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PRESIDENZIALI USA 2004 
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La corsa più pazza del mondo

Una gara a eliminazione che riserva sempre qualche colpo di scena

Gli americani si ritroveranno a votare per la scelta del loro nuovo presidente il 2 novembre 2004. Ma prima di allora molte cose devono ancora essere decise e molte altre devono accadere. Innanzi tutto gli innumerevoli candidati democratici dovranno essere sfoltiti e, come in "Highlander", uno solo sopravviverà e arriverà al testa a testa finale, contro George W. Bush. Per ora i rivali del presidente sono nove, talmente tanti e talmente minuscoli al cospetto del gigante in carica, che sono stati soprannominati "i nani". I più promettenti sono, in ordine sparso, Joe Lieberman, Wesley Clark e Howard Dean, ma la storia insegna che le svolte dell'ultimo minuto non sono una rarità negli States. Il primo ha un grande vantaggio dalla sua: è conosciuto al grande pubblico per essersi candidato come vice di Al Gore alle presidenziali del 2000. Nato e cresciuto nel Connecticut, ha 61 anni, tre figli, è avvocato e senatore, non ha fatto il militare, ma compensa questa mancanza di patriottismo con la tifoseria per il baseball. Il secondo, Wesley Clark, è nato a Chicago, ma vive e lavora a Little Rock, in Arkansas, la città di Bill Clinton. All'inizio si pensò che potesse essere il vice di Dean, ma lui ha deciso di correre da solo e per ora se la sta cavando egregiamente. Il suo punto di forza è la carriera militare: è stato comandante in capo delle forze della Nato in Europa, ha guidato la guerra in Kosovo. Attualmente fa il consulente d'azienda ed è abituato a stare in tv, visto che fa il commentatore per diverse emittenti. Howard Dean, invece, è la vera rivelazione. Quando nessuno credeva in lui, lui ha creduto nel web e attraverso la rete ha raccolto una montagna di soldi, con i quali si sta pagando una campagna elettorale di successo. Nato a New York, ha da poco compiuto 55 anni ed è stato senatore del Vermont.

Le regole del giocoUn italiano a WashingtonL'uomo venuto dal web

Dietro di loro John Kerry, del Massachusetts, 60 anni, sposato con la signora Heinz, vedova ed ereditiera del magnate del Ketchup. È un eroe di guerra del Vietnam, senatore del suo Stato, e ci tiene a far sapere che possiede una Harley Davidson. E poi Al Sharpton, il più giovane di tutti (49 anni), afroamericano, ministro della chiesa pentecostale. Dick Gephardt, che ci provò già nel 1988. Dennis Kucinich, giornalista radiofonico e vegetariano rigido (non beve neppure tè e caffè, ma solo acqua con limone). John Edwards, senatore della Nord Carolina, è un corridore: ha portato a termine 5 maratone e il suo punto d'orgoglio è essere salito in cima al Kilimangiaro insieme al figlio. E infine Carol Moseley Braun, l'unica donna, anche lei come Sharpton è afroamericana, è stata senatore dell'Illinois e ambasciatrice in Nuova Zelanda. Ora è docente universitaria e coltiva peacans, noci americane.

Nella mischia non si sono buttati né Al Gore, che qualche speranza poteva seriamente nutrirla, né Hillary Clinton, che pare voglia candidarsi nel 2008. In compenso si è fatto avanti Bill, che ha chiesto l'abrogazione dell'emendamento costituzionale che vieta di occupare per tre mandati consecutivi la poltrona di presidente degli Stati Uniti. «Dal momento che la vita media si è allungata...» ha motivato lui. In attesa che accada, la lotta vera è quella che si consuma sul campo della raccolta fondi. Grazie alla sua immensa popolarità, e grazie alla frammentazione dei democratici, Bush per ora è quello che si è aggiudicato più soldi di tutti. Un aiuto inaspettato ai tanti "nani" che corrono contro di lui è arrivato da New Orleans. La signora Gertrude M. Jones, 81 anni, che nella cittadina della Louisiana ci abitava, è morta e ha lasciato precise volontà: «Al mio funerale non voglio fiori, preferisco invece che la gente devolva del denaro a una qualsiasi organizzazione che persegua l'obiettivo della rimozione del presidente Bush dal suo incarico». Un obiettivo che condivide anche George Soros, il multimiliardario filantropo americano, che ha dichiarato: «Mandare via George W. Bush è lo scopo centrale della mia vita. Con lui, l'America costituisce un pericolo per il mondo». E per dare maggior credito alle proprie parole ha già sborsato 15 milioni di dollari, donati a due diverse associazioni che si battono per scardinare l'attuale presidente sostenendo i candidati democratici.

28  novembre  2003

  Giorgia Camandona
  dalla rete
White House La corsa finisce qua
Presidents Tutti i predecessori di George W. Bush
First ladies E le loro signore

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La corsa più pazza del mondo 
Le regole del gioco 
Un italiano nella Sala Ovale 
Howard Dean, l'uomo venuto dal web 
I finanziamenti
Durante il suo mandato George W. Bush ha cambiato le regole per il finanziamento delle campagne elettorali. La nuova legge limita le donazioni private a un massimo di 2mila dollari a persona, a meno che i candidati non rinuncino al sistema classico dei finanziamenti pubblici, ma risulta difficile pensare di potersi sostenere con le sole offerte spontanee dei cittadini. I Democratici hanno protestato, giudicando la nuova legge incostituzionale, poiché limiterebbe la libertà d'espressione. La Corte Suprema dovrà ora decidere, entro la fine dell'anno corrente, se modificare o no le regole volute dall'attuale presidente. La mossa di Bush, di fatto, è servita a limitare enormemente il grandissimo flusso di contante che arrivava ai Democratici da Hollywood. La stragrande maggioranza delle star del cinema (e del mondo della musica) infatti, sostiene da sempre il partito dell'asinello. La partita, però, si deve ancora chiudere.
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