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Flavio Oreglio
Il momento catartico del comico poeta
Flavio Oreglio. Ovvero una miniera di idee e parole, una cascata incontenibile di concetti che frullano in testa e che emergono nei testi. Così come nelle sue parole e, anche nelle sue interviste. Attento studioso del linguaggio e della comicità, Flavio Oreglio è uno dei cabarettisti più sofisticati dell'attuale panorama italiano. Proprio per questo è fra i più apprezzati. Segno che la gente ha bisogno di ridere anche in maniera intelligente, senza fermarsi soltanto a un primo livello. Così Zelig lo ha messo in vetrina. E il pubblico ha apprezzato.
La prova tangibile è rappresentata dalla diffusione che c'è in internet dei tuoi testi e delle tue poesie. Girano un'infinità di mail… Il fenomeno delle catene di S.Antonio e la diffusione delle mie poesie in internet non può che farmi piacere.
Non ti dà un po' di fastidio? E perché mai? Tra l’altro sto per uscire con un mio libro "Il momento è catartico", una sorta di opera omnia delle cose che ho fatto: un veicolo promozionale e non volontario come la rete può essere molto utile.
Quando hai cominciato a fare cabaret? Come semi-professionista nel 1985. Poi dal 1988 sono stato assorbito a tempo pieno.
È più un divertimento o più un lavoro? Io lavoro divertendomi. Conoscere gente e culture diverse è una delle cose più interessanti della mia professione. E poi ti devi sempre confrontare con il pensiero. Soprattutto se stai su un palcoscenico da solo per due ore, non puoi solo sparar cazzate. Devi anche fare qualche riflessione seria con il pubblico.
Zelig come ti ha trasfornato? Mi ha dato una grande popolarità, ma in dose non eccessiva. Trovo che sia una dimensione perfetta.
È vero che in Italia manca la satira? No. Su questo non sono d’accordo. Ci sono trasmissioni in cui i comici che fanno satira non compaiono, ma sarebbe un errore pensare che in Italia manchi in assoluto.
La risata è il fine o il mezzo? Credo che un comico non possa porsi come obiettivo ultimo la risata fine a se stessa, altrimenti non esisterebbero né comunicazione né messaggio. È importante quello che si ha da dire. Per questo mi piacciono gli artisti che scrivono e che hanno qualcosa da raccontare.
Cos'altro ti piace? Amo coloro che aspirano all’impossibile.
29 marzo 2002
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