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ECODISASTRI 
L'assalto della pace verde

Greenpeace, dal 1971 è impegnata nella lotta contro il degrado dell'ambiente

A sentire le tesi (incredule o interessate?) di un tale che si dichiara "ambientalista scettico" e bolla gli ambientalisti di catastrofismo, viene voglia di capirne di più. Bjørn Lomborg è un docente universitario (vedi box a lato) che dalla Danimarca ha fatto parlare di sé per le sue tesi contro corrente sull'ambiente: secondo lui non c'è da preoccuparsi. Cosa dire allora delle catastrofi che in quest'ultimo secolo l'uomo ha provocato ai danni dell'ambiente? Abbiamo fatto alcune domande al direttore scientifico di Greenpeace Italia Fabrizio Fabbri.

Lomborg, si definisce un ambientalista scettico, ma non bastano i documenti esistenti a dimostrare i danni all'ambiente?
Di documenti ce ne sono fin troppi. Ci sono certamente degli eventi grandi, catastrofici, che hanno coinvolto migliaia di persone, intere comunità internazionali. Nel campo nucleare il disastro di Chernobyl ha lasciato un segno indelebile. Potrebbe essere riduttivo però parlare solo di Chernobyl. Non sono mancati esempi di grosso rischio come Three miles island, o gli esperimenti nucleari di Usa e Urss in atmosfera, in mare e nel sottosuolo. Sempre riguardo al nucleare c'è da ricordare Fellfield nel mare d'Irlanda, la centrale del Superphoenix in Francia.

Anche nel campo della chimica le autorità sanitarie sono sempre più preoccupate per la possibilità di impatto sul sistema immunitario di elementi di contaminazione. Ricordiamo esempi di condizioni particolarmente disastrose come Bhopal: qui si sono raggiunte le condizioni di un disastro di dimensioni gigantesche. Ma ricordiamo Seveso, vicino a noi, nel '76.

Poi ci sono quei disastri che hanno una rilevanza più vasta ma che sono meno puntuali: l'effetto serra per esempio, o il buco dell'ozono. Due eventi che pur non essendo riferibili a un disastro immediato come quello di un incidente nucleare o chimico, portano potenzialmente un numero elevato di vittime. I cambiamenti climatici hanno causato centinaia di migliaia di morti. Sono meno evidenti di un incidente, ma più pericolosi. Poi ci sono tutti gli incidenti legati al trasporto. Bastri ricordare l'affondamento della petroliera Exxon Valdés e i grandi disastri ambientali connessi allo spostamento per mare di sostanze tossiche.

La causa è sempre l'uomo?
Anche negli eventi "naturali", c'è un forte sospetto che la colpa sia dell'uomo. Sull'ozonosfera, nonostante l'averlo negato agli inizi che i Cfc avessero un ruolo iniziale, si è rilevato che a seguito del bando del '93 dei composti principalmente coinvolti abbia portato miglioramenti. Questi inasprimenti dei fenomeni microclimatici (particolari alluvioni o eventi come i tornadi) seguono un andamento che dalla metà degli anni '90 circa la comunità scientifica riconosce essere causato dall'uomo.

Il caso del Thalidomide o di altri farmaci messi in commercio senza le dovute cautele. Le case farmaceutiche oggi ci vanno più caute nell'immettere in commercio nuovi farmaci?
Continuano a esserci casi in cui, dopo decenni di prescrizioni mediche, si scopre che quel farmaco ha causato la morte di molti pazienti. Inoltre oggi c'è il grosso fenomeno delle allergie, imputabile almeno in parte all'aumento degli inquinanti.

Le azioni di Greenpeace. Siete noti per le vostre provocazioni sempre pacifiche ma anche molto agguerrite.
Sono sempre state un momento in cui cercavamo di attirare l'attenzione su specifici argomenti. Questo significa che difficilmente abbiamo considerato un'azione risolutiva di un problema. Ci sono pochi casi - ma ci sono stati - per i quali l'intervento diretto è stato determinante per la soluzione: nel 1995 abbiamo occupato la piattaforma della Shell fisicamente con gli attivisti, prima che venisse affondata nel mare del nord. La prima dismissione per affondamento di quella piattaforma avrebbe creato un precedente per l'affondamento di altre 650 piattaforme petrolifere, questo ha portato a un ripensamento e quindi a una rinuncia. Oggi l'affondamento delle piattaforme off-shore è vietato dalle leggi internazionali.

I maggiori Stati hanno istituito dicasteri a tutela dell'ambiente. La politica può fare qualcosa per l'ambiente, qual è l'utilità dei summit?
Generalmente servono. Se non altro a far parlare dell'ambiente. C'è un problema nei summit, relativo a come vengono svolti. Normalmente c'è la tendenza, in questi anni sempre più marcata, di partecipare ai negoziati con uno spirito distruttivo. Soprattutto gli Usa, fra i maggiori responsabili dell'inquinamento, stanno facendo il giochetto di dettare loro le regole: "Partecipiamo purché non si parli di determinati argomenti". C'è quindi una tendenza a compiacere gli Stati Uniti. Fintanto che si continuerà con questo giochetto non si arriverà molto lontano. Una scelta potrebbe essere quella di fare i summit facendo parlare subito i capi di Stato e i loro ministri: in questo modo ci sarebbe un indirizzo politico più preciso. Sarebbero chiare le posizioni dei singoli Stati. Se gli Stati Uniti non vogliono stare dentro lo facciano sapere prima.

