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sotto le lenzuola 
Amore cerebrale

La fase dell'innamoramento sarebbe radicata nel cervello

L'amore è un po' come un giro a Disneyland: partenza sulle "montagne russe" della passione sfrenata e poi il "trenino della paura" attraverso i labirinti della relazione e dell'assestamento amoroso, per catapultarci nel gran finale che per molti rappresenta la routine e per altri invece un triste epilogo: l'addio. Di tutte le fasi dell'amore quella più bella, più complessa e quasi inspiegabile è la fase dell'innamoramento.

Una molla che scatta quando lui vede lei e lei vede lui, quando si chiacchiera e si rimane affascinati, ammaliati dalle sue parole, dai suoi modi di fare, dalle sue espressioni, dal suo sorriso. Ma quali sono i meccanismi dell'attrazione, come si spiega che all'improvviso si prova qualcosa di diverso, il corpo è percorso dai brividi e da un desiderio irrefrenabile?

Secondo Helen Fischer, antropologa della Rutgers University in New Jersey, l'istinto dell'innamoramento sarebbe profondamente radicato nel cervello con caratteristiche distinte da quelle dell'attrazione sessuale. Autrice di alcuni best-seller tra cui "Il primo sesso" (tradotto in Italia da Lyra libri) e "Anatomy of Love", la Fisher ha deciso di dare le sue risposte agli interrogativi sollevati da W.H.Auden nel suo libro "La verità vi prego sull'amore".

Usando le tecniche della risonanza magnetica sul cervello di studenti di college nelle prime fasi dell'innamoramento, ha rintracciato i meccanismi neurologici dell'attrazione romantica. La scienziata ha analizzato oltre 300 scan di 18 studenti: la loro attività cerebrale subiva variazioni se al posto della foto del migliore amico era mostrata quella della persona amata. Le foto hanno rivelato senza ombra di dubbio che l'esperienza dell'innamoramento attiva le sacche del cervello con alta concentrazione dei recettori della dopamina, il messaggero chimico collegato agli stati di euforia e di dipendenza. L'innamorato si concentra su piccoli aspetti della persona desiderata e li rivive ciclicamente nella memoria: per esempio, come sorride dall'altro lato del tavolo o come muove la testa quando è in imbarazzo.

Gli studi hanno inoltre portato l'antropologa americana a classificare l'amore in tre varietà, in tre fasi collegate ad altrettanti diversi sistemi del cervello. Il primo è il sistema dell'attrazione erotica associata all'azione di ormoni come il testosterone e gli estrogeni. Il secondo, l'innamoramento, è collegato all'aumento di dopamina. Il terzo stadio è quello dell'attaccamento, il senso di piacere e di sicurezza che nasce dall'avere un partner a lungo termine.



25  dicembre  2002

  Davide Camicioli
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