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FESTIVAL DEL GIALLO 
Il club degli investigatori

I protagonisti del giallo italiano: da Ciccio Scuotto a Duca Lamberti, fino al commissario Montalbano

Astuti, maniacali, rigorosi e ficcanaso, ma anche pasticcioni, violenti, trasgressivi. Sono i grandi protagonisti del giallo italiano. Quelli che alla fine, con un colpo di genio o una spintarella del destino, riescono a smascherare il colpevole. Una fiumana di personaggi di "carta nostra" (ogni riferimento all'utilissimo volumetto di Luca Crovi è puramente voluto) che incarnano, di volta in volta, le figure di poliziotto, sacerdote, giornalista e persino clochard.

Probabilmente il primo "detective" della narrativa gialla italiana è l'avvocato don Ciccio Scuotto (Il cappello da prete di Emilio De Marchi, 1887) che incarna molto di più la figura dell'impiccione che quella dell'investigatore. Dalla penna di Giudo Bassi nasce Occhio di Gatto (La maschera rossa, 1910) che compie le sue inchieste con il volto mascherato; dalla fervida mente di Alessandro Varaldo, invece, prendono corpo il commissario romano di polizia, Ascanio Bonichi (compare la prima volta in Settebello, 1931) e l'investigatore privato, Gino Arrighi (Le scarpette rosse, 1931). E quella di Bonichi è una caratterizzazione molto singolare, con lunghi baffi neri, il monocolo sull'occhio destro, sempre elegante: un vero e proprio dandy dell'epoca. Lo scrittore Arturo Lanocita sceglie un giornalista, Silvio Melius e una fanciulla, Rosetta, per trovare il colpevole nel libro Quaranta milioni (1932). Ironico e fuori dagli schemi è l'ispettore Tip: un vero e proprio "poliziotto di fantasia" che ha trovato spazio tra le righe della Trappola colorata (1934) di Luciano Folgore. Tito Antonio Spagnol, al contrario, sceglie come protagonista de La bambola insanguinata (1935) e Uno, due, tre (1936) un anziano sacerdote, Don Poldo, appassionato di scienze naturali. Le sue indagini sono segnate a metà da grande intuizione e da pietà nei confronti dei colpevoli.

Negli anni della censura fascista, il commissario Richard di Ezio D'Errico e l'archivista della polizia, Arthur Jelling, ideato da Giorgio Scerbanenco devono muoversi (nell'immaginario letterario) non più nella "ordinata" Italia del Regime ma, rispettivamente, a Parigi e Boston. E nello stesso periodo nasce dall'immaginazione di Augusto De Angelis anche il commissario De Vincenzi protagonista di una quindicina di romanzi, uomo notturno, amante della filosofia e della letteratura: il mistero più grande, per lui, è quello dell'animo umano. Un segno indelebile nel giallo italiano è stato lasciato dal commissario Ciccio Ingravallo, partorito da Carlo Emilio Gadda in Quer pasticciaccio brutto de via Merulana (1946): un uomo che "ama filosofeggiare a stomaco vuoto" pronto a districare i "garbugli" della realtà. Di tutt'altro genere gli "investigatori" scelti dal commediografo, Giuseppe Ciabattini, che ha dato vena inquisitoria nientemeno che a due barboni, Tre Soldi e Boero. Il prolifico Franco Enna (al secolo Franco Cannarozzo) diede vita negli anni Settanta a un ciclo di cinque romanzi dedicati al commissario Sartori, il primo poliziotto con appiccicata anche la figura del latin lover, almeno a tempo perso. Ma in quel periodo era già iniziata un'autentica rivoluzione nel giallo italiano: quella di Giorgio Scerbanenco che, lasciando definitivamente nell'ombra l'archivista Jelling, aveva creato la figura di Duca Lamberti (per la prima volta in Venere Privata, 1966). Lamberti non è detective e nemmeno poliziotto, ma un ex medico radiato dall'ordine e finito in carcere per aver aiutato a morire una malata terminale.

Nel 1974, Loriano Machiavelli fa iniziare l'avventura investigativa del sergente Sarti Antonio (la prima in Le piste dell'attentato) sempre affetto dagli spasmi della colite: un'avventura che continua ancora oggi, nonostante l'episodio Stop per Sarti Antonio (1984) dove il poliziotto muore sotto i colpi di una calibro 38. Sempre negli anni Settanta, opera un altro commissario, Francesco Santamaria, ex partigiano, abile indagatore, ottimo confessore dell'animo inventato dal duo Carlo Fruttero e Franco Lucentini (La donna della domenica, 1972 e A che punto è la notte, 1979). Al celeberrimo commissario Salvo Montalbano di Andrea Camilleri interessa, al contrario, solo arrestare i colpevoli: personaggio sincero, istintivo e credibile. Poliziotto scomodo e senza remore è Marco Coliandro (per la prima volta nel 1991 in Nikita) di Carlo Lucarelli che opera sfruttando gli stratagemmi messi in campo dall'evoluzione tecnologica; come la criminologa, Grazia Nero, che ne raccoglie il testimone nel mondo del giallo lucarelliano (Almost blu, 1997). Questa foto di gruppo dei personaggi del giallo italiano si chiude con il più irriverente e sbruffone dei detective, Lazzaro Santandrea, alter-ego dello scrittore Andrea G. Pinketts. Un uomo tutto d'un pezzo capace di percorrere il filo sottile tra realtà e surrealismo.

15 marzo 2002

  Mauro Milesi  
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