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Survivor mail
I lettori sopravvissuti raccontano
Contro le onde Ero al mare a Fregene con tutti i parenti (cugini, mamma, nipoti ecc.), sapevo nuotare visto che avevo seguito un corso durante l'inverno, quindi il mare non mi faceva paura e mi sono buttato fiducioso anche se le onde erano abbastanza grosse. «Voglio arrivare dove l'acqua è blu» mi sono detto e dopo pochi minuti ci sono arrivato, aiutato in qualche modo anche dalle onde. Mi giro e vedo la spiaggia lontana, incomincio a nuotare verso la riva con molta tranquillità, ma quando arrivo a un certo punto mi accorgo che la forza della risacca mi spinge verso il largo e non verso riva. Mi sforzo, ma invano, allora incomincio a urlare con tutta la voce che ho, mi sbraccio a più non posso. La spiaggia è lontana, nessuno mi sente, né i miei parenti, né il bagnino. Per fortuna il panico non mi assale e dentro di me mi dico: «La corrente mi porterà al largo, io riesco a stare a galla e alla fine si preoccuperanno di me e verranno a cercarmi». Sentivo il mare grosso e profondo sotto i piedi. Poi, chissà come, mi accorgo che le onde non si infrangono a 90° sulla spiaggia, ma a un'angolazione diversa, così trovo un canale, una direzione di salvezza e riesco a tornare sulla spiaggia sano e salvo. Arrivato vicino all'ombrellone dei miei familiari, sbalordito, mi sento dire: «Eri tu che salutavi da lontano?». Tornando a casa la sera il mondo mi sembrava tutto molto diverso, come se non avesse significato alcuno. Antonio Sciamanna
Corse clandestine Zona Roveri, Bologna, anno 1996-97. Venerdì notte, centinaia di fanatici da mezza Emilia si incontrano in via del Vetraio, macchine truccate, motorini da capogiro, moto di grossa cilindrata. Tutti ad acclamare il più pazzo, il più bravo, il più veloce, quello più menefreghista della legge. Io avevo 15 anni. Aspettavo da tempo di provare la mia Aprilia Rs-50 modificata in mezzo a tutta quella gente. Corriamo. Io rigorosamente senza casco vado più veloce che posso. Molti non ce la fanno a starmi dietro. Mi fermo e poi riprendo una sorta di gara personale con un amico, ma davanti a me una macchina rossa tira il freno a mano. Io ero già intorno ai 100 all'ora, chinato e senza fari per guadagnare un poco in accelerazione. Inutile frenare, siamo troppo vicini, ci finirei dentro preciso. E pensare che contavo di sfruttarne la scia per lanciarmi.... Riesco a buttare la moto di lato in una specie di gobba da Gran Premio, la schivo miracolosamente derapando in frenata con la ruota anteriore. Ma l'adrenalina è troppa, perdo il controllo e non riesco a rimettere la moto dritta, le gomme sono piccole e strette e dall'altra parte sfrecciano alcuni Delta integrali verso di me. Non c'è verso (se non voglio fare un frontale con una macchina in tirata) se non quello di lasciare la moto. In quel secondo penso: «Scusami papà, ma forse è meglio così, non vedo alternative». Cado, rotolo, picchio più volte il capo, ma essendomi protetto con le braccia non ne risento tanto. Sdraiato sull'asfalto apro gli occhi: sono vivo e nessuno mi ha investito! Ho male ovunque. Ma ecco il vero spettacolo che non avrei mai voluto vedere quella notte. La mia moto sbatte prima su un fianco e poi si rialza (impuntandosi) e percorre altri 10, forse 15 metri da sola in contro mano. Due ragazzi sparati su una Vespa truccata che vanno nell'altro senso si trovano di fronte il mio piccolo bolide senza pilota e lo centrano in pieno. Non vi dico il male che si sono fatti, non vi dico le frenate delle auto per schivarci, non vi dico il casino di gente che scappa per paura di vedere dei morti e altri che arrivano per aiutarci. La moto distrutta e il bruciore alle mani e alla testa mi hanno fatto capire che il destino non me l'avrebbe regalata un altra occasione. Non corsi mai più. Ezy
