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Misteriosa Marilyn
Il successo, gli amori, i dubbi sulla fine: anatomia di un mito che resiste a 40 anni dalla morte
Capelli biondo platino, un neo, lunghe ciglia, labbra carnose. Bastano pochi tratti di per evocare Marilyn Monroe, ma non per raccontarla. Marilyn è un mito, si sa, e in quanto tale esiste ancora: nei poster, nei libri, sulle magliette, nell'arte. Marilyn è Marilyn, anche senza aggiungere Monroe. Un clichè della sorridente fiducia dell'America uscita dalla guerra? Un emblema come la panciuta bottiglietta della Coca Cola? Un sex symbol? L'ambasciatrice della Hollywood dorata degli anni Cinquanta? Troppo facile.
Ma non c'è bisogno di aspettare gli anniversari, come quello - il 5 agosto - dei quaranta anni dalla morte, per tornare a sentir parlare di lei. Delle sue due facce si è nutrita per tutti questi anni la stampa, così come fecero macchine fotografiche e cineprese quando era ancora in vita: diva e donna tormentata, sedotta dalla celebrità e abbandonata alla solitudine, osannata e demolita. Nella sua storia, durata l'istante di 36 anni, c'è spazio per orfanatrofi e corsi di recitazione per corrispondenza, psicofarmaci e matrimoni, calendari senza veli e relazioni con i Kennedy. Nonostante ciò, c'è sempre qualcosa di lei che sfugge, qualcosa di non detto che desta l'attenzione, che periodicamente la fa tornare d'attualità rendendola immortale. Sono i misteri lasciati in sospeso nel tempo, quelli del suo successo - fino a che punto si spinse per ottenerlo? (vedi box a lato) - dei suoi amori - quali, quanti, con chi? - della sua morte - suicidio o omicidio? - della sua straordinarietà - perché lei e non un'altra? -.
In questi giorni Marilyn riconquista le copertine dei settimanali e le pagine degli spettacoli sui quotidiani. Merito del quarantennale, certo, e anche del documentario sull'ultima intervista a Marylin portato in Italia per l'occasione da Studio Universal, la tv distribuita da Stream. Richard Maryman, giornalista di Life, la incontrò nella sua casa: la conversazione durò otto ore e il lungo pezzo fu pubblicato sul numero del 3 agosto 1962, solo 48 ore prima che l'attrice morisse. «Sono entrato nella sua casa, in un salone praticamente vuoto dove c'erano soltanto due sedie - racconta il cronista - ho messo in terra il registratore, mi sono inginocchiato per sistemarlo, quando ho visto un paio di pantaloni gialli mentre una voce mi chiedeva "c'è qualcosa che posso fare per lei?". È così, in ginocchio, che ho conosciuto Marilyn Monroe».
Nei ricordi di Maryman, la voce di Marilyn, i continui intervalli di una risata squillante e inconfondibile che diventava via via sempre più fuori contesto e più alcolica. In otto ore non mangia nulla e beve solo champagne. Alla fine, prima che il giornalista se ne vada, Marilyn gli dice: «But please don't make me look like a joke...». Però la prego, non mi faccia sembrare ridicola...
31 luglio 2002
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