E in Italia?
La situazione non è molto diversa da quella che si registra negli altri paesi. Stiamo vivendo un momento particolarmente delicato per la questione ambientale.

È recentissima la notizia che questo governo voglia rimettere le mani alle leggi sull'ambiente. Lei sta scrivendo un libro su Porto Marghera: un'analisi alle motivazioni della sentenza che ha portato all'assoluzione dei manager del Petrolchimico Enichem e Montedison. Ma l'ambiente è garantito?
Nemmeno per idea. A Porto Marghera c'è stata una sentenza come quelle che hanno assolto le industrie del tabacco dalle cause dei tumori. O quelle dei processi di stupro degli anni '60 in cui si diceva che erano le donne a provocare. Si accettano le tesi delle industrie.

Con quali prove a discarico?
Le nostre tasse finiscono per pagare professori universitari che dovrebbero insegnare una tutela della salute e poi vanno a fare i consulenti di parte, per difendere una logica perversa che consente l'esposizione della popolazione ai veleni. Sentenze come quella di Porto Marghera potrebbero far pensare che in effetti i giudici abbiano sentito tutte e due le parti. Invece questo non è: i giudici hanno accettato tutte le tesi della difesa anche quando i lavori erano evidentemente fasulli. Anche lì è facile giocare su numeri e statistiche. L'epidemiologia è una scienza che si rifà alla statistica, una scienza che si presta alle manipolazioni.

Sulle diossine si è detto che la presenza in laguna era da imputarsi a fasi industriali precedenti, ma non è stato detto in quali fasi. Questo è stato sufficiente alla corte per dire che l'inquinamento da diossina non era da imputarsi alle aziende. La Corte ha detto anche che dal 1993 le industrie sono a posto. L'onere della prova non spetta alle industrie, ma alle vittime. Non sono le industrie a dover dimostrare che non producono inquinamento, ma spetta alle vittime provare di essere state contaminate sul luogo di lavoro. Ci sono anche situazioni paradossali: l'allarme alla Stoppani di Cogoleto. Una fabbrica che inquina con il cromo esavalente tutta la costa ligure. C'è una situazione del genere con un piano di chiusura già accettato che non viene applicato, una situazione che si trascina. Come d'altra parte quella della più famosa Acna di Cengio.

Se la tutela dei cittadini non arriva dallo Stato, ci si potrebbe aspettare che le amministrazioni locali direttamente interessate da fenomeni di inquinamento ambientale intervengano più puntualmente e invece? «Spesso ci vanno molto caute - conclude Fabbri - non intervenendo nel timore che poi le aziende non si facciano carico della bonifica dei propri siti inquinati, lasciando l'onere alla collettività. Le aziende tendono a sfruttare il più possibile il territorio fino a quando i profitti ci sono. Poi abbandonano il proprio territorio. È quasi una prassi che le bonifiche siano a carico dei cittadini».

Infine, ma gli argomenti da trattare in campo ambientale sono davvero tanti, una delle azioni più recenti di Greenpeace è sul fronte degli organismi geneticamente modificati, gli ogm. Nel corso dei prossimi mesi, un ristretto comitato dell'Unione Europea (il Comitato Sementi) verrà chiamato ad approvare uno standard che introduce la possibilità di inquinare ampiamente con piante geneticamente modificate l'agricoltura europea. La cyber-battaglia è aperta.

19 novembre 2002

  Daniele Passanante  
  dalla rete
Greenpeace Il sito italiano
Bhopal.com Il sito della Union Carbide sull'incidente
Bhopal.net Il sito dei volontari
 
  sommario
Seveso, Bhopal, Chernobyl...
«Tutta colpa dell'energia»
Rifiuti, catastrofe quotidiana
L'assalto della pace verde
Lomborg
Bjørn Lomborg nasce il 6 gennaio 1965. Laureato in Scienze politiche è professore associato all'Università di Copenhagen dal 1997, dove insegna statistica al Dipartimento di scienze politiche dell'università di Aarhus. Nel 1998 ha pubblicato quattro articoli sullo stato dell'ambiente, poi pubblicati in Danimarca, Svezia, Islanda e Germania nel 2001 nel volume "L'ambientalista scettico". Presto il volume sarà stampato in italiano, portoghese, coreano e giapponese. Lomborg partecipa spesso alle discussioni sull'ambiente su importanti quotidiani come il New York Times, il Daily Telegraph e The Economist. Non è forse un caso che il World economic forum l'ha nominato Global leader for tomorrow.
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