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Dilaga la calendariomania
Un fenomeno editoriale tutto italiano. Per business o per beneficenza, ma sempre più nudi
La febbre del calendario quest'anno è arrivata in anticipo: di solito si fa sentire in autunno inoltrato, ma la Folliero ha spiazzato tutti: ai primi di ottobre è già in edicola. Di meglio ha fatto solo Dagospia che ha proposto in anticipo l'Emanuela desnuda su internet assicurandosi lo scoop dei calendari 2003. Poi è stato tutto un fuoco d'artificio e c'è da giurare che durerà un bel po'.
Ci sono le già viste, come Luisa Corna e Barbara Chiappini, Elisabetta Canalis (stavolta nuda), e le new-entry come Federica Fontana, Fernanda Lessa, Eva Riccobono, Alessia Fabiani, Antonella Mosetti. C'è chi sceglie la rivista di traino e chi affronta l'edicola forte del proprio appeal. Per le modelle sono soldi e notorietà, perché poi "da calendario nasce cosa". Gli editori sanno che è un genere che "tira" e sembra che solo in Italia abbiano scoperto questo business. In Francia, Germania, Spagna e Gran Bretagna per trovare un calendario desnudo bisogna sceglierlo su Amazon o comprare quello di Playboy. Anche in questo noi italiani ci sappiamo distinguere. E non è detto che sia un male. Anzi.
Se c'è qualche figliola disposta ad esibire le proprie grazie per beneficenza si accomodi: s'è fatto anche questo. Dai politici pescaresi nudi per il centro Orione (performance, pare, non molto apprezzatta) alle ragazze di Albissola che finanziano un ospedale, dalla Polizia di Stato all'Arma dei Carabinieri, nudi o vestiti, i calendari si fanno e si vendono. La Pirelli ne ha fatto un cult e una delle foto più celebri di Marylin Monroe è tratta da un calendario. E c'è persino chi ha colto la palla al balzo per forgiare un neologismo: ma sì, chiamiamolo "culendario", e viva la faccia.
12 novembre 2002
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