltivazioni biologiche garantite e cibi transgenici sullo stesso scaffale, ma con etichette chiare; rispetto per le esigenze dei grandi partner commerciali d'oltreoceano, ma senza trascurare la tutela del consumatore.

Accogliendo in parte l'idea di Prodi, il coordinatore dei Verdi, Alfonso Pecorario Scanio, rilancia: «La stragrande maggioranza degli italiani ha dimostrato di essere contraria agli organismi geneticamente modificati e se Governo, Parlamento e Unione Europea trasformassero il volere della gente in una scelta politica, questa avrebbe una sicura ricaduta anche economica. La via d'uscita per l'Italia è quella di specializzarsi nei prodotti tipici, ma anche in quelli che non contengono ogm. Questo dovrà poi comparire nelle etichette, che dovranno accompagnare i nostri prodotti in tutto il mondo anche se, nei sondaggi, emerge poi che la gente non le legge. Si pone, quindi, un altro problema: insegnare sin dalle scuole elementari a prestare attenzione alle indicazioni che accompagnano le confezioni di cibi che consumiamo tutti i giorni». Più informazione, dunque, più educazione e più rispetto per la tradizione e la natura per fare fronte all'invasione del made in Usa.

23  gennaio  2004

  Giorgia Camandona
  dalla rete
Ogm Il dossier di Geenpeace
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Ambiente Lo speciale di News2000

  sommario
Gli ogm sono tra noi 
L'Europa vicina a una svolta 
Leggere per sapere 
Greenpeace approva
Le associazioni ambientaliste hanno giudicato con favore il voto del Parlamento europeo, che ha approvato misure più rigide sui prodotti contenenti ogm. «Questo voto - ha dichiarato federica Ferrario, di Greenpeace Italia - è uno schiaffo all'amministrazione americana, che sta usando l'Organizzazione mondiale del commercio (Wto) come arma per intimorire l'Europa e gli altri paesi contrari agli ogm». Secondo l'associazione questo rappresenta un esempio di resistenza della Ue anche nei confronti dell'industria biotech, che vuole abolire tutte le restrizioni in materia. Greenpeace si dice preoccupata per il fatto che le multinazionali vogliono contaminare i prodotti tradizionali e biologici attraverso semi geneticamente modificati. «Prevenire la contaminazione genetica - ha detto Ferrario - deve essere ora la massima priorità per la Ue, altrimenti il nuovo sistema di etichettatura rischia di diventare inutile nel giro di pochi anni».
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