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Città a pagamento Road pricing a Milano forse fra tre anni, ma altrove...
Traffico, inquinamento acustico, smog, parcheggi più rari di un tartufo bianco: i centri cittadini collassano, in Italia e nel mondo. Molte le scappatoie cercate e trovate per tentare di porre rimedio a queste emergenze, causate, tra l'altro, da un uso poco consapevole dell'auto e dal proliferare dei veicoli: targhe alterne, car sharing, nuovi propellenti, road pricing.
Una misura, quest'ultima, alla quale noi italiani non siamo ancora abituati e con la quale abbiamo cominciato a familiarizzare nei mesi scorsi, almeno come progetto, quando il sindaco di Milano Gabriele Albertini ne aveva caldeggiato l'introduzione nel capoluogo lombardo, magari ascoltando il parere dei cittadini tramite un referendum online. In sostanza il road pricing è un pedaggio da pagare per accedere in auto in una città o in determinate aree di essa. Nel caso di Milano, Albertini aveva ipotizzato l'introduzione del road pricing per la cerchia dei Bastioni; una proposta che aveva suscitato un vespaio di polemiche, soprattutto da parte dei pendolari e dei sindaci dell'hinterland milanese, i più penalizzati, a loro detta, da un eventuale "tassa d'ingresso". Da qui, baruffe che si sono trascinate per tutta l'estate e anche oltre.
Tre euro per entrare nella cerchia (questa l'idea di Albertini) sono sembrati una tassa discriminante tanto nei confronti dei pendolari, quanto verso i residenti in zone diverse da quelle soggette al pagamento del ticket. Mesi di contrasti, di muro contro muro persino con il presidente della provincia di Milano Ombretta Colli e con quello della regione Lombardia, Roberto Formigoni, che avevano fatto fronte comune con i sindaci. La Colli aveva più volte ammonito Albertini ricordandogli che la vera ricchezza di Milano sono i pendolari; Formigoni, più conciliante, aveva ripetutamente invitato al dialogo tra le parti.
Lo stesso assessore alla mobilità del Comune di Milano, Giorgio Goggi, pur non opponendosi allo studio di fattibilità voluto dal sindaco sul progetto, aveva ricordato a più riprese che le priorità erano sulla sosta, sulle corsie preferenziali e sulla sistemazione dei parcheggi; poi, nel caso le misure fossero state insufficienti, si sarebbe ricorsi al road pricing. Dopo il tira e molla estivo, il 23 settembre l'ultimo atto, almeno provvisorio, della querelle: l'annuncio da parte di Albertini che il ticket, qualora si fosse introdotto, non si sarebbe visto almeno fino al 2005: la precedenza alla sistemazione di sosta, trasporti, parcheggi. Punto e stop.
Resta il fatto che in alcune città estere, in Europa e non, il road pricing è ormai da anni una realtà, e una realtà che funziona: a Singapore, dove esiste da 25 anni, nei primi dodici mesi d'introduzione ha abbattuto del 15% il volume di traffico e a Trondheim, in Norvegia, le percentuali di diminuzione del flusso di veicoli e di inquinamento sono su valori analoghi. Milano però può attendere, come lo stesso Goggi ha ricordato. I tempi non sono ancora pronti, né per la maturità dei cittadini italiani e neppure per il loro portafogli. Nel 2005 lo saranno? Aspettiamo...
20
dicembre
2002
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