Sul quel tetto in Kosovo Sono un ex volontario in servizio permanente del corpo dei lagunari. Mentre ero in missione in Kosovo, verso la fine del 2000, mi sono trovato costretto a sistemare il tetto di una signora serba (che abitava in un paese interamente popolato da kosovari di origine albanese) che era sotto la nostra protezione. Quando pioveva, purtroppo molto spesso, l'acqua le cadeva sul letto, così decisi di sistemare il problema. Tolsi il giubbetto antiproiettile e salii a coprire il buco. Feci solo due passi sul tetto, un attimo dopo le orecchie mi fischiavano e mi accorsi di una figura con un'arma sull'edificio di fronte. D'istinto mi buttai giù dal tetto (per fortuna la casa aveva un piano solo) e portai la signora di corsa all'interno. Un attimo dopo diedi l'allarme per radio. Può sembrare una cosa stupida ma ogni volta che mi capita di uscire (anche qui in Italia) controllo, logicamente solo a vista, ogni posto in cui mi trovo a passare, è una cosa che mi è rimasta nell'anima. E pensare che eravamo là per aiutarli e invece loro ci sparavano addosso. Andrea Costa
Il dirottamento Il 28 dicembre 2000 io e i miei amici ci trovavamo a bordo di un Boeing 747 della Britis Airways partito da Londra e diretto a Nairobi, Kenia. Mentre sorvolavamo il deserto del Sudan un uomo è entrato nella cabina di guida e ha preso il comando dell'aereo. Ha tentato di farlo precipitare perché voleva suicidarsi. Subito si era pensato a una grossa turbolenza, ma dopo alcuni secondi ho notato che le hostess erano sdraiate sul pavimento, aggrappate ai sedili, e i vani bagagli si aprivano per effetto della forte vibrazione e per l'inclinazione che l'aereo andava ad assumere. Ancora pochi secondi e il velivolo sarebbe irrimediabilmente precipitato. Fortunatamente il comandane, con l'aiuto di alcuni passeggeri, è riuscito a bloccare il malintenzionato. Un viaggio che poteva concludersi in tragedia. L'abbiamo scampata bella. Enzo Sech, Arcangelo Dorigo, Lorenzo Tonon.
Dalla teoria alla pratica A dire la verità me lo aspettavo, ero preparato psicologicamente a difendermi da una aggressione: infatti sono più di vent'anni che pratico le arti marziali e da quasi dieci le insegno. Sono un maestro di Ju Jitsu, cintura nera 5° dan. Ho fatto gare, in gioventù, ma da qui ad applicare quello che sapevo in una aggressione reale c'è una differenza. Una notte di qualche anno fa (anzi un mattino, erano quasi le quattro ) ho accompagnato a casa un amico col quale ero andato a bere qualcosa in un piano bar. Abitava in un quartiere un po' a rischio della mia città, Genova, ed era rimasto in panne con la sua moto. Dopo averlo lasciato sotto il portone mi sono rimesso in marcia percorrendo una strada a senso unico. A metà della via il passo era bloccato da un'auto. A bordo c'era un ragazzo e accanto alla vettura un'altro, che con modi gentili mi fa segno di rallentare. Mi dice che la macchina non parte e che ha bisogno di una mano per spingerla. Scendo dalla mia auto, ma appena fatti pochi passi il tizio estrae un grosso coltello e me lo punta contro il viso, intimandomi di dargli tutti i soldi. Non ho pensato né riflettuto. Istintivamente, senza esitare, ho afferrato il polso di quel ragazzo e lo ho, come si dice in gergo, "proiettato" a terra con una tecnica di che avevo provato infinite volte nella mia palestra, fino a farla diventare, evidentemente, una specie di riflesso incondizionato. A quel punto ho girato i tacchi e sono rientrato in macchina, ripartendo a marcia indietro in tutta fretta. L'ultima cosa che ricordo di aver visto è il conducente dell'auto che stava aiutando il suo complice a rialzarsi. Max 55
Un'esperienza elettrizzante Salve,sono un elettricista di 34 anni, il rischio per noi fa parte del quotidiano. Una volta me la sono vista davvero brutta. Era il 1990, lavoravo nello scantinato di un condominio e stavo mettendo a posto alcuni contatori. Scollegai il contatore sbagliato, quando presi in mano i fili tutta la corrente di una appartamento mi attraversò il corpo, in pratica feci da ponte. Non so ancora come sono riuscito a staccarmi, secondi ne sono passati parecchi. Cacciai un urlo tremendo, tanto che un uomo che passava di lì mi chiese se mi ero punto. Ma che punto! Mi sono visto passare tutta la mia vita davanti e ancora adesso non so come ho fatto a resistere. Scossamax
