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sotto le lenzuola 
Matrimonio non significa felicità

Quello che conta è star bene con se stessi

«L'uomo si sposa perché è stanco, la donna perché è curiosa. Entrambi rimangono disillusi». Questa era la spiegazione di Oscar Wilde al fallimento del matrimonio. L'amore non è più due cuori e una capanna, ma un piccolo puzzle dove ogni singolo pezzo (casa, figli, lavoro, amicizie, divertimento e soldi) ha la sua importanza.

Ognuno ha delle priorità alle quali non vuole rinunciare. Sta di fatto che il numero di coppie che in questi ultimi anni si lasciano è in crescente aumento. Troppa superficialità? Poca voglia di convivere con i difetti del partner o decisioni troppo affrettate? Difficile trovare una spiegazione unica, tanti i motivi che spingono marito e moglie a dirsi addio. Nei giorni scorsi è emersa una nuova ed esclusiva spiegazione da un gruppo di scienziati americani: il matrimonio non dà e non garantisce assolutamente la felicità.

I ricercatori hanno elaborato la loro teoria dopo uno studio, condotto dalla Michigan State University, su 24mila tedeschi tenuti sotto osservazione dal 1984 al 1995. Il matrimonio nella pagella della felicità non conta niente: la cosa più importante è stare bene con se stessi. Chi era contento prima di convolare a nozze avrà un matrimonio felice e duraturo, chi invece era scontento, rimarrà tale. Insomma la felicità non dipenderebbe affatto dall'anima gemella, ma, secondo lo psicologo Richard Lucas, dell'American Psychological Association, sarebbe una componente insita nella personalità di ogni essere umano.

Quando il rapporto tra marito e moglie non funziona è la donna a fare di solito il primo passo per sciogliere il matrimonio. Nel 67,9% dei casi l'istanza di divorzio è presentata infatti dalla consorte, solo nel 32,1% dal marito. Tra le donne che hanno un lavoro, la percentuale sale al 69,8%, mentre se sono casalinghe scende al 66,6%. Nel divorzio però le cose cambiano: è l'uomo a prendere più spesso l'iniziativa (56,3% delle richieste, contro il 43,7% delle mogli). Il tempo della crisi coniugale è in media di 15 anni. I dati dell'Istat indicano che dopo 13 anni i coniugi chiedono la separazione e dopo 17 anni il divorzio. Aumentano i divorzi, diminuiscono i matrimoni, ma aumentano anche le coppie che decidono di convivere. Negli Stati Uniti le convivenze tra persone non sposate è aumentato del 72%, passando dai 3,2 milioni del 1990 ai 5,5 milioni attuali.

26  marzo  2003

  Davide Camicioli
  dalla rete
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Tra moglie e marito non mettere la suocera
Groucho Marx sosteneva che «la principale causa di divorzio è il matrimonio». Come dargli torto visti gli ultimi sondaggi? Le coppie scoppiano per tanti motivi. Uno dei principali è la suocera. Questo il pensiero della matrimonialista Annamaria Bernardini De Pace che mette sul banco degli imputati l'interferenza dei genitori di lui o di lei nel matrimonio. «Sono sempre di più le generazioni - dichiara De Pace - abituate a stare in famiglia fino a tarda età e quindi incapaci di togliersi di mezzo i genitori anche da sposati». Anche per le statistiche la suocera nuoce alla vita di coppia: il 30% dei matrimoni naufraga proprio a causa sua. Per ovviare a questo problema Paola Mescoli, altra matrimonialista, ideò nel 1999 un corso per suocere e nuore. Basta un corso per salvare il matrimonio?
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