|
Attacco alla moda italiana Cheap ma trendy: questa la ricetta di Zara, H&M e Mango, colossi stranieri di abbigliamento sbarcati nello Stivale forti di capi sempre nuovi ed economici
L'invasione è partita un anno e mezzo fa quando Zara, catena d'abbigliamento spagnola conosciuta in tutto il mondo per i suoi abiti economici e sempre all'ultimo grido, è sbarcata a Milano, primo avamposto della moda italiana. Ma l'assalto alle storiche griffe in aria di crisi è ripreso ora, a Milano dove, in concomitanza con le sfilate che calamitano nel Paese il meglio del fashion, si sono affrettati ad aprire i battenti altri colossi internazionali del prezzo basso come H&M e Mango. E le maison vecchio stile iniziano a tremare.
L'"Ikea dell'abbigliamento'' (così è stato subito ribattezzato H&M) ha preso il posto di quello che era il mitico negozio "Fiorucci", in corso Vittorio Emanuele a Milano, a pochi metri di distanza dal diretto concorrente Zara. Il gruppo svedese di abbigliamento, con oltre 900 punti vendita in 16 Paesi, ha inaugurato il suo primo megastore italiano di 1500 metri quadrati lo scorso 19 settembre, preceduto da un grande party. Le cifre del business fanno impressione: 5,8 miliardi di euro di fatturato per H&M, e 3,9 miliardi di euro all'anno per Zara.
L'ultima insidia per il sistema fashion italiano, proprio nel cuore di Milano, porta il nome di Mango, un altro megastore spagnolo che ha appena aperto in via Torino, a due passi dal Duomo. Settecento metri quadrati per un gruppo che è presente in 70 Paesi con i suoi 658 negozi, che in tutto il mondo seguono la filosofia dei flash e dei continui ricambi di collezioni. Perché la logica di business proposta da tutte queste catene d'abbigliamento è per lo più la stessa: prezzi bassi (soprattutto se paragonati alla media dei negozi di abbigliamento italiani), articoli sempre freschi, con tempi di produzione rapidi, in linea con le ultime tendenze. Ed è grazie a questa ricetta che i loro punti vendita in tutto il mondo sono letteralmente presi d'assalto.
Mentre invece i nostri grandi sarti, da Gucci a Prada, a Dolce & Gabbana erigono palazzi e spazi sempre più fastosi in cui però risuona un silenzio disarmante. Quello dei negozi sempre più vuoti e senza casse che trillano di continuo.
29
settembre
2003
|
|