In fuga dai cani Mi angoscia un po' raccontare la mia esperienza ma cercherò di fare uno sforzo. Mi chiamo Laura e due anni fa, precisamente il giorno di Pasquetta, mi trovavo presso la casa al lago del mio fidanzato Massimo. C'ero andata parecchie volte, ma in questa occasione Massimo mi propone di fare una gita presso un laghetto artificiale che si trovava nei boschi lì vicino e dove andava spesso in passato con i suoi genitori. Appena arriviamo sentiamo dei cani abbaiare, fino a quando li scorgiamo che venivano diritti verso di noi ringhiando: non esagero se dico che erano più di 40. Incominciamo a scappare nel bosco. E per istinto ci arrampichiamo su due alberi: appena in tempo, perché i cani si portano sotto di noi. Ho pensato seriamente che sarei morta sbranata. Urliamo chiedendo aiuto: dopo venti minuti arriva una jeep con due persone che ci traggono in salvo. Per diversi mesi ho sofferto di fortissimi attacchi di ansia. Dei cani non ho paura, ma in un bosco non ci metterò mai più piede. Laura
Un anno da festeggiare Leggere quello che avete pubblicato, mi ha fatto pensare che la mia sopravvivenza dopo un orrendo incidente fosse tutto sommato abbastanza banale. Ma racconterò comunque. Esattamente il 14 agosto di quest'anno alle 21.30 ho festeggiato il mio primo anno di sopravvivenza. Ecco cosa accadde: primo giorno di vacanza in moto in Sardegna, liberi e felici, bellissimo bagno in una insenatura nascosta e silenziosa. Sembra tutto perfetto. È ora di tornare verso casa per cena. Magari si compra del gelato? Il commesso mi prega di fare attenzione mettendolo nello zaino. Pochi minuti dopo l'incontro con il destino. Un giovane comandante della capitaneria ha un infarto e muore, è in macchina a pochi metri da noi, carambola con la sua auto che si ferma sulla nostra corsia. Niente fari, niente frenata: è come scontrarsi contro un muro. Io volo in aria e grazie allo zaino con il gelato mi incastro sotto il guardrail, perdo conoscenza, sono tutta rotta dal bacino in su, accanto all'auto e alla moto c'è il mio compagno, vicino a lui le mie scarpe. Mi chiama ma io sono volata su un altro pianeta. Dal quel momento è una lotta per la vita, con il dolore e con la mente per entrambi, io lontana ancora nel pianeta della morfina, dove niente è reale. É finalmente passato un anno, quando qualche medico vede la mia cartella clinica e mi conferma che sono davvero fortunata. Sono viva e userò la mia vita per dare appoggio a chi subisce un grave incidente. Passo ore in ospedali diversi in traumatologia perché quello che guarisce di fisico non ha niente a che vedere con quello che si spezza nell'anima delle persone. Licia
Poteva finire in un bagno di sangue Avevamo appena concluso una esibizione di tae kwon do. Il kombat festival organizzato dal campione mondiale di tae boxe Costaguta aveva avuto un'enorme successo, a Genova stava sbocciando l'estate. Io e tre miei compagni avevamo partecipato allo spettacolo preparando un minuzioso combattimento da strada, era ormai l'una di notte e ci stavamo salutando davanti all'entrata della Fiera quando prima di salire sulle nostre moto siamo stati aggrediti da un pazzo, che armato di crick tanta foga, e tanta violenza voleva che ci inginocchiassimo a terra. Avremmo voluto reagire, ma quel crick era troppo pericoloso. Abbiamo subito, abbiamo lasciato che ferisse il nostro orgoglio, ma non abbiamo reagito e forse è stata la salvezza di tutti e quattro. È finita con due schiaffoni un insulso litigio che si sarebbe potuto concludere con un bagno di sangue. Luca
Bocciata e fuga Dieci anni fa sono stato coinvolto in un incidente molto grave, o meglio, grave per come sarebbe potuto andare. Stavo viaggiando sulla mia macchina sulla salita di un ponte quando all'improvviso l'automobile davanti alla mia ha frenato di colpo. Per tentare di schivarla sono uscito di strada e sono finito giù dal ponte; la macchina è rotolata per una ventina di metri per poi fermarsi a testa in giù. Per fortuna un finestrino era andato in frantumi per cui sono riuscito a uscire e a mettermi in salvo. In quello stesso punto accadono regolarmente incidenti mortali. Per questo mi reputo un sopravvissuto. Per inciso colui che causò l'incidente scappò via: bell'esempio di civiltà. Claudio
