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«Nessuna intimidazione deve smuoverci dalla volontà di aiutare quel Paese a risorgere». Il dolore di Ciampi
ROMA, 12 nov - Terminata la riunione con Fini, Frattini e Martino a palazzo Madama, il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi è intervenuto al Senato per riferire sull'attentato di Nasiryah. «In questo momento il dolore è il sentimento di tutta la nazione. Dopo gli attentati dell'11 settembre il governo ha agito perché l'Italia fosse leale con gli alleati storici, sicura di sé e del suo ruolo. Se c'è un giorno nel quale le polemiche dovrebbero tacere ed essere piena la solidarietà nei confronti delle nostre forze armate, questo è il giorno, queste sono le ore». «Da quando una guerra feroce è stata dichiarata dal fanatismo terrorista - prosegue Berlusconi - questo governo forte del voto del Parlamento ha agito perché l'Italia fosse leale con i suoi storici alleati in favore della democrazia. Era forse inevitabile che il terrorismo cercasse di accanirsi anche sui militari italiani che sono amati e rispettati dalla popolazione irachena, ma - dice il premier - il nostro dovere è stato e sarà compiuto. L'Italia lavora per l'unità dell'Occidente e per questo motivo bisogna fare tacere le polemiche. Nessuna intimidazione - ha continuato il premier - deve smuoverci dalla volontà di aiutare quel Paese a risorgere, a costruirsi autogoverno, sicurezza e libertà». Berlusconi si è poi detto orgoglioso per il coraggio e l'umanità dimostrata dai nostri militari.
Il discorso di Berlusconi giunge dopo una mattinata di reazioni politiche partite con le dichiarazioni del capo dello Stato: il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, appresa la notizia dell'attentato in Iraq, aveva detto: «Il mio primo pensiero va alle famiglie dei carabinieri uccisi da un ignobile atto di terrorismo. Sono loro vicino nel dolore. Esprimo all'Arma dei Carabinieri tutta la mia solidarietà. Sono militari caduti mentre facevano il loro dovere, per aiutare il popolo iracheno a ritrovare la pace, l'ordine , la sicurezza. Tutta l'Italia si stringe attorno a loro e li sostiene in questo momento, in questa dura prova. Ho la coscienza di rappresentare un Paese unito e forte. Continueremo a svolgere, insieme con i nostri alleati e con le Nazioni Unite, il nostro ruolo nella lotta al terrorismo internazionale». Al Senato, intanto, la seduta in mattinata era stata sospesa in segno di lutto. Anche la Camera dei Deputati, dopo aver sospeso la seduta, aveva poi osservato un minuto di silenzio. Il presidente della Camera Pierferdinando Casini aveva preso la parola in Aula per esprimere il cordoglio per l'attentato in Iraq.Il ministro degli Esteri Franco Frattini - si è appreso - si tiene costantemente informato degli sviluppi. Oltre ai militari integrati nei vari contingenti, sono attualmente circa 160 gli italiani presenti in Iraq, una quarantina dei quali (tra loro anche i carabinieri addetti alla sicurezza dell'ambasciata) fanno parte della rappresentanza diplomatica. Un altro centinaio di italiani è nel paese nell'ambito di iniziative umanitarie e una ventina sono, infine, i cittadini italiani residenti stabilmente nel paese. «Il governo segue questa vicenda con massima attenzione. Siamo vicini ai nostri soldati e sappiamo quanto stiano facendo per riportare in Iraq le condizioni della pace, della convivenza civile e della democrazia»: così il ministro delle Politiche Comunitarie, Rocco Buttiglione, delinea l'attenzione dell'Esecutivo all'attentato verificatosi a Nassiriyah. A margine del convengo sulla liberalizzazione del trasporto ferroviario europeo, Buttiglione afferma: «Vogliamo far sentire ai soldati italiani il sostegno di tutto il popolo italiano».
«Dolore per l'atroce attentato che ha colpito i Carabinieri italiani e solidarietà alle loro famiglie e all'Arma dei Carabinieri»: questo è il primo commento del Segretario nazionale dei Democratici di Sinistra Piero Fassino alle gravi notizie che giungono dall'Irak. «Un fatto gravissimo - ha aggiunto Fassino - che conferma la natura barbara del terrorismo, per la cui azione omicida non ci può essere alcuna indulgenza e giustificazione». «Appare ancora più urgente - conclude il Segretario della Quercia - un'accelerazione della transizione politica che metta l'Irak nelle mani degli irakeni nelle forme committenti indicate dalla risoluzione 1511 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite». (News2000) |
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