|
Dall'eros alla pornografia
Dagherrotipi, fototipie, immagini digitali
Dai dipinti alla fotografia erotica, giù giù fino ai calendari odierni, il corpo femminile ha sempre riscosso successo. Nell'Ottocento, addirittura, con il dilagare delle malattie veneree, si pensò che le figurine di donne nude fossero quasi sacre, che avessero una valenza positiva poiché favorivano l'autoerotismo riducendo negli uomini (da sempre ritratti come incontenibili una volta provocati) la voglia di avere rapporti extramatrimoniali, limitando così il contagio.
All'inizio c'erano i quadri e le modelle che posavano nude negli atelier dei pittori, poi arrivarono i dagherrotipi (1839), la fototipia, la fotografia, le immagini digitali. I soggetti sono rimasti gli stessi: seni, glutei e affini. Tra i meriti della pornografia, innanzi tutto quello di aver sempre contribuito ad allargare gli orizzonti della popolazione e ad ampliare il concetto di pudore nella cultura contemporanea. Poi, poiché il settore ha sempre reso bene garantendo notevoli entrate, il business del nudo ha favorito enormemente lo sviluppo delle tecniche raffigurative, a partire dalla fotografia al cinema.
Al di là degli introiti, dell'intrattenimento, dell'evoluzione tecnologica, la pornografia ha sempre scandalizzato e sempre scatenato polemiche. Dalla sua legittimità al ruolo della donna, tutto è stato discusso e ridiscusso. Erika Kaufman, psicanalista e femminista, ha liquidato la questione con una dichiarazione: «Non capisco certe femministe che se la prendono con le immagini che l'uomo sceglie per rappresentare la donna come lui la vede. Non viviamo nell'utopia e quindi è inutile fare finta che l'uomo non ci veda così, a quattro gambe come degli animali, nell'unico modo che gli dà coraggio di avvicinarci. Se io fossi in un comitato di redazione non farei la lotta per togliere le tette dai giornali, anzi ce le lascerei, perché le tette parlano dell'impotenza maschile, della sua dipendenza dalla madre, dimostrano che lui è ancora un minorato mentale, sono accusatorie, lo coprono di ridicolo».
Un'affermazione forte, che mette i fruitori della pornografia in pessima luce, senza considerare, a onor del vero, che molte donne con il proprio corpo, sui calendari così come sulle pagine di Playboy, fanno soldi sfruttando la propria immagine, ma soprattutto sfruttando le fantasie di milioni di uomini.
26 novembre 2002
|