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NET ECONOMY 
Net Economy: il primo osservatorio

Presentato da Smau "Italia Ict" un nuovo metro per capire come la tecnologia influenza mercato e società

Da Roma

Gli utenti mondiali di internet sono oltre 500 milioni e tra 5 anni saranno il doppio. Più in generale, la tecnologia dell'informazione e la Net Economy stanno cambiando pesantemente l'economia del Pianeta.

Basti pensare al fatto che il cosiddetto settore dell'Ict (Information e Communication Technology) sta spostando il baricentro dell'economia dai settori tradizionali (manifatturiero, commercio); che rappresenta il 10% del Prodotto interno lordo Usa (il 7,5% della Ue); che, ancora, nel 2001 l'Ict ha contribuito a far crescere del 16% il Pil europeo. Non solo: se nello stesso anno il commercio via web nel Vecchio Continente valeva 172 milioni di euro, fra 3 anni ne varrà 1.682 (tutti i numeri a pagina 2).

Ma qual è l'apporto effettivo dell'Ict nel sistema produttivo italiano? Come incide su sviluppo, occupazione, abitudini dei consumatori? Per rispondere ai quesiti, finora in Italia si è fatto ricorso a una serie di indici numerici, settoriali o parziali. Mancava uno "strumento di misura" generale, globale. A quanto pare, ora è arrivato.

È "Italia Ict", il primo osservatorio nazionale che si propone di offrire strumenti per interpretare la realtà economica e il posizionamento del nostro Paese rispetto alla Net Economy. Lo ha promosso Smau, l'ente partito dalle fiere e divenuto promoter dell'hi-tech, in collaborazione con Politecnico Innovazione, Università Cattolica e Idc Italia. Italia Ict si presenta come uno strumento non solo numerico ma anche di valutazione, con la missione di far da catalizzatore fra imprese e istituzioni.

Lavorerà attraverso un Comitato scientifico composto da docenti, esperti, manager, scienziati, e un Comitato consultivo costituito dai rappresentanti delle istituzioni (a partire dal Governo). Non a caso, alla presentazione dell'Osservatorio il 6 marzo a Roma, accanto al presidente di Smau Antonio Emmanueli e al rettore del Politecnico di Milano Adriano De Maio c'erano, fra gli altri, il ministro dell'Innovazione Lucio Stanca, quello delle Telecomunicazioni Maurizio Gasparri, il presidente della Confcommercio Sergio Billè e i vertici italiani di grandi aziende come Cisco e Microsoft.

Per divulgare il "termometro dell'innovazione", Italia Ict pubblica una rivista quadrimestrale (il primo numero è sul sito di Smau) suddivisa in 4 rubriche. "Indici e tendenze" analizza le fonti e gli studi che misurano il settore; "Economia e mercati" si occupa dei cambiamenti dell'economia guardando a politiche industriali, processi produttivi e organizzazione d'impresa; "Tecnologie e industrie" presenta le tecnologie più avanzate cercando di capirne l'impatto (presente e futuro) sulle realtà produttive; "Contributi", infine, offre a dirigenti d'azienda, opinionisti, esponenti del mondo accademico e istituzionale la possibilità di approfondire i temi più rilevanti.

Se l'osservatorio servirà alle imprese per capire come impostare le strategie industriali e al governo per decidere politiche che rispondano alle esigenze del mercato, «noi siamo impegnati - ha sottolineato Emmanueli - a far sì che diventi uno strumento di divulgazione anche verso i non addetti ai lavori. Il nostro obiettivo, oltre a fornire strumenti di indagine e riflessione, è sollecitare il dibatitto: siamo convinti che Italia Ict sia la realtà adatta».

8 marzo 2002

  Fabio Dotti  
  dalla rete
Smau Sito ufficiale
Politecnico Innovazione Sito ufficiale
Università Cattolica Sito ufficiale
 
  sommario
Net Economy: il primo osservatorio
I numeri della ripresa
Colmare il gap italiano
Digital Divide
Accanto al formidabile progresso che le nuove tecnologie hanno impresso alle economie mondiali, si fa sempre più concreto il distacco che queste stesse tecnologie hanno provocato con i Paesi in via di sviluppo. La forbice, che prende il nome di "Digital Divide", si allarga progressivamente. Nonostante i governi, il mondo dell'industria, della finanza, del sociale, abbiano ben presente il problema e cerchino delle soluzioni, al momento non sembra siano stati trovati che dei rimedi parziali. Come per l'inquinamento del globo, questo grande tema (che s'ingigantisce ogni giorno) va affrontato studiando provvedimenti che nel contempo coinvolgano una globalità di nazioni e soggetti economici, che siano supportati da investimenti adeguati e norme precise.
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