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INFLUENZA 
«Oscillo... che?»

Dal fegato d'oca, l'Oscillococcinum: il più temibile rivale omeopatico del vaccino

Piacciono alle donne, soprattutto a quelle del Nord. Allettano i medici. Muovono a sdegno i premi Nobel Rita Levi Montalcini e Renato Dulbecco (vedi box a lato). Non convincono il ministro Sirchia. Le medicine alternative dividono i fronti. Da una parte quei 9 milioni di italiani che, secondo l'Istat, prediligono le cure dolci e che, secondo il Censis, preferirebbero averle gratis. Dall'altra la Fnomceo, Federazione nazionale degli Ordini dei medici, che "apre" alle pratiche non convenzionali purché che siano solo i medici a esercitarle. E infine, il ministro della Salute, che non intende per ora mettere mano al rimborso di queste pratiche nel sistema sanitario nazionale perché non hanno dimostrato evidenze di efficacia secondo i criteri di oggettività scientifica.

In mezzo alla controversia, la superstar dei preparati omeopatici: l'Oscillococcinum. «È composto da un autolisato filtrato da cuore e fegato di anatra, ovvero da quegli organi che sono più ricchi di proprietà immunostimolanti e poi diluito in quantità minime - si legge in uno dei tanti siti specializzati -. Va assunto una volta a settimana, da ottobre fino a marzo, per prevenire l'influenza, o in dosi e modalità diverse alla comparsa dei primi sintomi». Segue breve fervorino: «Funziona veramente, anche se la cosiddetta medicina ufficiale, non riuscendo a dare spiegazione scientifica al prodotto, parla di effetto placebo». Acqua fresca, insomma.

Placebo o no, sempre più italiani lo preferiscono al vaccino tradizionale muovendo un mercato da più di 20 milioni di euro all'anno. Ma l'Oscillococcinum, prodotto dalla ditta francese Boiron, ha un costo, mentre il vaccino "classico" è passato alle categorie a rischio dal servizio sanitario nazionale. Poche speranze all'orizzonte, per i seguaci dei granuli, il ministro Sirchia ritiene eufemisticamente "obiettivo non prioritario" il loro rimborso, mentre alla fine del 2001 Governo e Regioni hanno siglato l'accordo sui Lea, Livelli essenziali di assistenza, lasciando fuori le medicine non convenzionali (tranne l'agopuntura per anestesia) dall'assistenza a carico del servizio pubblico.

Nonostante ciò, la domanda di rimedi omeopatici è in continua espansione - il mercato dei farmaci omeopatici è più che triplicato dal 1991 al 2001 e muove ormai un fatturato che in Italia tocca i cento milioni di euro all'anno -, segno che interessa un "target" alto e medio alto. Forse è per questo motivo che qualcuno ha voluto vedere nell'improvviso sdoganamento delle cure alternative da parte dei medici della Fnomceo, un tentativo di non perdere un treno che può portare lontano.

4 ottobre 2002

  Elena Cipriani  
  dalla rete
Omeopatia Link "scelti" per saperne di più
Medicine alternative Le pratiche maggiormente diffuse
Rimedi "di moda" Quando i vip diffidano della medicina ufficiale
 
  sommario
L'affare influenza
«Oscillo... che?»
Letto e brodino
«Come credere agli oroscopi»
Un documento durissimo, firmato da alcuni tra i nomi più prestigiosi del mondo scientifico italiano, che attacca le medicine non convenzionali e l'apertura verso queste discipline da parte della Fnomceo. «Ciò non può che suscitare amarezza - si legge in un passo - in chi crede nella medicina scientifica, basata su prove di efficacia verificate sul metodo sperimentale. Si spinge oltre, il farmacologo Garattini, uno dei firmatari: «Accettare l'omeopatia come medicina scientificamente provata, sarebbe come credere agli oroscopi».
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