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Angeli custodi o manager?
Viaggio tra i nuovi burattinai del calcio a sei zeri
Muovono milioni di euro con una telefonata, plaudono ad ogni cambio di maglia (soprattutto se hanno contribuito a far svestire quella precedente), siedono nei salotti televisivi che contano al fianco di allenatori e fuoriclasse, hanno nomi altisonanti e portano ben in vista il blasone. Oppure vengono dal nulla, ma hanno saputo costruire una fortuna a sei zeri salendo sul treno giusto. Meglio ancora se diretto a Torino o a Milano. Senza scartare una tappa a scelta tra Roma e Parma.
Li definiscono i nuovi padroni del calcio: potenti e prepotenti, sfacciati e spregiudicati. Nel portafogli, tra una carta di credito e una preziosa agendina telefonica, hanno un tesserino (conquistato a caro prezzo, dicono) su cui si legge a chiare lettere: "agente di calciatori".
Lavoravano nell'ombra, attenti a non invadere il territorio altrui, a far quadrare i conti e ad accontentare gli uni (le società), gli altri (i giocatori) e loro stessi. Lavoravano, appunto. Perché molti sono diventati famosi almeno quanto i campioni che rappresentano, gestiscono e spalleggiano.
Si chiamano procuratori, perché la legge (sulla base appunto di una procura) li autorizza a rappresentare un altro soggetto giuridico e a compiere atti in sua vece. O magari perché fanno a gara per "procurare" ai loro assistiti il miglior contratto possibile (meglio se corredato da un ingaggio di tutto rispetto), uno sponsor coi fiocchi, accordi pubblicitari da capogiro e strategie vincenti di merchandising.
Questo per i fortunati che hanno nelle mani il destino delle stelle del nostro campionato e per chi si ritrova un cognome che, nel mondo dorato del pallone, spalanca le porte che contano. Questo, soprattutto, per chi esercita la professione a certe latitudini. Non potranno insomma vantare stipendi all'altezza dei nababbi in divisa e scarpini ma, conti alla mano, non se la passano male.
Fino a qualche tempo fa, quando a pagarli erano le società e non i giocatori, i procuratori si mettevano in tasca dallo 0.5 al 5 per cento dell'ingaggio lordo del calciatore (al quale si sommava, eventualmente, il 10 per cento dei ricavi sui diritti d'immagine e sulle sponsorizzazioni). Adesso non ci sono limiti alla provvidenza e alla generosità dell'assistito. Ogni agente (o il consorzio di turno), dopo la grande deregulation, può contrattare la percentuale col giocatore e tentare di ricavarne il più possibile.
Misteriosi dettagli. L'unica certezza è che, nel 1999, i procuratori accreditati erano meno di 800 (i pezzi da novanta del mercato, in realtà, erano nella mani di una ventina di loro) e che, a tutt'oggi, la Figc ha rilasciato centinaia di patentini (dall'ufficio procuratori della Federcalcio fanno sapere che, per quantificare il numero degli iscritti, «bisogna aspettare l'esito dei prossimi esami»). I candidati iscritti alla temutissima prova d'idoneità per l'iscrizione all'albo (che si terrà il prossimo 26 settembre) sono circa 600.
13 settembre 2002
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