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Il terrore del primo appuntamento

Come evitare di incappare nei tipici errori dei principianti

Mani sudate, denti che battono, voce che si strozza in gola e un'insana voglia di nascondersi. Può sembrare assurdo, ma se per alcuni il primo appuntamento è l'occasione per far centro, per tanti altri può trasformarsi in un incubo. Paura di sbagliare, sensazione di non essere all'altezza, mille dubbi sulla persona prima tanto sognata e ora finalmente raggiungibile: tutto si mischia nella testa e il risultato può essere imbarazzante. Ecco allora qualche consiglio per evitare di sbagliare ancor prima di iniziare un'avventura.

Non ci riuscirò mai. È la tipica frase di chi è convinto di essere una persona insignificante e pensa fino all'ultimo che l'altro (o l'altra), tirerà un bidone, mandando a monte l'incontro. Avere un po' di paura e un briciolo di insicurezza alla vigilia di un incontro galante è assolutamente umano. Ma l'importante è non farsi travolgere dagli eccessi. Per tutti i fifoni e le insicure può bastare fare una semplice riflessione che vale più di cento corsi di autostima: avete tante doti, e soprattutto è stato lui/lei a invitarvi, segno che un qualche interesse lo avete generato. Perché dovrebbe allora pensare che non ne vale più la pena?

La cottura
. Eh sì, può capitare anche al primo appuntamento. Dolci parole, sguardi intensi e un pizzico di malizia e il gioco è fatto: anche senza essersi scambiati nemmeno un bacio può succedere che Cupido abbia fatto centro e tolga la capacità di ragionare. Così, finita la serata, il partner appare bellissimo, romantico, unico. Attenzione, questa è una cotta e non bisogna correre il rischio di bruciarsi oltre il lecito. L'innamoramento, si sa, porta sempre a idealizzare l'altra persona e a credere che sia il meglio possibile. Spesso però è solo un'illusione, un miraggio che lascia l'amaro in bocca quando si scopre che la realtà è ben diversa. Perciò onde evitare di rimediare musate pazzesche, il consiglio è di sforzarsi di essere realisti e freddi nel distinguere la realtà dall'immaginazione anche a costo di infrangere un bel sogno.

Due cuori e una capanna. Tipico ideale di quelli che guardano già avanti, ovvero pensano che per amore si possa tranquillamente rinunciare alle amicizie, al viaggio programmato, alla partita di calcio della domenica o addirittura rinunciare a una parte di sé. Ma questo sarebbe un gravissimo errore: se per esempio a uno piacciono i film di Vanzina e all'altra la Nouvelle Vague, perché fare di tutto per trasformarsi in fan scatenati di Truffaut? Stop! Se la storia è nata, è perché siete piaciuti per quelli che siete. Allora, perché cambiare?

10  marzo  2004

  Namik Voltri
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Il dramma della singletudine
C'è chi è appena uscito da una storia e non vede l'ora di iniziarne un'altra perché altrimenti impazzisce. Ecco uno degli identikit di una persona a più facce: il single. Per essere precisi questa categoria è detta "single di passaggio", per differenziarli da quelli che, della singletudine, hanno fatto una scelta di vita. Quelli di passaggio sono coloro i quali hanno paura di rimanere soli, perché la propria identità, fondamentalmente, è di persona che deve vivere con un'altra. Psicologicamente si dice che queste persone hanno una scarsa autostima e vogliono affrontare la vita assieme a qualcun altro. Se pensate di essere uno "di passaggio", allora state attenti una volta in più quando conoscete una nuova persona. Potreste idealizzarla esclusivamente perché non volete più restare da soli.
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