|
Non chiamatela medicina alternativaMeglio chiamarla "complementare". L'energia del corpo e le cure allopatiche basate sulla tradizione millenaria dell'Oriente e dell'India
Se il concetto di salute è inequivocabile e chiaro, si fa spesso confusione quando si parla di cura e di medicina. La medicina alternativa è solitamente vista in opposizione alla medicina ufficiale. Si dovrebbe però parlare più correttamente di medicine non convenzionali in opposizione alla medicina accademica o occidentale. Fra gli esperti nel campo della naturopatia, la dottoressa Loredana Matonti, (una laurea in Scienze naturali con una tesi in etnobotanica, e alcune specializzazioni non ancora riconosciute ufficialmente in radioestesia, trattamenti con i fiori di Bach, Ayurveda) auspica per il futuro una convivenza pacifica e un'integrazione fra le due filosofie mediche e chiarisce alcuni dubbi sulla naturopatia. «La medicina praticata dai medici - precisa l'esperta - non si deve definire "tradizionale" come spesso si usa dire nel linguaggio comune perché non ha alle spalle i millenni di pratica terapeutica che hanno invece la medicina indiana ayurvedica o la medicina cinese. Queste sono le vere medicine tradizionali». Fra le medicine orientali, dal Giappone si è ormai diffuso in tutto il mondo lo shiatsu, vera filosofia medica, non soltanto terapia del massaggio e sta prendendo piede, come alternativa occidentale, il Rolfing.
Si potrebbe obiettare però che la medicina di oggi, ha oltre alla base tradizionale, solidi fondamenti legati alla tecnologia e ai più moderni e sofisticati strumenti diagnostici. In realtà le due cose non sono facilmente confrontabili perché si basano su due fisiologie completamente diverse. La medicina non convenzionale o tradizionale non risulterebbe inficiata dal fatto di non potersi avvalere dell'utilizzo di uno strumento. Si basa infatti su una fisiologia cosiddetta sottile o energetica che trascende la conoscenza della fisiologia e dell'anatomia così come convenzionalmente ne parliamo. Secondo la medicina non convenzionale l'uomo è composto oltre che da un corpo fisico da altre parti, i cosiddetti corpi sottili, che avvolgerebbero il corpo fisico: come se ci fossero gusci o involucri ognuno dei quali sovrapposto all'altro. La malattia, che è in realtà uno squilibrio, presuppone un'alterazione energetica di questi corpi sottili. Ed è su questi che si interviene per ripristinare l'equilibrio.
Salute e malattia, due concetti da rivedere? In effetti sì. Nella medicina complementare si parla di squilibrio al posto di malattia e di armonia al posto di salute.
Le medicine non ufficiali sono più preventive che curative? Non esattamente. Queste medicine nascono per preservare la salute, per conservare il benessere e non per riparare un danno. Secondo il concetto di medicina accademica ha senso parlare di cura soltanto quando c'è una malattia organica in atto. Le medicine complementari parlano di preservazione dello stato di equilbrio. Una volta i medici in Cina venivano pagati per fare prevenzione, se la persona si ammalava non venivano pagati perché voleva dire che avevano fallito nel loro compito. Questa è una diversità culturale di fondo.
Interessante. Sarebbe completamente diverso un sistema basato sulla prevensione? Infatti. Ma il concetto clinico di prevenzione in realtà non è applicato nel nostro sistema sanitario. Infatti non stiamo facendo una prevenzione primaria, ma secondaria. Nonostante la nostra raffinatezza tecnologica, riusciamo a diagnosticare un danno, seppur minimo, quando è già esistente, mentre con la prevenzione primaria il terapeuta riesce ad accorgersi che qualcosa non va ancora prima che ci sia il minimo disturbo.
Come? Intervenendo su quei famosi corpi sottili di cui parlavo prima. La malattia, secondo la medicina complementare, è un'alterazione della vibrazione energetica dell'essere. Quando c'è uno squilibrio le vibrazioni, cioè la frequenza tipica di quell'individuo, è distorta. Con strumenti, che non sono quelli tecnologici, ma altri tipi di indagini diagnostiche come l'iridologia, la radioestesia, la chinesiologia si possono individuare queste alterazioni, ed effettuare una diagnosi energetica attraverso la quale si può concretizzare questa prevenzione primaria.
Chi pratica la medicina non ufficiale non rischia di essere accusato di abuso di professione medica? Sarebbe scorretto e si dovrebbe davvero parlare di abuso di professione medica se un terapeuta utilizzasse queste tecniche tradizionali secondo i presupposti della medicina moderna. Vorrei sfatare anche un altro pregiudizio. Spesso ci si rivolge alla medicina allopatica, cioè ufficiale, se si hanno malattie serie mentre ci si rivolge a questi terapeuti un po' strani per essere sicuri di conservarsi in salute a lungo. No, il problema non è questo: più che di gravità delle malattie bisognerebbe parlare di tipologie di uomini.
Cioè? Ci sono uomini e donne che non sono curabili, a prescindere dalla medicina utilizzata. Altri sono più curabili con una medicina piuttosto che l'altra ma non per un limite nella medicina in sé. Ci sono persone che per loro stile di vita sono più inclini a un tipo di approccio piuttosto che all'altro. Questo prescinde dalla gravità della malattia. Spesso anzi si ottengono risultati proprio dove la medicina ufficiale aveva fallito. Nelle medicine non convenzionali si tiene conto dell'uomo nella sua totalità: non si cura la malattia limitatamente all'aspetto fisico, ma si vanno a individuare soprattutto le cause di quella malattia, che spesso risiedono in altre sfere cioè nella sfera psichica e mentale, ma anche in un certo disagio animico e spirituale. La salute nella società moderna è frutto di una serie di fattori molto diversi fra di loro: sociali, comportamentali, ambientali.
Chi si vuole avvicinare per essere curato o per interesse personale alla medicina non convenzionale come fa a destreggiarsi fra professionisti seri e ciarlatani? È un problema di tipo legislativo. Fino a quando in questo calderone di medicine alternative, naturali, complementari, non convenzionali, non verranno riconosciute e istituzionalizzate riusciranno a sopravvivere tanto i ciarlatani quanto i professionisti. Un buon sistema è quello di indagare sul curriculum vitae del professionista, capire se ha alle spalle una scuola che può garantire per lui. Esistono molte scuole con indirizzi differenti.
Diffidare da promesse che non possono essere mantenute può essere un suggerimento? Sì certo. Bisogna dire però che c'è molta ciarlataneria anche nella medicina ufficiale. Le cronache sono piene. Vale sempre il buon senso, anche quando ci si affida a un medico convenzionale.
Sintetizzando, mentre nella medicina convenzionale la cura viene dall'esterno, grazie ai farmaci o alla tecnologia, nella medicina complementare la cura viene fondamentalmente da se stessi con un approccio più attivo. È corretto? Sicuramente l'approccio è completamente diverso e presuppone che la persona in questione possa essere cosciente di una sua responsabilità nell'ammalarsi. Questo aspetto viene tralasciato completamente dalla medicina convenzionale in cui vengono curati i sintomi. Per i naturopati sono importanti le cause della malattia, superate le quali ciascuno è in grado di guarire.
12
dicembre
2003
|
|