Un angelo vestito da poliziotto Anno 1991 avevo acquistato l'auto nuova a maggio. A luglio, ritornando dal mare, io, mia moglie e alcuni amici ci trovavamo in autostrada in corsia di sorpasso a circa 130 km orari. All'improvviso sulla carreggiata opposta vidi un angelo vestito da Poliziotto, in un'auto della Polizia. Correva sulla sua corsia di sorpasso, mi faceva cenni con le mani come un forsennato invitandomi a fermarmi. Io mi trovavo in una curva, non vedevo la strada in fondo, per un istante pensai, ma neanche il tempo di riflettere e mi trovai di fronte un'auto in contromano che veniva dritta verso di me. La scansai per miracolo, mi fermai e tutti e quattro tremavamo dalla paura. Non sono mai riuscito a contattare quell'angelo per poterlo ringraziare. Massimiliano
Atterraggio d'emergenza Ho la licenza di pilota privato e due anni fa tornavo con un Cessna biposto affittato all'aeroporto di Verona. Ero solo. Per mio errore sono partito tardi (non posso volare 30 minuti dopo il tramonto) . Sopraggiunta l'oscurità sono costretto ad atterrare all'aeroporto di Forlí, ma nei pressi di Bertinoro il motore si spegne. Comunico alla torre di controllo l'avaria. Il controllore mi aiutò dicendomi di stare calmo. Sembra una sciocchezza, ma in quel momento quell'incoraggiamento mi servì. Rimasi calmo e pronto a morire. La paura più grossa era rimanere invalido. Mi feci 2 segni della croce e decisi di atterrare in un campo. A 5 metri da terra il faro illuminò dei fili del telefono che evitai per un pelo passandoci sopra. Ora davanti a me era scuro e avevo paura di sbattere in un traliccio o chissà cosa. Invece l'aereo toccò terra dolcemente. Purtroppo non feci neanche in tempo a frenare che subito mi si mostrò davanti un canaletto largo 3metri e profondo 2. Fortunatamente l'aereo, in corsa a 100 all'ora, rimbalzò su uno scalino di terra, superando il fosso ma schiantandosi dolcemente di muso e capottandosi. Uscii completamente illeso. Avevo 24 anni. Da quel giorno sono molto più contento di vivere. Christian
Me lo sentivo Non vi parlerò di paranormale, anzi ho i piedi ben piantati a terra. Sono amministrativo in una azienda. Ma la mia storia, banale e di usuale quotidianità, l'ho vissuta con una sensazione eccezionale di diversità già mentre stava accadendo. È questa sensazione, che ancora ho ben presente, che mi spinge a raccontarvi l'accaduto. Erano gli ultimi giorni di questo luglio 2002, faceva caldissimo all'ora di pranzo e non c'era nessuno in giro. Ero in macchina, attorno a me il vuoto più completo, niente si muoveva. Avevo fretta di tornare nella mia stanza con l'aria condizionata per riprendermi dal caldo e quindi andavo spedito per la mia strada. Un incrocio cieco, semaforo verde, lo passerei ai 60 chilometri all'ora. Ma no. Ho una sensazione. Mi sembra strano. Come fosse una trappola, tutto è troppo fermo. Questo incrocio non lo devo passare normalmente! È una percezione extrasensoriale, un istinto da automobilista esperto, non so, ma freno! Freno ancora fino a fermarmi nonostante il verde, la precedenza, il vuoto attorno a me. È un istante! Un camion sbuca da dietro l'angolo dell'incrocio cittadino a 70 all'ora. Mi sfreccia a mezzo metro dal muso. Non ho neppure la forza di suonare per fargli capire che mi stava per uccidere. Beh lo so! Non è nulla di particolare: una serie di normali coincidenze di traffico. Ma per me, invece, sono stati gli attimi in cui ho avuto la precisa consapevolezza che la mia vita si stava salvando! Ti si ferma il sangue nelle vene, non hai più un solo pensiero delle preoccupazioni ordinarie, ci sei solo tu con la tua vita. Vi assicuro che rimani con un bel pensiero. Paolo
5 settembre 2002
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