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Solo pochi giorni fa le minacce di Osama bin Laden. Gli italiani a Nassiriya avrebbero intensificato le ricerche di una vettura sospetta nelle ultime ore prima dell'attentato. Martino: le misure di sicurezza erano le migliori possibili
ROMA, 13 nov - Un attentato annunciato? Da tre giorni gli italiani sapevano dell'esistenza di un'autobomba e avevano intensificato le ricerche della vettura sospetta: secondo informazioni raccolte a Nassiriya, le misure di sicurezza nella città teatro dell'attentato contro il comando italiano sarebbero state aumentate negli ultimi giorni a causa di informazioni raccolte in ambienti iracheni. «La gente di Nassiriya è sconvolta - spiegano fonti irachene - qui non c'erano stati incidenti di rilievo negli ultimi tre mesi. D'altronde, la città era una di quelle che aveva maggiormente sofferto durante la dittatura di Saddam e anzi dopo la guerra la vita aveva ripreso un ritmo assolutamente regolare. Ma questo attentato cambia tutto».
«Le misure di sicurezza - ha dichiarato ieri Martino lasciando Montecitorio - erano state studiate con una cura dimostrata dal fatto che negli ultimi due anni, pur avendo degli impegni di dimensioni senza precedenti, fino a questo momento non avevamo avuto vittime». Anche se, ha ricordato il ministro, «questo non è il primo incidente accorso a dei militari italiani all'estero. Basti pensare agli aviatori di Kandoo e al check point in Somalia». «Putroppo - ha aggiunto Martino - le operazioni militari armate comportano sempre dei rischi. Ma le precauzioni che vengono prese sono assolutamente le migliori possibili». Il ministro ha poi sottolineato che i militari italiani in Iraq «sono ben voluti dalla popolazione locale, ma questi mascalzoni terroristi suicidi o non sono iracheni o sono nostalgici di Saddam».
Meno di un mese fa Osama bin Laden aveva minacciato l'Italia e tutti i paesi impegnati in Iraq al fianco degli Stati Uniti. L'attentato di Nassiriya potrebbe essere il drammatico esito di quel proclama. «Ci riserviamo il diritto di una rappresaglia, al momento giusto e nel posto giusto - diceva il messaggio audio trasmesso il 18 ottobre da Al Jazira - contro tutti i Paesi che prendono parte a questa guerra iniqua, vale a dire Gran Bretagna, Spagna, Australia, Polonia, Giappone e Italia». In un'intervista rilasciata il giorno stesso al quotidiano La Repubblica, lo sceicco Omar Bakri, il principale sostenitore in Europa di Bin Laden, aveva consigliato alle autorità italiane di prendere molto sul serio quelle dichiarazioni: «Richiamerei immediatamente i miei cittadini da tutta l'area del Golfo, sono in pericolo di morte».
L'allarme attentati alla forze militari italiane dislocate in Iraq (ma anche in Afghanistan) era comunque già scattato il 5 settembre scorso, contenuto nella relazione dei Servizi segreti inviata al Parlamento. Nell'introduzione l'Intelligence metteva in evidenza l'impegno delle forze armate nella fase post-bellica e i profili di rischio collegati all'intervento militare in Iraq. «L'insidiosità del fronte internazionalista di Bin Laden - si legge nella relazione dei Servizi segreti italiani di due mesi fa - ha richiesto costante attività di monitoraggio e vigilanza nei confronti di quel radicalismo confessionale. I dati raccolti sul fenomeno islamista, corroborati da approfondimenti d'analisi e dalle indicazioni che provengono dai Servizi collegati, hanno posto in luce il perdurante dinamismo, anche entro i nostri confini, di filiere internazionaliste collegate a teatri di ripiegamento o di impiego operativo di Al Qaeda e di gruppi consociati, impegnate in attività volte a garantire la mobilità dei militanti ed il rafforzamento dei ranghi integralisti. Così l'attenzione dei Servizi si è incentrata sulla problematica dell'immigrazione clandestina mentre l'azione dell'intelligence sul fronte estero ha continuato a tradursi in una costante mirata attività a protezione dei contingenti militari schierati nelle zone a rischio». (News2000) |
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