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Non è tutta criminologia quella che luccica
Omicidi: il criminal profiling è davvero utile alle indagini? La parola agli esperti, tra pro e contro
Un cadavere riverso sul pavimento, un coltello da cucina insanguinato e un'impronta sospetta. Partiamo da qui, da un'ipotetica scena del crimine. Poi, il ritrovamento, l'arrivo degli investigatori, del magistrato e del medico legale. E via con i rilievi scientifici, l'autopsia, gli interrogatori, le notizie sui giornali. Ma l'assassino ancora non si trova: cronaca di un ordinario omicidio che attende la scoperta del colpevole.
Per la soluzione dei casi, le moderne forze di polizia hanno a disposizione strumentazioni hi-tech e metodi scientifici applicati nell'ambito delle scienze forensi (dalla balistica, all'analisi del Dna). Inoltre, ci sono le strategie di intercettazione ambientale, l'acquisizione di varia documentazione (dai tabulati telefonici agli estratti di conto corrente bancario), i pedinamenti, i provvedimenti di custodia cautelare. Per la riuscita di un'indagine, a tutto questo vanno necessariamente aggiunti la capacità, la bravura, il fiuto degli investigatori.
Eppure, negli ultimi anni ha assunto sempre più peso (quantomeno a livello mediatico) anche un altro strumento d'indagine. Gli addetti ai lavori lo chiamano criminal profiling e corrisponde allo studio del comportamento di chi ha compiuto un delitto. Sulla base delle tracce, dell'esame della scena del crimine, del tipo di arma e delle modalità con cui è stata utilizzata, di una possibile "firma" lasciata nelle vicinanze del cadavere, vengono stilate le caratteristiche comportamentali dell'assassino pur non conoscendone l'identità.
Chi stila il criminal profiling? Sono, ovviamente, i profiler, gli esperti di criminologia e gli psicologi che hanno approfondito i loro studi in ambito criminale. Gli statunitensi, sono i precursori di questa linea d'indagine che si è diffusa anche in Europa. Le caratteristiche affascinanti e spettacolari di questa pratica hanno finito per invadere il mondo dei media e del cinema. Un esempio per tutti, il film, "Il silenzio degli innocenti". E poi, la televisione e i giornali ospitano sempre di più i contributi di questi esperti nell'ambito di grandi avvenimenti di cronaca come Cogne, la strage di Chieri o l'omicidio di Marta Russo.
Tuttavia, come dice il criminologo Francesco Bruno: «L'idea del profiler filtrata dai mass media è l'idea un po' romantica del cacciatore di cervelli, di una persona che, grazie alla luce della scienza, tira fuori dal cilindro la soluzione del caso».
Allora qual è la realtà? Carlo Bui, direttore dell'Uacv, l'Unità per l'analisi del crimine violento della polizia di Stato ha un'opinione precisa che ha rilasciato a News2000 in un'intervista che verteva sulla vicenda del cecchino di Washington: «Sulla base dell'esperienza italiana, posso dire che nessun omicidio è stato risolto grazie allo studio del comportamento». Parole che hanno aperto un dibattito, in prima linea, tra i diretti interessati. I criminologi difendono il proprio lavoro e rispondono non senza critiche: «Ci sono - spiega Carmelo Lavorino - almeno una decina di serial killer in giro che agiscono indisturbati».
8 novembre 2002
Le altre pagine di questo speciale: - L'intervista a Carlo Bui - La reazione dei criminologi
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