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EURO-DOLLARO 
Meno inflazione, meno export

Crisi per il made in Italy. I pareri degli esperti su questa congiuntura favorevole per la moneta unica

Dopo l'ultimo record a 1,21 sul dollaro l'euro, secondo gli esperti, continuerà a volare per tutto dicembre. Intanto in Italia l'inflazione scende, in controtendenza rispetto all'andamento europeo. Quali le cause di questa debacle del dollaro? Soprattutto le prospettive sempre più cupe sul fronte delle guerre commerciali e della minaccia terrorismo. Ma il supereuro desta non poche preoccupazioni tra i responsabili economici e gli imprenditori di Eurolandia. Non è infatti utile, per la fragile ripresa dell'area, penalizzare l'export che ha appena rialzato la testa e ha sortito, per esempio, i risultati incoraggianti del pil del terzo trimestre di Francia e Germania. Probabilmente chi ne beneficerà, in vista delle vacanze natalizie, sarà soprattutto il settore del turismo verso gli States.

Positivo il commento di Romano Prodi: «La moneta unica serve per contare nel futuro, per avere una voce, come europei in tutto il mondo». Il presidente della Commissione Ue, conversando con i giornalisti al termine del Summit Ue-India di New Delhi ha così tessuto le lodi dell'euro forte. Dall'altra parte dell'Atlantico, il volo dell'euro sul dollaro, con la valuta europea a schiacciare il biglietto verde, non sembra preoccupare il Segretario al Tesoro, John Snow, secondo il quale la corsa della divisa del Vecchio Continente non modifica la politica monetaria decisa dall'amministrazione Bush. Noi - ha sostenuto - abbiamo una politica chiara «che è quella del dollaro forte. Penso che il dollaro, come qualsiasi altra valuta sia meglio posizionato in mercati valutari aperti e competitivi». Il responsabile del dicastero economico americano non ha invece fornito alcun ragguaglio in merito a possibili strategie di Washington per arrestare l'attuale debolezza della sua moneta.

Ma cosa accade in Italia? Se il turismo verso gli Usa potrà beneficiare di un periodo d'oro, preoccupazione viene espressa dai settori dell'artigianato e dell'agro-alimentare. Con un export penalizzato, secondo la Coldiretti, raddoppiano le importazioni. Casi specifici sono quelli dei pomidoro o l'aumento del 22% negli arrivi di olio vergine di oliva, del 12,2% in quelli di salumi ed insaccati e del 10% in quelli di formaggi e latticini. È quanto emerge da una analisi della Coldiretti su dati Ismea/Istat, svolta per verificare gli effetti dell'euro forte sul commercio estero delle principali produzioni alimentari nazionali nei primi sette mesi del 2003. Il cambio euro/dollaro sembra dunque spingere la presenza di prodotti alimentari stranieri sulle tavole degli italiani spesso all'insaputa dei consumatori. Pomodori cinesi - denunciano gli agricoltori - vengono infatti mescolati con il prodotto italiano per diventare automaticamente "tricolore" e finire sulle tavole dei consumatori di tutto il mondo come "made in Italy".

Speranze di ripresa ci sono comunque per tutta l'Europa. Il Vecchio continente non beneficerà come in passato della crescita degli Usa, a causa del deprezzamento del dollaro ma, quello della ripresa è un treno sul quale anche l'Italia può salire. Purché l'impresa faccia la sua parte in termini di capacità di innovazione e coraggio nell'aggredire nuovi mercati. Gli economisti Vittorio Merloni, Pierluigi Bersani e Innocenzo Cipolletta si sono trovati sostanzialmente d'accordo sulle strategie per rilanciare lo sviluppo del nostro sistema economico e industriale confrontandosi a Pesaro in una tavola rotonda organizzata dall'Assindustria. Dall'ex presidente di Confindustria è venuto comunque un richiamo all'ottimismo: «Non piangiamoci addosso - ha detto - e cerchiamo di innovare, sperimentare, investire in ricerca e andare anche laddove la concorrenza fa paura: in Cina e nei Paesi del Far East». Per il responsabile economico dei Ds Bersani deve affermarsi un «made in Italy nell'organizzazione dei sistemi produttivi». Per citare un dato, nella zona euro, a settembre le vendite sono diminuite dello 0,6% rispetto allo stesso periodo del 2002.

5  dicembre  2003

  Daniele Passanante
  dalla rete
Bce La Banca centrale europea
Federal Reserve La politica monetaria Usa
Unione europea Il sito ufficiale

  sommario
In vacanza col supereuro 
Meno inflazione, meno export 
Moda penalizzata
La moneta forte frena anche un simbolo del made in Italy nel mondo: Giorgio Armani. Per la prima volta calano i suoi ricavi e ora lo stilista punta sul mercato cinese. Meno 3% nei ricavi consolidati nel 2003 proprio per colpa dei cambi. Un risultato comunque buono, considerando il contesto internazionale e la diminuzione media per le aziende della moda e del lusso che toccherà l'8%. Vista la situazione la prossima primavera Armani aprirà a Shangai uno spazio commerciale. Dopo Pechino nel 1998 e Hong Kong nel 2002 nei prossimi 5 anni varerà una ventina di negozi.
L'Istat tranquillizza
Segnali buoni dai dati preliminari Istat sull'andamento dei prezzi al consumo in novembre: l'inflazione è scesa, su base annua, al 2,5% dal 2,6% di ottobre, mentre la crescita mensile è stata dello 0,2%. La frenata non riguarda i prodotti alimentari, che continuano a rincarare: +4,1% rispetto al novembre 2002.
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