|
Cenerentola, il sogno è finito Sempre più rari i matrimoni tra imprenditori e segretarie, tra donne "borgatare" e vip. Oggi le coppie cercano partner dello stesso ceto sociale
Il sogno è svanito. Aspiranti cenerentole alla ricerca del Principe Azzurro i tempi sono duri. Non perché manchino uomini capaci di trasformarsi in principi, ma soprattutto perché anche le storie d'amore sembrano piegarsi dinanzi a un'evidenza fatta di lavoro, soldi, ceti sociali.
Quel che è peggio, cenerentole innamorate, è che questa tesi è sostenuta (con tanto di dati evidenti e inequivocabili) da una ricerca sui matrimoni realizzata da un'équipe dell'Università Bicocca di Milano. I risultati: avvocato sposa avvocato, giornalista sposa giornalista, medico sposa medico, insegnante sposa insegnante.
Il tasso maggiore di omogamia professionale (ovvero quante coppie col medesimo lavoro si sposano) è tra gli impiegati: almeno il 50%. Non scherzano gli insegnanti (40%), mentre le coppie di giornalisti, in Italia, sono oltre 300. A che cosa si deve questo stato di cose? Secondo chi ha condotto la ricerca "il grado di somiglianza tra istruzione e lavoro è un importante indicatore".
L'ingresso sempre più massiccio delle donne negli ambienti di lavoro, avvenuto negli ultimi decenni, ha finito quindi per moltiplicare anche le occasioni d'incontro. La conseguenza è che il matrimonio viene contratto con una persona che consente di non recedere dalla propria posizione, dalla condizione sociale, dallo stile di vita. Non è un caso, quindi, che soltanto il 9% degli uomini laureati sotto i 40 anni si è sposato con una donna che ha la terza media.
Anche per questo, quindi, la sensazione è che la favoletta dell'imprenditore che sposa la segretaria, o della bellissima ragazza di periferia che sposa l'uomo famoso sia definitivamente tramontata. Questo, in qualche modo, finirebbe per dare una risposta a chi si domanda sempre - rischiando di essere banale - perché mai le Veline stanno con i calciatori e con gli attori e non con un operaio di una fabbrica. Quali sono le principali conseguenze di queste coppie, come dire, quasi scontate? Intanto aumentano le diseguaglianze sociali, con i vari ceti coinvolti che tendono a isolarsi, evitando rimescolamenti.
Ma come vanno a finire, poi, questi matrimoni? La statistica, nello specifico, non prende in considerazione il post-matrimonio ma i dati Istat sono noti: una separazione ogni 4 matrimoni, un divorzio ogni 9. C'è poco da stare allegri, quindi. E a prendere la strada della separazione è nella maggior parte dei casi la donna (68%), dato che aumenta se le donna lavora (69,8%). I motivi della separazione? Spesso il lavoro è all'origine di quanto accade... Forse perché un coniuge fa carriera e l'altro no?
21
aprile
2004
|
|