|
Quando scoprirsi vuol dire rilanciarsi
Basinger, Marceau, Kidman e le altre: da quando si sono spogliate la loro carriera è volata alle stelle
Forse all'inizio avevano pensato di potercela fare senza mostrarsi sulla scena vestite della sola loro pelle. Forse avevano sognato di riuscire a diventare delle star senza ricorrere allo show di seni e parti ancor più intime del proprio corpo. E ci hanno provato. Si sono buttate sul set, tra film, filmetti e telefilm, ma alcune non riuscivano a sfondare davvero, la loro carriera a tratti languiva. Altre, invece, erano arrivate in cima, ma stava iniziando la curva discendente della carriera, che inesorabilmente le avrebbe portate verso il tramonto. E allora avranno pensato che... sotto sotto, l'età avanzava e forse era davvero l'ultima (o quasi) occasione che avevano per rilanciare il proprio nome e portarlo nel gotha cinematografico.
Qualcosa di questo tipo è successo a Kim Basinger, classe '53: dopo essersi trasferita nel '76 da New York a Los Angeles, esordisce nel '78 in tv ("The ghost of the fly 401"); la sua prima apparizione sul grande schermo risale all'81 ("Hard country"). Ma alzi la mano chi aveva mai sentito parlare di lei prima del ciclone "Nove settimane e mezzo", film che nel 1986 la vede protagonista femminile accanto a Mickey Rourke, in scene "peccaminose" e senza troppi veli.
Un'altra a cui slacciarsi il reggiseno (e non solo) ha fatto bene - nel senso professionale del termine, intendiamoci - è Sophie Marceau. Ve la ricordate ne "Il tempo delle mele"? È il 1981 e la ragazzina (classe '66) dagli occhioni verdi che in quel lungometraggio aveva fatto breccia nel cuore di molti cinefili, è poi caduta per qualche tempo nell'oblio del grande pubblico. A risollevare le sue sorti ci ha pensato il suo fisico, che l'attrice francese ha deciso di esibire in "L'Amour braque" ('85) e ancora in "Le mie notti sono più belle dei nostri giorni" ('89). Da quel momento, un nuovo vento la trascina in salita, fino a quando nel 1994 Sophie attraversa l'oceano e sbarca a Hollywood, chiamata da Mel Gibson per la sua pellicola epica "Braveheart", nel ruolo della principessa Isabella. È di nuovo l'ora della grande fama.
Anche Nicole Kidman, già conosciuta e apprezzata dal grande pubblico, è stata consacrata come vera e propria diva solo con "Eyes wide shut" (1999), l'ultima fatica di Stanley Kubrick in cui l'australiana è protagonista accanto all'allora marito Tom Cruise in un film al limite dei sensi. E forse non è un caso se dopo quelle scene un po' scabrose adesso tutti la cercano, tutti la vogliono ed è considerata l'unica vera star al femminile di Hollywood.
Ma veniamo in Italia. L'affascinante Anna Galiena, dopo anni di brillante carriera, intorno alla cinquantina (sulla sua età precisa è mistero, ma si sa che si aggira tra i 47 e i 53) rischiava di iniziare a essere messa in disparte, con tutte le nuove leve in agguato. Invece... La brava Anna ha pensato bene di mostrare le sue grazie in "Senso '45", un film di Tinto Brass - e abbiamo detto tutto - in uscita nelle sale ad aprile. Solo il parlarne ha fatto risalire le sue quotazioni a mille negli ultimi mesi.
Anche Laura Morante (classe '56) esordisce nel cinema nel '79 in "Oggetti smarriti", per la regia di Giuseppe Bertolucci, ma è solo con "Lo sguardo dell'altro", un film spagnolo del '97, che impersonando ruoli con risvolti erotici diventa davvero popolare. E così nel 2001 arriva sul grande schermo protagonista de "La stanza del figlio", il pluripremiato lungometraggio di Nanni Moretti. A voi tirare le somme... Quanto vale riscoprirsi?
5 febbraio 2002
|