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Contro le regole
Trasgressione e curiosità nel dna di ogni hacker
Mentre la Ue decide che quattro anni di galera sono giusti per un reato informatico e rischia grosso anche chi copia le smart-card per la tv via satellite, ecco affacciarsi nel panorama editoriale una nuova rivista per gli hacker. “Hacker journal” si rivolge a tutti i curiosi del mondo della tecnologia: chi ama andare oltre le apparenze, perché essere hacker vuol dire essere curiosi e trasgressivi. Certamente contro tendenza.
Non si tratta dell'ultimo, ennesimo mensile sui pc, ma dell'inizio anche in Italia di un fenomeno editoriale che in Francia si è già sviluppato con ben nove riviste hacker.
Andrea Franchini, l’ideatore insieme all'editore Luca Sprea (che è anche direttore della testata), ci spiega che “Hacker journal” si rivolge agli hacker buoni, a quelli che non fanno danni, a coloro i quali magari riescono a infiltrarsi nelle reti per un innato spirito trasgressivo, ma lo fanno all’insegna della sfida fine a se stessa più che del crimine informatico.
La rivista nasce per rispondere alle principali domande legate al fenomeno dell’hacking. Quando è nato? Come si sta evolvendo? Qual è l’ideologia che sta dietro? Dove sta andando il mondo dei computer e della sicurezza?
Nel primo numero si può leggere la storia di Kevin Mitnick, il condor, il più grande hacker di tutti i tempi, ma anche una carrellata sui più pericolosi virus e su come difendersi, sulle pay-tv card e i codici anti-pirateria dei dvd.
Per gentile concessione di “Hacker journal” pubblichiamo un estratto: l’intervista al responsabile per la sicurezza di Ibm.
14 maggio 2002
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