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«Sesso senz'anima»
Intervista alla sessuologa Alessandra Graziottin. «Il Sex Book ha alcuni pregi ma un grandissimo difetto: non parla dei sentimenti»
I pregi non mancano: valutazioni serene e oggettive, linguaggio alla portata di tutti, coinvolgimento del pubblico e assenza di pregiudizi. Ma un difetto c'è, e non da poco. Sentimenti zero. Secondo la sessuologa Alessandra Graziottin il libro che aspira al primato di bibbia del sesso del nuovo millennio non lascia spazio all'amore e alle emozioni. Utile per capire, ma lasciando il "cuore in frigo".
Il "Sex book", è davvero la bibbia del sesso per il 21esimo secolo? Mi sembra una definizione esagerata. È un libro che ha alcuni pregi. Innanzitutto, offre uno sguardo tra virgolette obiettivo, sereno, non distorto da pregiudizi. Dedica un'attenzione ugualmente bilanciata ad aspetti della sessualità quotidiana e ad aspetti che solitamente vengono trattati solo nei libri specialistici come gli anziani, l'handicap o la gravidanza. In questo senso, il libro ha un grande merito. Un altro pregio riguarda il fatto che non fa solo parlare le statistiche: sono presenti sia gli studi scientifici, sia l'opinione della gente comune. C'è un buon lavoro di "wording", c'è rispetto delle parole con cui si esprime il quesito: il lettore medio si riconosce. Lo sforzo di completezza e di attenzione ai bisogni delle persone è pregevole
Allora cosa c'è che non va? È molto marginalizzata - vorrei sottolinearlo - la componente sentimentale. Questo è il rischio del libro. È vero che sempre più, oggi, si cerca il sesso staccato dall'amore: il coinvolgimento fa sempre paura. Siamo una società in cui ci sentiamo sempre più soli, ci sono evidenti difficoltà nelle relazioni interpersonali. Il fare l'amore abbandonandosi può essere vissuto come una grande minaccia. Il far l'amore col cuore in frigo, consente il divertimento mantenendo il controllo, la sicurezza di sé. Ma quando manca la componente sentimentale-passionale il sesso è meno eccitante. A quel punto, per aumentare la tensione erotica si fa ricorso ad agenti chimici. Insomma, il grande rischio è che sia un'opera diseducativa proprio perché tiene fuori la componente essenziale, i sentimenti, che rendono unica l'esperienza sessuale.
Chi è, secondo lei, il lettore di riferimento del "Sex book"? Un lettore adulto che abbia già vissuto esperienza di innamoramento o esperienze di sesso: può trovare delle corrispondenze.
Si può imparare a fare l'amore leggendo un libro? No, quello che un libro può dare è un supporto alla terapia. Oggi, secondo alcune stime, tre coppie su dieci rinunciano al sesso: per molte relazioni stabili l'eros diventa progressivamente marginale al punto da scomparire del tutto. In una minoranza di casi, invece, - circa lo 0,5% - il matrimonbio è bianco, ossia non consumato, fin dall'inizio del rapporto. E poi, un numero alto di persone non conosce l'abc del sesso anche per inibizioni di tipo educativo. Esiste un blocco emotivo che paralizza la conoscenza anche in persone colte. C'è una spaccatura netta tra l'alto livello di intelligenza cognitiva e lo stadio della sessualità che rimane alla forma infantile. Un libro è utile per avvicinarsi alla conoscenza, ma fa parte di una terapia più ampia. Nella lettura ci sono emozioni, nella seduta, si usa l'emozione: discutere i sentimenti e confrontare le idee.
Oggi siamo bombardati di statistiche sul sesso, qual è il rischio della generalizzazione? Le statistiche sono utili per sapere dove ci collochiamo. Ma devono essere valutate sulla metodologia scientifica e sulla consistenza numerica del campione. Le statistiche creano anche delle ansie che definisco "Mediageniche". Quando ci troviamo a confrontare la realtà sublimata della televisione e dei media con il nostro quotidiano scopriamo un senso di frustrazione. Avviene una sorta di cortocircuito tra l'ideale dell'io sempre più stratosferico e l'appiattimento della vita comune.
19 novembre 2002
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