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Innovazione tecnologica: l'Italia zoppica Il quarto rapporto dell'Enea dice che il nostro Paese è agli ultimi posti in Europa per quanto riguarda la competizione tecnologica internazionale. Le cause: poco interesse delle aziende a investire in ricerca e sviluppo
Il fronte dell'innovazione tecnologica vede l'Italia agli ultimi posti in Europa. Prima di tutto perché c'è poco interesse a investire nella ricerca e nello sviluppo. Poi, perché esiste un eccesso di piccole e medie imprese, fonte di un'elevata specializzazione produttiva, che indebolisce la competitività (anche in quei settori considerati trainanti per la nostra economia) e che, quindi, deve essere modificata, mentre scarseggiano le medie e grandi aziende.
Tutti fattori che disegnano l'immagine di un'Italia in forte controtendenza rispetto agli altri Paesi industrializzati e rispetto all'Unione Europea a quindici, e in particolare evidenziano l'esistenza di un gap sostanziale rispetto a Francia, Germania e Gran Bretagna.
Questo è quanto emerge dal quarto rapporto su "L'Italia nella competizione tecnologica internazionale" redatto dall'Enea (Ente per le Nuove tecnologie, l'Energia e l'Ambiente), in collaborazione con l'università La Sapienza di Roma, l'Istituto Cespri e il Politecnico di Milano, e presentato martedì 9 novembre a Roma presso il Cnel (Consiglio Nazionale dell'Economia e del Lavoro).
L'Italia, dunque, è poco competitiva perché produce poca hi-technology e soprattutto non riesce a creare innovazione. Tanto è vero che la sua capacità innovativa, misurata in termini di brevetti per milione di abitanti, ha subito un'ulteriore contrazione rispetto ai valori che la attestavano prossima al 50% della media Ue. Inoltre, il nostro Paese esercita una sempre minor attrattiva rispetto agli altri Paesi Ue per quanto riguarda gli investimenti provenienti dall'estero.
Da non trascurare, infine, il fatto che la produzione italiana è attestata più che altro su settori a medio-basso contenuto tecnologico. Cioè quelli tradizionalmente forti, che però a partire dalla seconda metà degli Anni '90 registrano un significativo calo rispetto agli inizi del decennio in cui è stata proprio la loro maggior tenuta a controbilanciare la perdita di quote di commercio internazionale nel settore hi-tech. Fra le possibili misure d'intervento l'Enea ipotizza "politiche di sostegno in qualche modo orizzontali per un generale miglioramento degli assetti scientifici-tecnologici del Paese". Resta comunque il fatto che l'Italia è stata ancora una volta rimandata in innovazione.
16
novembre
2004
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